Discussione: Nichilismo
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Vecchio 09-11-2007, 08.22.23   #8 (permalink)
emmeci
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Riferimento: Nichilismo

A TheDruid: se ho richiamato l’attenzione sul significato storico del nichilismo è perché volevo liberare il termine da quell’alone emotivo in cui nel discorrere comune si trova annacquato mentre esso ha un valore preciso come tema filosofico della modernità.
Sì, c’è indubbiamente nella cultura moderna (non solo nella filosofia) il delinearsi di questo estremo radicalismo, cioè la tentazione di portare fino alla fine quella che Kore, attraverso le indicazioni di Galimberti, definisce smarrimento del senso dell’essere, ma è anche, io credo, la presunzione che solo in tal modo sia concesso di dominare il destino di cui siamo stati schiavi, considerare irreale tutto ciò che ha prodotto la storia – si tratti di religione scienza o filosofia – e rendere sgombro il campo per una nuova avventura. Così, c’è qualcosa in esso che sembra ripugnare alla natura dell’uomo e un vero nichilismo non si attua mai, tanto meno per un filosofo che, come Nietzsche, è un mirabile artefice di parole ed è in preda a un continuo sussulto, un abbrancarsi a ideali o istinti spezzati ma in qualche modo gratificanti, sogni irreprimibili di un eroismo che in altri momenti vorrebbe considerare ridicoli: in fondo un passato e un futuro….E in questo egli non rappresenta il filosofo del risentimento totale, del sorpassamento di tutti i valori, della mutazione della specie-uomo, ma un caso estremo di romanticismo, un patetico auto-esaltarsi della specie uomo: quella a cui ripugna essere nulla e che, costi quello che costi in fatto di coerenza, lotta per trovare, aforisma dopo aforisma, un’espressione degna del suo coraggio e forse saper ritrovare – anche senza il soccorso divino - quello che tu chiami l’eden perduto. Così, nonostante gli sforzi di un nichilista, la specie non muta e Dio trova ancora – come possiamo vedere - altri nemici ma anche altri credenti, e perfino se Cristo avesse gridato dalla croce, nel momento di esalare l’ultimo respiro “Dio non esiste”, ci sarebbe qualcuno che direbbe, proprio come davanti al povero Nietzsche: troppa sofferenza, è impazzito!
Hai citato, Kore, il caso di Heidegger – ebbene proprio lui è la dimostrazione che l’uomo non sembra resistere alla logica del nichilismo, perché dopo la cosiddetta svolta, egli ha continuato sì ad essere nichilista nei riguardi degli enti, ma ha elevato all’Essere un monumento che non nasconde le stimmate di una arcaica divinità. Penso che dopo tutto è più prossimo al nichilismo il pensiero orientale, quel sognare il nulla come la benedizione piuttosto che come la maledizione dell’essere, cioè come ciò che veramente si brama, non come ciò che si deve subire. Eppure anche il nulla buddistico in certo modo si trasfigura assumendo le stimmate del paradiso. Dunque il vero nichilismo non c’è: del resto prova a leggere quanto appare in questo forum sotto il tema “Il paradiso non c’è ma siamo destinati alla felicità” e, se ti lasci convincere dai ragionamenti di Severino, il nichilismo ha proprio perso la partita, e noi siamo nell’eden anche se non lo sappiamo. Altrimenti, se chiedi di più, cioè se preferisci conoscere la verità piuttosto che trovare conforto nelle parole, accetta il nichilismo nella sua forma più radicale e insieme più semplice, cioè nel senso che tutti siamo destinati alla fine, uomini e stelle, e soltanto su questa certezza possiamo – se ne abbiamo la forza – trovare non un conforto che è solo ciarla o nostalgica debolezza, ma qualcosa che può assomigliare a quella catarsi che, a sentire Aristotele, i Greci sapevano conquistare dopo aver visto una tragedia di Eschilo o Sofocle. Forse una tragedia oggi non si può più scrivere, nell’imperversare di stragi che la cronaca giornalmente ci mostra, e la verità dovrebbe bastarci, cioè la conoscenza che tutto finisce, e che la morte è – come forse intendeva dire Heidegger - l’unica autentica redenzione. Dopo tutto, non siamo o non vogliamo imparare ad essere anche noi filosofi?

[Per chi poi, come desidera TheDruid, sapere qual è la funzione del nichilismo, potrei ricordare che per Hegel il nulla è parte o meglio alimento dell’essere….anche se questo sembrerebbe intrigare la scienza che, impegnata a descrivere l’origine e la fine dell’universo, deve affrontare il crollo della sua logica; così come, però, anche la religione, che sembra aver avuto qualche sospetto verso quei mistici che, per incontrare Dio, rinunciano a definirlo e devono accettarlo, per così dire, nella sua nullità].
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