Discussione: Grazie, Benigni
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Vecchio 07-12-2007, 10.54.36   #5 (permalink)
vagabondo del dharma
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Riferimento: Grazie, Benigni

Dante al Liceo lo malsopportavo. Ma non era, secondo me, nè colpa di Dante, nè della mia prof, che ci metteva davvero del suo per renderlo interessante.

Secondo me, era l'impostazione generale a creare disinteresse o quantomeno un tiepido interesse verso di lui. La Divina Commedia è intrisa di vita, di storia, di letteratura, arte e cultura e gli insegnanti la utilizzavano quasi come un corso di cultura generale grazie al quale era possibile accedere allo sterminato sapere dantesco, qualcosa di veramente enciclopedico e straordinario. Poi c'era la parte letteraria, legata alla metrica, ai latinismi e alla nascita del volgare. Anche questo molto interessante e formativo. Cosa veniva messo in secondo piano attraverso questo metodo? La vita.

La vita di Dante, il suo essere uomo, la sua ricerca filosofica, il suo amore. Ecco, Benigni mette in evidenza questi aspetti di Dante e lo avvicina tantissimo a noi. Il 33esimo canto, trasmesso ieri sera, fa capire proprio quanto Dante avesse da insegnarci a livello di conoscenza filosofica, soprattutto in merito a quale fosse la sua percezione del mondo e di Dio.

Anche la lettura della Divina, al liceo, era sempre funzionale alla parafrasi, mai fine a se stessa e finalizzata a farci ascoltare le parole, il ritmo, la sconvolgente perfezione sonora delle terzine dantesche.

E un altro danno che ha fatto la scuola (parlo sempre per me) è stato quello di farci considerare scontata la Divina Commedia: talmente abusata che difficilmente siamo spinti a riprenderla in mano per assaporarne il gusto.

Un gusto che ora trovo raffinato e piacevole: Dante, un poeta dalla grazia incommensurabile.
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"...una persona
intelligente nn può diventare sul serio qualcosa, giacchè a diventar
qualcosa ci riesce soltanto l’imbecille. Sissignori: una persona
intelligente in questo nostro secolo diciannovesimo ha il dovere, anzi
l’obbligo morale di essere una creatura prevalentemente priva di carattere;
viceversa l’uomo di carattere, colui che agisce, è una creatura
prevalentemente limitata.” (dostoevskij)
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