Come premesso, parlo esprimendo me stessa e nessun altra categoria.
Evito di ripercorrere passo, passo il detto e contraddetto perché, sinceramente, lo trovo inutile appesantimento fuorviante in un confronto che non si svolga dinanzi ad un giudice.
Utilizzo, semplicemente, gli strumenti tipici del pensiero femminile: intuito e irrazionalità.
Intuito e irrazionalità mi suggeriscono che Iul è maschilista, lo è in modo profondo, radicato e inconsapevole, ma lo è.
Non avendo alcun interesse a veder confermate o disconfermate le mie opinioni, posto che nella vita non lo frequento né conosco, rilevo solo – per inciso – come la mia impressione potrebbe essere frutto di un equivoco di massa, di piccola massa, in cui sono caduti i migliori cervelli femminili presenti in Italia

(visto che bene o male hai criticato gli interventi di tutte noi) ed anche alcuni cervelli maschili (quelli che si discostano dal pensiero di Iul).
Ora può darsi che la mia impressione e la mia percezione siano state prodotte dalla tipo di scrittura di Iul (magari emerge più arroccato sulle sue posizioni di quanto non sia) oppure semplicemente il suo è un maschilismo incidentale, frutto del vissuto recente. E di quello mi dispiaccio.
Forse, infine, Iul non è maschilista, ma solo presuntuoso, perché da come scrive emerge che la verità debba essere quella proposta da lui, travistati da una cultura femminista testa ad affossare l’uomo e definitivamente sconfiggerlo con informazioni false e tendenziose presenti in ogni settore.
Personalmente, la negazione sistematica della disuguaglianza esistente, dello svantaggio della donna in molti settori, mi fa sorridere.
Andiamo per ordine…
Cos’è il maschilismo?
La mia personale visione del maschilismo lo individua nella subordinazione del mondo al pensiero logico maschile, ed alle leggi economiche, tanto care all’uomo (maschio).
Il pensiero logico femminile - che esiste ed è altrettanto ferreo, perché le donne non sono solo irrazionalità - non arriva ai centri di potere e non può far girare il mondo.
Il mondo, fino ad oggi, è girato seguendo la logica maschile.
Il numero di donne esiguo nei centri di comando, politici, è dato dalla circostanza che solo le donne che comprendono e seguono il pensiero logico maschile riescono a comunicare con gli uomini e vanno avanti.
Probabilmente, la disparità nell’interessarsi di politica, in Italia, è data anche dal fatto che la donna entra in questo mondo solo con il divenire repubblica dell’Italia (non so se Iul lo sa, ma le donne fino al 1946 neppure votavano, ma forse non era discriminazione neppure quella, era favor verso l’universo femminile).
Poi, risalendo nel tempo, il fatto che lui possa citare migliaia di esempi di grandi uomini, e noi solo poche decine di grandi donne, dipende – guarda un po’ il caso – dal fatto che le donne hanno sempre contato, nella sfera pubblica come il 2 di picche, eccetto qualche regina decapitata (perché accusata di aver mandato lei in rovina un regno dando troppe feste… mica il marito con guerre insulse) e migliaia di streghe: bruciate.
Ma le donne non sono mai state pregiudicate, figurati.
Alle Maldive (sentito al tg un paio di giorni fa) la violenza sessuale non è considerata reato… sempre – immagino – per parità tra i sessi.
In politica ci sono poche donne elette: sbaglio o la legge elettorale che attualmente utilizziamo prevede la lista fissa dei candidati? No, non sbaglio.
Il che significa che sono uomini che hanno deciso chi fare eleggere, ed hanno ritenuto più giusto far eleggere ex terroristi e/o anarchici che donne.
Perché le donne non si interessano di politica, dici tu. Perché le donne non vengono votate, dico io.
Guarda la campagna elettorale di Hillary Clinton: per avere una minima possibilità di essere un presidente donna ha dovuto vivere otto anni all’ombra del marito, pupazzo, ingoiare un tradimento vergognoso, e tentare lo scontro al vertice nell’anno in cui i suoi avversari principali sono un nero (Obama) e un italoamericano (Giuliani). Un bello scontro tra minoranze. Ma i pregiudizi non ci sono.
Le donne in politica sono considerate o deficienti di bell’aspetto (Prestigiacomo, Santanché, Mussolini) o uomini in gonnella (Bindi a capo della fila): scusa ma io questo lo chiamo pregiudizio.
Pregiudizio, peraltro, che emerge ogni volta in cui sei chiamata a rivestire un ruolo di autorità, in cui il pregiudizio diventa la battutina: “per forza è acida si vede che non se la tr… nessuno”, sussurrata maliziosamente nei corridoi. Questo io lo chiamo pregiudizio.
Siccome non tutte le donne riescono a sopportare la schizofrenia del dover essere str.. in pubblico e gattine nel privato, finisce che molte donne si interessano solo del privato.
Ma la subordinazione del mondo alle leggi economiche fatta dagli uomini si ripercuote anche nella sfera privata.
Io guadagno più di te, perciò decido: tipica frase maschile per zittire la propria compagna (le variazioni sono “lo pago io lo scelgo io… chi porta i soldi a casa? Non penserai mica di usare i miei soldi per quella schifezza e via così… poi quando lui torna a casa con il necessario per mettere su un’impresa di falegnameria bisogna star zitti perché era indispensabile per attaccare due mensole al muro).
Non è il caso di Iul? Ne sono felice, però è assai comune.
La percentuale di coppie che segue il principio democratico reale è esigua.
E non lo è solo perché nella coppia (due) il disaccordo impedisce il prodursi di una maggioranza.
Lo è perché nella coppia, per tacito consenso, vige il principio oligarchico del governo di pochi (ovvero di quello che porta i soldi).
Visto che spesso si fanno battute circa il fatto che decidono le donne, vi invito a riflettere come questo, nel pensiero maschile, avviene per “concessione dall’alto”. Decide tutto lei (rimanendo implicito “perché io lo permetto”).
Il governo economico che avvolge la coppia (e che vede avvantaggiato l’uomo che ancora oggi, tendenzialmente, guadagna di più) fa sì che la donna abbia due alternative:
- decidere di lavorare e inserirsi pienamente nel mondo maschile. Per sentirsi alla pari deve lavorare quanto o più dell’uomo, oppure (se vuole essere seppur parzialmente presente nella famiglia) scegliere impieghi (quali quelli pubblici) che lasciano maggiore tempo a disposizione.
Il fatto che nei posti pubblici ci siano più donne non è casuale: studiano di più e passano i concorsi. D’altro canto la maggior parte del pubblico è fatta di ruoli meramente operativi che agli uomini non interessano, anche perché la retribuzione non è ritenuta sufficiente alla realizzazione maschile.
- Decidere di non lavorare e occuparsi della famiglia. Questa seconda ipotesi, sempre più rara, è frutto, oltre che delle ragioni economiche di sopravvivenza, della dequalificazione del lavoro familiare/educativo. Ormai tutti noi, comprese le donne che lavorano, pensiamo che quelle che stanno a casa a lavare, stirare, cucinare, portare e prendere i figli da scuola, stare con loro aiutandoli a crescere, siano delle approfittatrici/sfruttatrici dei mariti, che mirano soltanto a stare a casa senza far niente. Indegne persino di avere una pensione. Così, si fanno i figli e si mettono ovunque (nidi, nonni, baby sitter, ludoteche, area bimbi dei supermercati, etc.) eccetto che con noi… con i risultati che conosciamo: i nostri figli ci sono estranei.
Tutto questo, dal mio umile punto di vista, è frutto del maschilismo: della considerazione che l’uomo è superiore e che il modo di vivere tradizionalmente maschile è superiore e che la scelta di vivere come l’uomo, seguendone le leggi (economiche) è superiore.
In questa stessa ottica è posto l’assegno di mantenimento, che non viene dato a chiunque e senza criterio come fa intendere Iul, ma è frutto di un precedente accordo implicito: tu stai a casa, io lavoro, che poi il maschio (non l’uomo) vuole disattendere pretendendo che una quarantenne ed oltre, con figli, trovi un lavoro decoroso quando non lo trova nemmeno il 25enne laureato col massimo dei voti.
Mi fermo perché ho già scritto anche troppo, ma la mia idea di maschilismo è questa, consapevole che appartiene solo a me.