Citazione:
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Originalmente inviato da Phil00
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Quello in cui però credo, è il tesoro di ricordi ...
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La morte è un tema difficile, il filosofo francese Jankélévitch sosteneva fosse un paradosso voler pensare la morte...
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La Logica della Morte
Ho visitato il blog che hai indicato, e l’ho trovato assai interessante e ben scritto (il che di questi tempi è cosa rara!)
Lo avrei titolato “Riflessioni sull’industria del caro estinto da parte di un addetto ai lavori che sarebbe felice di rimanerne estraneo…”
Scherzo naturalmente, ma non troppo, Quelle riflessioni sono davvero quelle del “visto dal di fuori” da uno che personalmente con la morte non vuole avere niente a che fare.
Cioè uno, come tutti noi, per i quali “la morte non è niente”… per la più parte della nostra vita, per la più parte delle morti che incontriamo nel corso degli anni.
Anzi, tutte le morti… meno una; la mia.
E mi pare, amico, che anche tu sia nello stesso atteggiamento spirituale de “Il Nikita”. Anche tu, mi sembra accenni nel tuo ultimo topic (il resto non so, bazzico poco Riflessioni) alla morte con parecchio distacco, con la freddezza tipica del “rassegnatevi, tutti, dovrete morire!...” quasi a sottintendere “ed a me toccherà venire alla noia del vostro funerale”.
Infatti solo quella “degli altri” può essere “un monumento scabroso spuntato in mezzo al nulla…”, dove poi il “nulla” o quello che sia continua imperturbato ed identico a prima dell’evento!
Per la “Mia” morte, ammesso che essa esista, è cosa del tutto diversa!... occorre andare ad argomentare proprio sul cosa ci sia “dietro” quell’evento… e se davvero si tratti di un evento, nel senso che “per me” abbia un prima ed un dopo, oppure debba essere definito in dimensioni affatto differenti, ché clessidra ed orologio non sono sufficienti.
Ed ancora parli di morte come insegnamento… ma ancora della morte di altri, di una persona cara, carissima… il maggior strazio della vita, la frattura più grave che si possa immaginare…
Oppure “quasi” la più grave?... lasciando il primo posto ad un’altra morte… che ci tocca più da vicino… no. La “Mia” morte, ancorché logicamente prevedibile, è qualcosa di assolutamente diverso, non può essere paragonata con nulla, e per me nulla significa il dire: «la mia morte, come quella di chiunque altro, sarà un “insegnamento” per qualcuno!»… semplicemente perché nulla e nessuno hanno significato, senza la mia presenza nel mondo.
Ed allora ha ragione il filosofo che hai nominato dicendo che parlare della morte è paradossale, esattamente come sarebbe paradossale darsi appuntamento a dieci minuti prima del Big Bang o duecento metri fuori dei confini dell’universo.
Forse quindi per cercare di penetrare almeno un poco il mistero della morte, della “Mia Morte” intendo non quella della scenografia delle pompe funebri, dovremo ricorrere a postulati diversi, diverse teorie ed unità di misura, forse addirittura logiche diverse… sforzandoci di sforzarla il più possibile, ma senza stravolgerla, quella nostra biologica… che poi è l’unica logica che abbiamo!
Cordialità
Lucio Musto 5 maggio 2008