Discussione: Natura e spiritualità
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Vecchio 20-04-2008, 18.17.07   #18 (permalink)
gyta
A come Amore
 
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Riferimento: Natura e spiritualità

<Caro> Flow, permettimi il <caro> come senso "solidale",
ho letto più di una volta tuoi interventi dove aprendoti spesso dipingi un quadro di forte potenza introspettiva
che altrettanto spesso mi dà modo di cogliere fulcri di sintesi psicologica e filosofica altrimenti difficili da individuare
così "precisamente" altrove.. E questa possibilità di leggerti <dentro> le parole mi arricchisce donandomi a quella parte di me stessa che diversamente diventa più sfuggevole da condividere.. Riconoscendo come parti di me alcuni dei tuoi sentire mi risalta netto il latente conflitto tra sano individualismo e paura radicante nascosta di perdere la propria individualità.. Un tempo lo chiamavo "essere senza-pelle".. Quella difficoltà di sentirsi unici e speciali, di portare questo sentirsi unici e speciali ovunque con sé, di vedere questa unicità e questa preziosità negli occhi di ogni altra anima.. Ho compreso che per <lasciare> il proprio 'io' occorre 'averlo' avuto, occorre
che il riconoscimento del mentale abbia raggiunto 'alte' profondità.. Occorre aver toccato profondamente se stessi! Allora la differenza nel contatto con gli altri non reca con sé più conflitto in noi, nel nostro intimo.. Portare quel "noi" attraverso il contatto con gli altri significa aver profondamente abbracciato la nostra preziosità che non risiede in una speciale sorta di potere del pensare (seppure possa apparirlo in una prima analisi) ma nell'essere 'Pura' esistenza, nella capacità inderogabile di esperire.
Ho dedotto riflettendo a lungo che questo passaggio di fragilità del sentirsi quasi come "senza-pelle" sia vecchio marchio d'appartenenza di chi abbia nella propria esperienza subito forti violenze psicologiche che misero un tempo in enorme difficoltà la possibilità di una crescita armonica della personalità, di quell' 'io' armonico fondamentale alla capacità d'interazione senza la perdita di se stessi.
Nuovamente il centro dello sbroglio del problema resta la conoscenza di se stessi, della propria mente e dei condizionamenti subiti. Per questo motivo spesso sottolineo quanto sia di vitale importanza la risoluzione dei conflitti mentali di cui non sempre siamo consapevoli se non deducendoli da un determinato malessere-frutto, risoluzione che parte da una coscienza di profonda analisi di ciò che intimamente viviamo nella mente..
Non credo al <salto> di <qualità> che presuppone si possa giungere alla consapevolezza più profonda dello spirito senza essere prima passati dalla conoscenza altrettanto profonda dei "come" del nostro 'io' )smembrato o meno). Non trovo separazione tra l'analisi della mente-io (col conseguente superamento dei conflitti in seno) e la consapevolezza più sottile, ma anzi la reputo necessariamente consequenziale all'indagine introspettiva: pacificati -o meglio!- risolti i conflitti all'interno dell'io possiamo scendere ad ulteriori armonizzazioni o possibilità coscienziali, la cui porta d'inizio è certo la consapevolezza dell'io-non-sostanziale, ma non prima d'averne avuto la conoscenza e la coscienza profonda. Ecco allora che l'estetica diventa realtà estatica,
l'io l'assenza di 'io' (il tu l'assenza di 'tu'), la natura trasfigurazione di se stessa nel cogliere la sintesi stessa della potenza partecipativa alla meraviglia (=non come "dio, quant'è bello tutto questo" ma nel "dio quanto E' "), natura-albero, natura-città; natura-individuo, natura-umanità; natura-vita(trasmutazione del piano 'grezzo'), natura-morte(idem>trasmutazione del piano 'grezzo').. Allora lentamente la mente, la nostra capacità d'esperire diviene possibilità di cogliere la sintesi ovunque, dentro e perciò 'fuori'.. Si perde lentamente la separazione che crea conflitto e diviene possibile l'armonizzazione dove punto centrale diventa l'essere non più celato dalle sue molteplici maschere.. *

Gyta

*indifferentemente: essere/ Essere.

N.B: Analizzando psicologicamente mi sembra normale che a contatto con la materia non manipolata, non trasformata per mano dell'essere umano, l'uomo riesca più velocemente a cogliere la sintesi di quello che è il suo mondo più profondo, più ancestrale; nella più evidente, apparente ed immediata assenza della sua specie riesce a cogliere in modo più chiaro, più netto, la sua stessa anima, la sua stessa mente, lontana da quella che inesorabilmente scatta -seppur celata- nel riconoscimento a specchio col genere umano e la sua storia: più visibili divengono i bisogni più reali ed i pensieri nella loro essenzialità. Più <facile> diventa il sentirsi libero lontani dai simboli del pensiero altrui che crea il senso sociale di appartenenza e quindi di <realtà>; più facile> sembra essere padroni della propria mente, della propria individualità, della propria anima.. Più <facile> riconoscere ciò che Non si è. Più <facile> prendersi la libertà di Non sapere [e Non appartenere ]
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"L’indifferenza è il peso morto della storia. È la materia bruta che strozza l’intelligenza. "
A. Gramsci

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