Discussione: Medioevo. Età buia?
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Vecchio 05-02-2008, 17.21.02   #43 (permalink)
kore
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Riferimento: Medioevo. Età buia?

Caro Archer, neanche il genio o la personalità artistica andarono perduti.
Abbiamo Wiligelmo, ad esempio, o l'Antelami (ma vengono già dopo i "secoli bui"), abbiamo monaci e monache che firmavano le loro opere, alcuni persino effigiandosi nelle splendide iniziali miniate dei manoscritti. Personalità eccezionali, certo...
Il bello del Medioevo è che sembra sfuggire a qualsiasi generalizzazione. Più si studia e più si scopre la grande varietà di esperienze che quei secoli sono stati in grado di ospitare.
Per comprendere il passato bisogna essere consapevoli che il nostro sguardo sarà sempre inevitabilmente influenzato dall'epoca presente.
L'alto medioevo è stato a lungo considerato, come giustamente ha osservato Catone, come un periodo di decadenza. Ma se si osservano le cose da un altro punto di vista vediamo che durante quei secoli stava nascendo un mondo nuovo.
Per quanto riguarda Federico II, che rimane una delle mie figure storiche preferite, devo fare qualche precisazione.
Certo Federico, se paragonato a quel bigottone di Luigi il Santo, spicca per la sua cultura e la sua modernità. Ma non dimentichiamo che fece deportare tutti gli arabi di Sicilia a Lucera... sebbene quegli arabi siano poi rimasti così fedeli agli Svevi che gli angioini finirono per sterminarli.
Insomma, Federico era uomo del suo tempo, e il nostro concetto di fratellanza non può corrispondere al suo. Ma è anche vero che grazie alla sua cultura salvò gli ebrei tedeschi dall'accusa infamante di fare sacrifici umani con bambini cristiani!
Federico era anche abbastanza cristiano da non voler mettere in discussione l'autorità papale, semmai era il papa che non si fidava di lui e temeva che lo Svevo, annettendo il regno di Sicilia all'Impero, avrebbe finito con il conquistare tutta l'Italia, almeno secondo Abulafia.
Inoltre, la curia papale, a quell'epoca, non era formata da ignorantoni bigotti. Recenti studi hanno messo in luce la circolazione di opere scientifiche ebraiche ed arabe anche al suo interno.
Nella cancelleria pontificia c'era chi conosceva l'arabo, e persino tra domenicani e francescani c'era chi si occupava di astrologia e alchimia e chi studiava l'aristotelismo mediato dalle opere di Averroé, almeno prima del "ritorno all'ordine" imposto con i soliti metodi (roghi di libri e di persone...).
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