A questo punto del discorso spero cominci a delinearsi per molte persone, seppure in modo abbozzato, il tipo di progetto che vorremmo mettere in atto per passare dall’attuale diffusa condizione di egoismo ad una diffusa condizione d’amore.
(da Quale amore? Quale felicità? inizio del capitolo 3 - Dall’egoismo all’amore)
Io, a parte la bontà dell’esposizione e lo spessore culturale con cui è scritto il libro, trovo invece illuminante questa esposizione, di Domenico Pimpinella perché, secondo me, offre molti spunti alla comprensione dei meccanismi che ci costringono in un mondo che personalmente sento malformato. Cioè da qualche parte c’è qualche cosa di storto.
Ho già espresso più volte la mia ferma opposizione al teorema religioso dell’inevitabilità del male, secondo il quale il mondo è così, perché l’uomo sarebbe cattivo, peccatore, fallace e bla…bla…bla…
Che il mondo sia “così”, non ci piove, ma in quanto alle cause che hanno condotto l’uomo e la sua società ad essere in questo modo secondo me c’è da discutere ed indagare.
Basterebbe fare mente locale all’egoismo dell’uomo per accorgersi come questo egoismo non stia in realtà funzionando nell’uomo ne nelle società umane, infatti se funzionasse l’uomo si sarebbe costruito, naturalmente, un mondo più piacevole e meno faticoso…. Un mondo dove, scaxzi a parte, l’uomo avrebbe potuto indulgere nel gioco, nella leggerezza e nella ricerca del benessere, cercando il modo di averne sempre più. La nostra intelligenza sarebbe stata usata per potenziare, invece dei mezzi della distruzione e della guerra, quelli della ricerca del piacere, dell’edonismo. Anche se sembra paradossale ma proprio l’egoismo avrebbe dovuto condurci a condizioni di vita più piacevoli. Invece ciò che l’uomo ha fatto e fa è di esasperare la competizione ed il conflitto, la fatica ed il dolore…… E’ fin troppo lampante ad ogni mente critica che non sia chiusa nella rassegnazione e nella fatalità, che, da qualche parte, c’è un qualche cosa che non funziona. Un forza “maligna” che spinge l’uomo sempre verso maggiore sofferenza e questo contro il suo stesso interesse, contro la sua stessa volontà, contro il suo stesso sentire, contro la sua stessa natura.
Essere egoisti è quindi naturale, mentre essere avidi ed infinitamente assetati ed affamati di possessi materiali e morali è profondamente innaturale. Questa avidità ipertrofica non è qualche cosa che ci ha ordinato il medico, ma è il diretto derivato dalla scelta che abbiamo fatto sposando alcune filosofie e religioni piuttosto che altre. Comprendere e cambiare rotta si può a patto che non cediamo agli assiomi che ci raccontano che siamo brutti, sporchi e cattivi e che il dolore è la giusta punizione al nostro essere.
Il libro di Pimpinella, (che stò leggendo), da molti input per vederci più chiaro nelle contraddizioni della nostra società ed indica nello stesso tempo, una possibile via di uscita basata su una filosofia e su una concezione della vita, che contrappone all’individualismo sfrenato dell’uomo antropocentrico, direi quasi per diritto divino, un uomo che abbia una maggiore consapevolezza sociale ed una visione più equilibrata di se stesso rispetto al cosmo.
