Citazione:
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Originalmente inviato da Carl
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Mi ha sempre affascinato la spiritualità, intesa non come qualcosa di magico in cui perdersi, ma come un fatto concreto che riguardasse la semplice consapevolezza. Ho iniziato per gioco a sentire le sensazioni nel corpo e a rilassarlo. Ne ho tratto benefici e alcune esperienze a cui ho sempre cercato di non dare peso. Ho iniziato poi ad osservare i pensieri, tutti i discorsi mentali automatici ma questo non mi ha dato serenità ma un certo turbamento. Forse, con troppa ingenuità, mi sono dedicato ad una pratica di cui parlano diversi maestri, cioè il ricordo di sè, l'essere consapevoli di quello che si fa. Era incredibile come questo fosse così difficile. Piano piano però acquistavo più lucidità, mi sentivo meglio, più concentrato fino a quando però è accaduto qualcosa di "disturbante". Ora è come se mi ricordassi costantemente di me stesso, sono cosciente delle sensazioni del corpo, delle mie azioni...C'è inoltre la sensazione di osservarmi, come se non vivessi in prima persona. Ho sempre cercato di avere i piedi ben saldi a terra, ho cercato qualcosa sui siti di psicologia e qui ho trovato parole come "depersonalizzazione" e "derealizzazione".
Che cosa ne pensate? Penso che essere coscienti sia completamente diverso dall'essere consapevoli.
Cosa potrei fare per ri-trovare un certo equilibrio? Soprattuto per "non ricordarmi" del respiro che mi provoca una certa ansia piuttosto che tranquillità. Grazie un saluto
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perchè dici di aver perso l'equilibrio? uno dei presupposti della meditazione è la presenza a sè stessi, il non essere evanescenti.
nello zen si dice che si medita col corpo, pratica terrena, col c.lo ben piantato sul cuscino, per terra. discesa nelle profondità, non svanimento e voli di fantasia.
come ha già detto noor, anche l'attività fisica, sportiva, può aiutare a recuperare presenza a se stessi.
Citazione:
La pratica mi ha sconvolto nel senso che piano piano ho cominciato a sentire me stesso, "io" come pura sensazione. Da lì un distacco, mi sentivo come fossi "fumo", non so come spiegarmi meglio (cosa ne pensate?). Poi un attacco di panico (non sapevo neanche cosa fossero), con la conseguente paura di morire mi ha destabilizzato. Fino a quel momento non sapevo cosa significasse davvero la paura della morte. Allora ho capito che quella grande paura era la fine di qualcosa, della mia identità. Premetto che non ho mai avuto problemi mentali o altro, anzi ho sempre ritenuto queste cose lontane anni luce da me.
Ad ogni modo cercherò di seguire i vostri consigli, di darmi da fare per non pensarci troppo però vorrei solo aggiungere una cosa. Sento sempre parlare di meditazione, di fare pratiche come osservare i pensieri però, dalla mia piccola esperienza, mi sento di sconsigliarla a tutti quelli che si vogliono addentrare in qualcosa di "spirituale". A me è sembrato come aprire il tombino di una fogna, ed è incredibile quanto marciume c'è dentro. Quasi mi sono perso. Arriva un momento in cui non si sa più chi pensa quel pensiero e ci si confonde. Solo ora capisco perchè nello yoga ci sono diverse tappe prima della meditazione, come il non furto, dire la verità ecc... come i 10 comandamenti :-) All'inizio pensavo fossero cose "da preti" invece sono necessarie per pulirsi ben bene ma voi lo saprete meglio di me...
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forse ti ha fatto male praticare da solo.
anche se, leggendoti, mi sembra che hai compreso abbastanza acciocchè tutti questi piccoli disturbi si dissolvano in una bolla di sapone.
fregatene se i pensieri sono tuoi, o esterni o ubiquitari o che, non è quello il problema.
la meditazione è solo impegno ad essere osservatore imparziale.