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Riferimento: Tremonti e la globalizzazione
Le critiche di Tremonti alla globalizzazione mi son sempre piaciute. In una delle tante trasmissioni in cui presentava il suo libro accusava uno dei creatori della globalizzazione, su richiesta del giornalista che lo intervistava. E tale creatore era: Prodi... Romano. Come dice lui.
Peccato che forse era nel suo schieramento che si trovavano i maggiori fautori di una politica neoliberista.
Ma quello che volevo dire e' che nella seconda parte del libro, la speranza, Tremonti indica quella che secondo lui e' la strada da seguire per uscire dalla crisi. Cioe', se ricordo bene, il ritorno alle origini cristiane e alla potenza degli stati nazione.
Insomma dal liberismo all'interventismo dello stato. Son due facce della stessa medaglia. Si rimane nell'ottica del capitalismo imperialista.
Come uscirne, ci si chiede allora? Coll'anarchismo, come si dice in un'altra discussione? O col comunismo "vero"? E' ancora possibile sperare in un sistema in cui la proprieta' delle aziende sia collettiva e non privata? E' possibile sperare in una societa' in cui gli individui non siano alienati, ma responsabili e integrati? Esistono ancora le classi sociali? Non lo so, pero' esistono tre miliardi di lavoratori almeno sulla terra. E se si unissero davvero internazionalmente? O son solo vecchi sogni ed utopie?
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Anima vagula blandula
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