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O.K. nella scala evolutiva 2000 anni possono essere pochi ma se accettiamo questi lassi temporali allora, tanto vale lasciar fare al tempo e non arrovellarci per qualche cosa che comunque succederà, proprio come la pianta, quando è il suo momento, non può fare a meno di produrre frutti.
Il “vento nuovo” o il nuovo in genere non possono nascere dalla memoria che può solo ripetere all’infinito ciò che conosce. Se fosse così saremmo condannati in una sorta di mondo caleidoscopico nel quale le scene non sono mai uguali ma sono tutte simili.
In questo senso trovo terribilmente soporifera “la storia” che si ripete in cicli eterni nei quali ci comportiamo come i nostri antenati risolvendo i conflitti con la forza e la repressione. Il veramente nuovo deve essere un salto "quantistico" che rompe gli schemi e porta sulla scena della vita qualche cosa di completamente inedito.
Sull’innatismo, più che la pulsione verso il sacro nell’uomo, vedo innate altre tendenze, quali l’istinto di conservazione, per esempio.
Nella nostra memoria non riesco a vedere se ci sia la “pulsione verso il sacro” e non saprei comunque se, questa pulsione, qualora ci fosse, traesse radici da un ancestrale “ricordo” delle nostre origini oppure se traesse memoria dal bisogno di spiegarsi il mondo che ci circondava. (Se traesse ricordo dalle nostre origini questo significherebbe che esse sono sacre).
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Ma io sono fiero del mio sognare di questo etrno mio incespicare.... fare l'amore, tirare tardi, la fantasia .....
da "Quattro stracci" di Francesco Guccini
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