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Originalmente inviato da VanLag
Cosa ci sarebbe stato se non ci fosse stata la chiesa, o meglio il cristianesimo in occidente non possiamo saperlo.
Tu hai l’impressione che la chiesa sia tutto, perché la chiesa ha capillarmente cancellato tutta la cultura pagana che gli preesisteva, nascondendo tutto quello che di buono e vitale c’era in essa e presentandola come vuota e priva di valori.
La civiltà ellenica aveva gettato delle basi filosofiche molto profonde, che probabilmente avrebbero guidato l’evoluzione della civiltà pagana fino ad un punto che non possiamo sapere.
Abbiamo perso quella civiltà per la convinzione del cristianesimo di essere superiore e migliore del paganesimo, ma non sapremo mai se è così, cioè se il cristianesimo è realmente migliore.
P.S. chiedo scusa per l'o.t. ma laffermazione dell'amico Horus mi è sembrata troppo non vera per passarla col silenzio.
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Un altro piccolo dettaglio. Nei monasteri, baluardi della cultura in epoca alto medievale, si sceglieva cosa trascrivere, e quindi cosa tramandare dell'antica cultura pagana, e cosa condannare al perpetuo oblio. Non è un caso che la riscoperta della filosofia e della scienza classiche sia avvenuta a partire dal XII secolo attraverso una massiccia opera di traduzione di opere filosofiche e scientifiche dall'arabo, dall'ebraico e dal greco. Queste traduzioni vennero effettuate in due aree ben precise della cristianità, la Spagna e l'Italia meridionale, in cui la cultura araba, ebraica e cristiana si trovarono per un certo tempo a convivere.
Ma sarebbe altrettanto errato imputare alla Chiesa una visione oscurantista dal momento che anche la Curia giocò un ruolo importante nella diffusione di queste conoscenze, pur con alterne fortune (nel 1308 Stefano di Tempier, arcivescovo di Parigi, proibisce lo studio di Aristotele nell'Università).
Per quanto riguarda la cosiddetta dark age, bisogna distinguere ulteriormente la aree di lingua latina da quelle di lingua greca. Giustiniano aveva conquistato l'Italia Meridionale nel VI secolo, e per organizzare un impero così vasto creò un sistema legislativo uniforme incaricando una commissione per raccogliere e organizzare il diritto romano. Il lavoro di compilazione e ricerca di tutte le leggi durò oltre un decennio e la raccolta venne infine incorporata nel Corpus Juris Civilis, chiamato anche Codice giustinianeo, promulgato nel 534 e aggiornato in seguito con nuovi decreti o Novellae. L'opera è ancora oggi alla base del diritto di gran parte dei paesi europei.
Ma per tornare ai secoli bui dell'ignoranza e della barbarie (e alla Chiesa), in area latina, sotto il regno visigoto visse e operò Isidoro di Siviglia (un santo!) mentre in Tunisia l’idea di una struttura sistematica dei vari rami del sapere, già presente nell’Etica nicomachea di Aristotele, ricompare già nella prima metà del V sec. nel “De nuptiis Mercurii et Philologiae” di Marziano Capella (questo però non era un santo!), che fissa nel numero di sette le arti liberali, fornendo una sistematica del sapere destinata ad avere enorme influenza in tutto il Medioevo.
In Italia, al tempo di Teodorico (re goto) abbiamo, invece, Boezio che ha come punto di riferimento la cultura greca.
Le traduzioni di Boezio - che seguono parola per parola l'originale - trasmettono le dottrine logiche degli antichi, sulle quali si baserà la cultura medioevale sino all'undicesimo secolo.
Un secolo più tardi, in Northumbria, abbiamo un altro santo, Beda il Venerabile, autore di un Rerum naturae, nel quale organizza il sapere dell'antichità in un sistema enciclopedico, e il De Temporum Ratione, che si occupa di astronomia, indispensabile per determinare la data della Pasqua e quindi il calendario liturgico. Per far questo si basò sull'opera di Plinio il Vecchio.
A cavallo dell'anno Mille troviamo addirittura un Papa, Gerberto di Aurilllac (Silvestro II) che fu filosofo, teologo, umanista, scienziato. In Spagna (sic!)pare abbia frequentato le scuole arabe di Cordoba e di Siviglia, dove apprese, tra l'altro, notizie sull'astrolabio e sui sistemi di calcolo basati sullo zero. Costruì di persona modelli delle sfere celesti e del globo terrestre, per l'insegnamento dell'astronomia e alla sua opera di appassionato collezionista è dovuta gran parte della raccolta di manoscritti latini della Biblioteca Vaticana.
Per concludere mi piacerebbe citare il ruolo di alcune donne nella cultura medievale (strano ma vero!) in particolare quello della badessa Ildegarda von Bingen, profetessa, scrittrice, filosofa, studiosa di medicina e botanica, musicista e compostrice di canti. Scrisse, tra le altre, un'opera naturalistica famosa nel medioevo, il Liber subtilitatum diversarum naturarum creaturarum, composta negli anni 1151-1158, e nella quale dimostra, tra l'altro, un’approfondita (per l'epoca) conoscenza della botanica e dell’uso terapeutico dei cibi e delle erbe.
Pare anche che alcune donne abbiano insegnato nello Studium di Bologna tra il XII e il XIII secolo. Tale Bettisia Gozzadini, che teneva le sue lezioni anche davanti a grandi folle... Da atti notarili veniamo a sapere, addirittura, che le donne agivano per conto proprio, acquistavano e gestivano negozi, pagavano le imposte, svolgevano mestieri che solo oggi riteniamo adeguati anche ad una donna: nel Medioevo troviamo maestre, farmaciste, donne medico, miniaturiste, rilegatrici di codici, tingitrici, gessaiole, ecc. Insomma, non facevano solo le streghe o le mogli!!!
Mi rendo conto che questo è un excursus brevissimo, ma alla luce di queste poche notiziole si può vedere che il Medioevo (soprattutto l'Alto Medioevo)buio non fu, non sempre la Chiesa decretò la scomparsa della cultura classica, anche se esercitò una scelta per quanto riguarda il sapere da tramandare; che i barbari non erano poi così barbari, nè in Italia e nemmeno altrove, fu, anzi, un età ricca e complessa, che da sempre affascina gli studiosi con i suoi problemi e le sue contraddizioni.