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Pensiero mattutino # 1473,15 + log(-1,238) ovvero sull'Educazione alla dimenticanza di se stessi
Il sentir dire banalità vedo spesso colpisce la gente e se ne fanno ampie discussioni, si costruiscono castelli, con torri e guglie, ornati di nulla. E così in pompa magna non si accolgono nemmeno le superfici delle idee, si ristagna in un non luogo ove si discute di filosofia come si parlasse del tempo di domani, di scienza come se si elencasse la lista della spesa per la sera, di spiritualità come se si facessero monotoni esercizi in una palestra asfissiante, ognuno naturalmente seguitando a parlare nient’altro che con se stesso, come sto facendo io ora. Ed anzi, tanti e tali pensatori di rar fatta si disturbano balzandosi a rimpinzare il grasso ventre delle insulsaggini che quasi ci si convince che esse non siano come sono, ma appaiano come fulgidi e preziosi pensieri, che noi anzi dobbiamo ringraziare vista la loro provvidenziale apparizione in quella landa riccamente desolata chiamata ‘io’.
Ma un torto ci fanno tali saltimbanchi, poiché sono loro stessi che privano quella nostra landa della propria intima possibilità di ricchezza, proiettandovi la loro, di desolazione.
E noi ce la beviamo a volte come letteratura, altre volte come filosofia, ma sempre come pensieri straordinari di cui proprio non potremmo fare a meno.
E così ci facciamo allontanare da noi stessi, con il nostro permesso.
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