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Vecchio 08-05-2008, 17.04.36   #2 (permalink)
nevealsole
NeveLaSole
 
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l'era della raggiungibilità

"L'amore, senza le opere, è inganno"
Omelia di un bravo sacerdote di un paese affacciato sul mare.

Ho avuto la fortuna di trascorrere qualche giorno con un gruppo di donne (uome?) contemporanee, in un romantico luogo della riviera ligure.
Solo donne. Solo donne in carriera. Solo donne in carriera che si raccontavano di essere in carriera e assolutamente felici di essere in carriera, senza figli, senza legami perché: "cerco qualcuno che mi stimoli intellettualmente, capisci? Cioè che mi stupisca con idee nuove, cose a cui io non avrei mai pensato... e non ce ne sono molti in giro".
Io già non ero in forma, anziché ritemprare le affaticate membra... avrei voluto buttarmi a mare...
Mi sono chiesta cosa siamo diventate, e se ci sia una soluzione (escludendo, cioè, il buttarsi a mare).
Per due giorni ho sentito frasi come: "ah, io sto bene da sola".
In una romantica passeggiata notturna a Porto Venere, l'ennesimo: "ah, io sto bene da sola" mi ha fatto ponderare l'ipotesi di a) buttarmi a mare io; b) buttare a mare l'interlocutrice.
Il pensiero della mia precedente visita a Porto Venere, della bellissima sensazione di essere vicinivicini col mio 'amore', mi hanno fatto pensare una volta di più a come 'il tempo è la distanza più grande tra due luoghi'(credo tennesse williams, un tram che si chiama desiderio).
E mi sono chiesta che cavolo ci facevo lì, in quel posto senza più significato che si presentava solo come una città fantasma.
Il giorno successivo mi hanno portato a cena in un romantico locale di un altro romantico paese, luogo di un altro 'amore'.
... Forse per la mia salute mentale era il caso di scegliere una differente regione...
Storie finite per le quali non ho mosso un passo, quando avrei potuto farlo. Ho solo pianto disperatamente, in silenzio.

Non era amore, era inganno.

E' un inganno a cui molti sottostiamo.
Per tre interminabili giorni ho sentito solo parole di rimpianto per l'ex: 'Oh, spero solo di non incontrarlo con la sua nuova moglie/fidanzata/famiglia'.
E' la nuova moda: 'l'ex-che-ti-ha-spezzato-il-cuore-e-tu-non-riesci-più-ad-amare-perché-pensi-solo-a-lui-che-era-la-creatura-perfetta-salvo-per-il-fatto-che-due-giorni-dopo-averti-scaricata-si-è-sposato-con-un'altra-'.
E' la nuova moda ma è una tendenza antica, letterariamente diffusissima.
Solo che prima era frutto di tragici distacchi: la prematura morte, la differente classe sociale, la guerra, l'avversa volontà della famiglia, il senso del dovere, e così via.
Oggi non ci sono scuse.
E' il brutto dei tempi moderni.
Oggi l'amore vero non si può realmente spezzare se non perché noi lo vogliamo, resta solo la morte come causa unica di divisione temporanea.
Viviamo nell'era della raggingibilità.
Basta alzare il telefono, comporre uno dei cinquanta numeri a cui siamo reperibili, inviare un sms, inviare una e-mail.

Eppure non lo facciamo.

Ricordiamo il grande amore in un giorno di pioggia, mentre lui vive un'altra vita, con un'altra donna.
E crediamo amore scrivere una poesia, quando forse amore è pagare una bolletta.

Questa è la nostalgia: è la dipendenza dal nostro stesso rimpianto.

E' un nome che è solo abitudine per dimenticare che andando via non ci ha tolto niente, perché in fondo volevamo soltanto un sogno romantico da rimpiangere nelle sere d'inverno.
L'amore senza le opere è inganno.
Amore è parlare anche per l'altro, quando l'altro non sa più parlare. Vedere anche per l'altro, quando l'altro non sa più vedere. Restare quando si vorrebbe fuggire. Tornare, prima che sia troppo tardi. Capire prima che sia finita.
Uno splendido film: 'quel che resta del giorno'.

Alle frasi dell'amica che voleva essere 'stupita con effetti speciali' non ho risposto.
Ho pensato solo che io credo in qualcosa di totalmente diverso, non è 'Lui' ma 'qualcuno'.
Qualcuno con cui condividere la ordinarietà di una vita e la grande speranza nell'amore.

'[...] Era incapace di godere delle cose e di amarle, non appena le aveva. Diceva di conoscere ormai la sua arte così a fondo, che essa non gli offriva più nessun segreto: e non offrendogli più segreti, non lo interessava più. Noi stessi suoi amici, lui ci diceva, non avevamo più segreti per lui e lo annoiavamo infinitamente; e noi, mortificati d'annoiarlo, non riuscivamo a dirgli che vedevamo bene dove sbagliava: nel non volersi piegare ad amare il corso quotidiano dell'esistenza, che procede uniforme e apparentemente senza segreti. Gli restava, dunque, da conquistare, la realtà quotidiana; ma questa era proibita e imprendibile per lui che ne aveva, insieme, sete e ribrezzo; e così non poteva che guardarla come da sconfinate lontananze. [...]'

Ritratto di un amico - Natalia Ginzburg (l'amico è Pavese...)

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