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Riferimento: Cos'e' veramente Il maschilismo?
Il maschilismo di potere, quello per intenderci che determina discriminazioni in tutti gli ambiti di organizzazione della vita sociale, è qualcosa di presente, latente e pervasivo nella nostra società. Quello è il maschilismo che va combattuto perchè profondamente ingiusto e incapace di mettere tutti gli individui sullo stesso piano per quanto riguarda le opportunità a disposizione. E questo (penso siamo d'accordo tutti sul fatto che esiste ancora) va combattuto e non sminuito.
Il maschilismo che genera violenza sulle donne è abietto e non lo prendo nemmeno in considerazione per quanto è schifoso. Fuori concorso. Alcune violenze femminili verificatesi durante il corteo contro la violenza maschile fanno comunque riflettere...
Il maschilismo, inteso come atteggiamento volto ad affermare che le prerogative maschili sono superiori a quelle femminili, è in fondo una presa di posizione ideologica, come del resto il femminismo. Il femminismo ha un po' più di ragione storica, perchè a differenza del primo (che non ne ha mai avuto bisogno!) si è tradotto in forme di lotta politica che hanno consentito di raggiungere importanti risultati per la donna. Diventa un po' più antipatico quando è volto a ravvisare in ogni forma di espressione postitiva nei riguardi dell'uomo segnali di maschilismo.
E credo che in questo forum sia proprio questo tipo di maschilismo-femminismo che abbia colpito l'attenzione di Iul, visto che preclude qualsiasi possibilità di presentare posizioni che non rientrino nelle categorie indicate.
Partiamo dalla considerazione che uomo e donna sono individui differenti, più che dal punto di vista genitale, dal punto di vista fisico in generale, psicologico ed emotivo. (Da un punto di vista intellettuale non saprei, meno secondo me...)
Detto questo, in genere scatta subito, all'interno di ognuna (secoli di discriminazioni hanno creato all'interno di quasi ogni donna una sensibilità spiccata verso qualsiasi considerazione che affermi che c'è una differenza tra i sessi), una sorta di allarme che mette la donna sul "chi vive" per identificare presunte forme di maschilismo o sessismo che stanno per abbattersi sulla società. E a quel punto (e su questo credo abbia ragione Iul) la comunicazione fra individui va a farsi benedire, perchè si sposta immediatamente sul versante meta-comunicativo, in cui ognuno parla per categorie quasi sempre ideologiche e schematiche. Il confronto muore, la possibilità di arricchimento reciproco pure.
Stesso discorso a livello maschile, quando l'affermazione della differenza viene subito intesa come semplice conferma (quasi per volontà divina e immutabile) della propria superiorità sulla donna.
Quando siamo così, siamo ideologici e spostiamo la comunicazione su un altro livello, dove è davvero preclusa qualsiasi possibilità di dialogo, personale e onesto, a livello intelletuale.
Per me se ogni essere rappresenta un mondo a parte, ogni donna rappresenta un mondo a parte al quadrato. Questa differenza io la intendo come possibilità di conoscere una persona che è differente da me, che mi può dare un punto di vista diverso sulla vita. L'identità maschile, allo stesso tempo, si può coniugare con una serie di valori, diversi da quelli femminili, nè superiori nè inferiori, che possono contribuire anche a livello relazionale a sviluppare rapporti più ricchi e stimolanti.
C'era la mia insegnante di filosofia che mi faceva la "capa tanta" sulla differenza di genere. Solo che il riconoscere la differenza è lavoro di fino, perchè richiede di guardare la realtà senza schemi preconfezionati, con estrema attenzione, facendo caso alle piccole sfumature dell'essere, senza avere come fine il rintracciare una superiorità o inferiorità. E' impegnativo e richiede uno sforzo conoscitivo che lo schema mentale ci evita...E poi ci chiede di guardare gli individui, maschi o femmine che siano, uno per uno...La natura umana è invece incline sempre a riconoscere il "simile" nel differente: fa meno paura ed è meno destabilizzante.
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"...una persona
intelligente nn può diventare sul serio qualcosa, giacchè a diventar
qualcosa ci riesce soltanto l’imbecille. Sissignori: una persona
intelligente in questo nostro secolo diciannovesimo ha il dovere, anzi
l’obbligo morale di essere una creatura prevalentemente priva di carattere;
viceversa l’uomo di carattere, colui che agisce, è una creatura
prevalentemente limitata.” (dostoevskij)
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