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Vecchio 28-05-2008, 15.49.13   #97 (permalink)
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Riferimento: Dio esiste o non esiste?

Un sottofondo culturale non appare tanto nelle risposte che vengono date alle domande considerate fondamentali, ma soprattutto da come vengono formulate le domande stesse. Le risposte sono sempre relative e mutevoli: sono soprattutto le domande a rendere interessanti le questioni.
Quella considerata basilare, detta anche “la domanda delle domande” è “Dio esiste?”. Ma questa formulazione richiama una figura di Dio come Essere personale e distinto dal mondo (cioè il Dio dell’Antico Testamento) e presuppone che sia chiaro il concetto di esistenza.
L’idea di esistenza è tutt’altro che evidente. Ad esempio: le particelle-onde del vuoto quantistico sono "esistenti"? C'è soltanto una danza di energie che continuamente nascono nell'essere e svaniscono nel nulla.
La domanda-base è formulata in modo dualistico, e manifesta la tendenza a scegliere solo fra le due risposte “di maggioranza” della cultura occidentale, che ha una grande difficoltà a concepire l’immanenza. Le religioni nate nell’area mediorientale, fra loro filosoficamente quasi uguali, propongono soltanto un’idea di Dio personale ed esterno al mondo.
Togliendo questo Dio-Persona, si ha l’altra proposta dell’Occidente: un mondo frutto del caso e della selezione, quello della scienza materialista “ufficiale”, cartesiana e baconiana, che è molto più alleata delle istituzioni religiose di quanto non si pensi.
Però ci sono religioni senza Dio, o che comunque non contemplano un Dio di quel tipo (es. Buddhismo, Taoismo), oppure considerano la Divinità immanente nella Natura, come molte visioni del mondo di culture native.
Oggi ci sono correnti di pensiero, anche scientifiche, in cui si afferma che, oltre una certa complessità di un sistema, si ha l’emergenza di fenomeni mentali: sorge la mente (che non significa necessariamente la coscienza), anche senza alcun bisogno di un essere vivente né di un sistema nervoso centrale. L’animismo?
La “domanda delle domande” presuppone già una risposta binaria (SI-NO), cioè sottintende le concezioni dell’Occidente, in cui si dividono le persone in due categorie (credenti-atei). Tale spaccatura ha ben scarso significato in altri modelli culturali. Inoltre, come si è visto, la divisione è meno profonda di quanto si creda, almeno per quanto riguarda il comportamento verso il resto della Natura.
Nella domanda è già dato per scontato un dualismo di fondo dell’Occidente (Dio-il mondo).
Se cambiamo le premesse filosofiche e ci portiamo in culture di tipo orientale, la superdomanda si può dividere in due:

- Può l’Universale essere suddiviso in parti autonome e indipendenti?
- L’Universale ha, o è, uno psichismo (cioè una struttura psicofisica globale)?

Se l’Universale non può in alcun modo essere suddiviso, allora è appunto unico e a questa Totalità diamo il nome di Dio, che può significare anche Equilibrio Cosmico (Tao). E’ chiaro che noi stessi non possiamo esserne separati e che il concetto di “individuo” è superato.
Nel Buddhismo poi il rapporto col metafisico assume aspetti ancora più generali dato che l’Essere-Nulla o Vacuità (in sanscrito sunyata) supera anche l’idea di immanenza, cercando di fondere l’immanente-trascendente in una specie di vuoto-pieno pulsante e permanentemente creativo.
Per quanto riguarda le culture animiste, in esse non viene separato il fisico dal metafisico: si trova spesso l’idea del Grande Spirito immanente nel mondo (o Grande Mistero): l’idea di ambiente “esterno” è pressochè incomprensibile.
Sempre come esempio, fra gli Algonchini il segno che veniva usato per denotare il Grande Spirito era anche il segno per la parola “mondo”: in tal modo Dio e il mondo venivano identificati.
Gli Algonchini certo non avevano un Dio tanto remoto dal mondo delle cose materiali quanto lo era Allah o il Signore dell’Antico Testamento, ma il Grande Spirito poteva essere senz’altro identificato con il mondo. Per gli Algonchini il mondo era un segno del Grande Spirito, così come lo era il circolo suddiviso in quattro parti. In una lingua amazzonica il termine che significa il massimo livello di Mente significa anche “tutto” nel linguaggio corrente.
”Invece del Dio-Persona distinto dal mondo e giudice delle azioni umane, troviamo il Dio-Natura immanente in tutte le cose, e quindi anche in noi stessi, che ne siamo partecipi. La Divinità osserva sé stessa anche attraverso gli occhi di una marmotta, o di una formica, o l’affascinante e misteriosa sensibilità di un albero”.
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