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Vecchio 20-03-2007, 10.52.13   #29 (permalink)
visechi
Ospite abituale
 
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Riferimento: Se Dio è uno, perchè tante religioni?

Citazione:
Altrettanto può dirsi nei riguardi degli animali; notate come un animale che è stato addestrato diventi domestico, e anche come l'uomo lasciato senza educazione diventi bestiale.

Questa dichiarazione lascia alquanto perplessi, attribuisce una connotazione morale alla Natura che in sé prescinde invece da qualsiasi coloritura di carattere morale… l’educazione è spesso il vulnus che avvilisce tanto l’uomo quanto l’animale, non è quindi l’educazione il principale mezzo d’elevazione del creato, essendo piuttosto strumento d’omologazione ed elemento soverchiante atto a contenere e controllare le masse. Il Creato ha un difetto congenito, alcune teologie inferiscono circa la necessità di una redenzione cosmica proprio per via di questo difetto primigenio, e la venuta di Gesù sarebbe la riparazione di quest’imperfezione. Ma se la Creazione reca in sé un difetto d’origine, è anche ipotizzabile un mondo migliore, ma questa pretesa inquisisce colui che la volle così imperfetta. La possibilità che possa esistere fin dall’origine una creazione migliore è presagita dalla protesta di Giobbe, e la terrifica teofania narrata nel Libro è necessitata da questo presentimento. Dio contrappone al giusto interrogare di Giobbe, che si articola su un piano di carattere etico-morale, la propria possanza, contrapponendo al ‘giusto sofferente’ la propria ineffabilità e il Suo inintelligibile disegno che si rende evidente nella potenza delle forze della Natura. I capitoli 38, 39 e 40 sono testimonianza dell’amoralità della Creazione, non v’è né bene né male nelle manifestazioni della Natura, il bene e il male emergono come un trabocco quando la potenza scatenata dalle forze della Natura intersecano l’esistenza dell’uomo. L’apoteosi della teofania è raggiunta nella terrificante descrizione dei due mostri biblici: il Leviatano e Behemoth. Dio contrappone alle pretese d’ordine morale di Giobbe, la sua indiscutibile libertà creatrice che dischiude un orizzonte scevro da ogni significato di carattere morale.


Citazione:
L'educazione spirituale è quella divina e del regno di Dio; essa consiste nell'acquisire perfezioni divine, e questa è la vera educazione; perchè, in questa condizione , l'uomo diventa il centro dell'apparizione divina; la dimostrazione vera delle parole <<Facciamo l'uomo a nostra immagine e somiglianza>>. Questa è la meta suprema dell'umanità.

In Genesi, il racconto della Creazione dell’uomo lascia intuire attraverso l’uso dei termini “immagine e somiglianza” che l’uomo è una similitudine divina, non è quindi uguale a Dio. Ti incollo un brano di un mio vecchio intervento.

L’intera fatica di Dio, resa concreta e manifesta da e nella Creazione, è contrappuntata dall’aggettivo <<buona>>. L’intero Creato è <<cosa buona>>. Solo in seguito, con la comparsa dell’uomo, appare l’espressione <<cosa molto buona>>. Tale differenza di linguaggio, rilevabile nel I Capitolo della Genesi, offre la misura dell’atto più eccelso dell’intera opera creatrice di Dio. Solo con la creazione dell’uomo si giunge al culmine della fatica divina. L’uomo rappresenta, infatti, il fastigio del processo creativo. Solo in tale occasione il Libro della Genesi si esprime in termini di somiglianza ed immagine del Creatore. Somiglianza non uguaglianza, dunque. L’uomo è posto all’apice del creato, e ciò per espressa volontà di Dio, poiché fu Dio stesso che adunò tutte le creature viventi, le condusse al cospetto dell’uomo affinché questi imponesse loro un nome. Chiaro simbolo dell’estensione della signoria di quest’ultimo sull’intero creato – attribuire un nome a cose, persone o animali significava prenderne possesso -. I capitoli I e II del Libro Sacro narrano con sufficiente chiarezza questa determinazione originaria della volontà di Dio: un’opera definita <<buona>> sottoposta alla signoria di un’altra creatura considerata <<molto buona>>. In ciò è ravvisabile anche la scaturigine dell’ordinamento cosmologico che d’allora informa il creato. In ogni caso, entrambe le definizioni - <<buona>> e <<molto buona>> - lasciano ben intendere che non si tratta di creature perfette – somiglianza, non uguaglianza -, mancando appunto dei crismi di questa suprema qualificazione.

Somiglianza, per quanto o per quel che non è coincidenza o uguaglianza ma eccedenza o assenza (in questo caso è evidente si tratti esclusivamente di “mancanza”), è anche dissomiglianza.
Ritenere che nello slabbro prodotto dal “mancare” dell’una - creatura - rispetto all’altro - Creatore - s’insinuino l’angoscia, il conflitto, il male e il dolore, equivale a dire che Dio, essendo sempre uguale a se stesso, non possa essere anche Male. E’, infatti, più corretto inferire che la dissomiglianza sia la scaturigine del trabocco del Male, e, quindi, ne rappresenti l’esperienza che la coscienza ne fa, circostanza che, appunto, nell’uomo si traduce in una perdita di senso e significato, entrambi – senso e significato – invece ben presenti a Dio.
<<La dissomiglianza invece secondo Pascal apre alla doppiezza metafisica della natura, che non conosce acquietamento possibile, ma, al contrario, comporta conflitto, disperazione, agonia fino alla fine del mondo. Doppia è la natura: originaria e corrotta, integra e decaduta. L’una e l’altra convivono nell’uomo; che perciò non è né angelo né bestia, ma non è neppure mai se stesso, essendo piuttosto un impasto di entrambi – un centauro, un mostro, anzi «le plus prodigeux objet de la nature» (Givone – Storia del Nulla)


La Creazione è dunque un’opera completa e “molto buona” solo con l’apparire dell’uomo. Successivamente il Libro della Genesi c’informa che Dio, rivolgendosi all’uomo, l’ammonì: <ma dell'albero della conoscenza del bene e del male non devi mangiare, perché, quando tu ne mangiassi, certamente moriresti>. Egli impartì alla propria Creatura un ordine perentorio: “non devi mangiar(ne)”, riferendosi all’albero della conoscenza del Bene e del Male perché l’uomo, cibandosi dei suoi frutti, ne sarebbe morto. Non credo possa in alcun modo essere confutato il fatto che tanto l’esistenza del Bene, rilevabile nel precedente periodo, quanto quella del Male permeassero la Creazione fin dalle origini. Cibarsi dei frutti attinti dall’albero della conoscenza significa elevare la creatura al livello di Dio, cioè sostituire l’unica vera fonte di Verità con le proprie determinazioni. La disobbedienza di Adamo ed Eva è così un atto che afferma l’autonomia morale dell’uomo – creatura – rispetto al Creatore, per cui è l’uomo e non più Dio a stabilire in base alle proprie determinazioni, volta per volta, ciò che è bene e ciò che è male. Da ciò deriva che non sia più necessario soggiacere al ‘consiglio’ divino. Il peccato di superbia narrato in Genesi è la cifra della lacerazione che è venuta a prodursi fra terra cielo e uomo. Genesi narra non solo il mito della Creazione, ma anche quello della profonda frattura che da allora impregna il creato. L’atto di superbia si concreta nella presunzione di poter fare a meno di Dio ogni qualvolta si pone il dilemma di scegliere, di decidere per un verso o per un altro. Accedere alla superiore conoscenza del Bene e del Male, determinando così autonomamente il grado gerarchico da attribuire a ciascun ‘valore’ morale, significa violare il sacro (separato) ed entrare in contatto con un qualcosa che già esisteva, che già impregnava ed intrideva la Creazione, seppur forse non ancora operante. Diversamente Dio avrebbe impartito un ordine assurdo. La Creazione è opera divina, è evidente che entrambe le forze di cui è intrisa siano anch’esse opera divina. La Creazione, evidentemente, era “cosa molto buona” ma non certamente “perfetta”, trattenendo in sé anche “cose non buone” o “cose meno buone”.


Citazione:
Bisogna dimostrare a coloro che hanno intelletto, per mezzo di ragionamenti convincenti, la realtà di "insegnanti" e profetica delle "Divine Manifestazioni" da Abramo a Bahà'u'llàh, con prove e testimonianze non basate su argomenti tradizionali, ma su argomenti logici.

La logica non attiene alla fede, ma alla matematica e ‘scienze’ similari. E’ presuntuoso far riferimento alla logica quando si chiacchiera di questioni del genere… sarebbe più saggio lasciar perdere.

Ciao
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