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Originalmente inviato da emmeci
...considerare irreale tutto ciò che ha prodotto la storia – si tratti di religione scienza o filosofia – e rendere sgombro il campo per una nuova avventura.
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Ma cambiando il punto di vista, tutto ciò che ha prodotto la storia si può comprendere e superare, non sgombrando il campo, ma rintracciando la via di casa.
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Hai citato, Kore, il caso di Heidegger – ebbene proprio lui è la dimostrazione che l’uomo non sembra resistere alla logica del nichilismo, perché dopo la cosiddetta svolta, egli ha continuato sì ad essere nichilista nei riguardi degli enti, ma ha elevato all’Essere un monumento che non nasconde le stimmate di una arcaica divinità.
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Questo mi interessa molto, non ho letto Heidegger e vorrei che tu mi spiegassi meglio questo punto.
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Dunque il vero nichilismo non c’è.
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Secondo me ha ragione Galimberti quando spiega che il nichilismo si cela dietro l'idea di Dio, l'entissimo, e della scienza che non vede altro che gli enti. Era questa l'idea che mi aveva folgorato. In quest'ottica l'Essere scompare, o si cela, e diventa Nulla.
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Altrimenti, se chiedi di più, cioè se preferisci conoscere la verità piuttosto che trovare conforto nelle parole, accetta il nichilismo nella sua forma più radicale e insieme più semplice, cioè nel senso che tutti siamo destinati alla fine, uomini e stelle, e soltanto su questa certezza possiamo – se ne abbiamo la forza – trovare non un conforto che è solo ciarla o nostalgica debolezza, ma qualcosa che può assomigliare a quella catarsi che, a sentire Aristotele, i Greci sapevano conquistare dopo aver visto una tragedia di Eschilo o Sofocle. Forse una tragedia oggi non si può più scrivere, nell’imperversare di stragi che la cronaca giornalmente ci mostra, e la verità dovrebbe bastarci, cioè la conoscenza che tutto finisce, e che la morte è – come forse intendeva dire Heidegger - l’unica autentica redenzione. Dopo tutto, non siamo o non vogliamo imparare ad essere anche noi filosofi?
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Sì, scarto Severino e accetto il nichilismo in questo senso, anche perché, paradossalmente, mi fa stare bene. Ma mi lascio un piccolo margine di dubbio, poiché non so e non posso affermare che tutto finirà. Noi di sicuro finiremo, ma generalizzare la nostra fine ed estenderla a tutto l'universo mondo, creato o increato, mi sembra superbia anche questa.
E' terribile per l'uomo sapere di morire, di estinguersi, mentre tutto il resto continuerà, in qualche modo, trasformandosi magari...
Forse, dopotutto, preferisco mezzo nichilismo.