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Ospite abituale
Data registrazione: 15-01-2008
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Riferimento: Femminismo
IL MITO DEL POTERE MASCHILE, di Warren Farrell.
Che cosa ci vuole, esattamente, per fare un movimento?
I principali movimenti hanno due stimoli essenziali: 1) il rifiuto emotivo e 2) il disagio economico. Quando sono molte le persone che provano rifiuto emotivo e disagio economico nello stesso momento nella storia, una rivoluzione è alle porte.
Per esempio, quando ai neri fu detto di «sedersi in fondo all'autobus», sperimentarono il rifiuto emotivo; quando affrontarono anche la discriminazione sul lavoro, sperimentarono il disagio economico. Quando ciò toccò molte persone, si crearono possibilità politiche. Allora trovammo le basi per il movimento per i diritti civili.
Analogamente quando milioni di donne simultaneamente sperimentarono il divorzio (rifiuto emotivo) e la discriminazione sul lavoro (disagio economico), trovammo le basi politiche, emotive ed economiche su cui costruire il movimento femminile.
Come le donne, anche gli uomini sperimentano il rifiuto emotivo se divorziano; ma, a differenza delle donne, accade più spesso che gli uomini vengano privati, contro la propria volontà, dei figli, e quindi debbano affrontare una dose doppia di rifiuto emotivo. Molti uomini non si sentono amati e non si sentono necessari a nessuno dopo il divorzio, ed è per questo motivo che si suicidano più spesso delle donne dopo il divorzio. Quando, e questa è la ciliegina, gli uomini devono pagare per ciò di cui sono privati (figli e moglie), sperimentano anche il disagio economico.
Oggi accade spesso che i padri vengano tassati per i figli senza essere parimenti presenti nella vita dei figli. Sperimentano la loro speciale versione di «tassazione senza partecipazione». È l'esperienza simultanea di tutto ciò da parte di milioni di padri che crea la base politica per il movimento maschile; è il rifiuto emotivo che crea la base emotiva; è il disagio economico che crea la base economica. Ecco perché la prossima fase del movimento maschile sarà sia politica sia attivista. Se ignoriamo questi attivisti, o li consideriamo pazzi, pieni di rancore o amareggiati, perdiamo l'esperienza esistenziale di milioni di altri padri, che sono troppo impauriti per parlare o tallente occupati a produrre denaro per mantenere la loro «ex» e i figli da non avere il tempo di parlare. Se costringiamo questi attivisti a sgolarsi per ottenere la parità, il talento di molti di questi uomini sarà sprecato, i loro figli danneggiati e le generazioni a venire avranno un'altra versione distorta dell'amore. Se, invece, prestiamo orecchio alle loro ragioni, potremo ridurre al minimo la guerra di genere e portare al massimo l'amore di genere.
Se vi sembra allarmante, non vi preoccupate: non accadrà dall'oggi al domani. Non stiamo parlando di un cambiamento prioritario ma di un cambiamento evolutivo.
Il movimento maschile come cambiamento evolutivo
Il movimento maschile sarà il più duraturo dei movimenti perché non propone semplicemente di integrare i neri o gli ispanici nel sistema già esistente, ma propone un cambiamento evolutivo nel sistema stesso: la fine della «donna protetta» e dell'«uomo protettore». Questa divisione è radicata nella nostra biologia; esiste tra gli animali.
Il movimento maschile sarà il più propositivo dei movimenti perché è difficile confrontarsi con i sentimenti che abbiamo imparato a reprimere, e confrontarsi con le donne che abbiamo imparato a proteggere. Ed è particolarmente difficile rischiare di alienarci la nostra unica fonte di amore.
Quale sarà, giorno per giorno, la massima sfida del movimento maschile? Indurre gli uomini a chiedere aiuto per sé. Gli uomini sono sempre stati capaci di chiedere aiuto a nome di altri, per una congregazione, per le mogli, i figli, o per una causa, ma non per se stessi. Perché no? Per migliaia di anni lamentarsi è stato funzionale per le donne: attirava un protettore; lamentarsi non era funzionale per gli uomini: non attraeva nessuno. Le donne evitavano accuratamente gli uomini che si lamentavano e sceglievano quelli che rispondevano alle loro richieste di aiuto. Quindi, la richiesta di aiuto per sé sarà la più grande sfida e il catalizzatore di qualsiasi cambiamento evolutivo.
Una parte del movimento femminile ha già avviato questo cambiamento evolutivo, quella parte che afferma: «Io, donna, devo assumermi la responsabilità per ciò che accade nella mia vita», e dice: «Non uccidere tuo marito se ti maltratta, vattene lontano»; quella parte che incoraggia le donne: «Paga il conto al ristorante, come lo paga lui», e: «Non 'accasarti', dipendi da te stessa»; quella parte che investe le donne di tanto potere da essere in grado di considerare un uomo innamorato un buon «candidato» anche se si aspetta che sia lei a mantenerlo economicamente mentre lui si prende cura di lei. Questa parte del movimento femminile è la Divisione Femminismo Adulto.
Un'altra parte del movimento femminile rafforza gli antichi modelli: è la parte che vuole diritti al combattimento ma non obblighi al combattimento; che parla del «soffitto dì vetro» ma non della «cella dì vetro»; che vuole la protezione governativa per la donna vittima di maltrattamenti, ma nega perfino l'esistenza degli uomini maltrattati; la parte che tralascia di incoraggiare le donne a sentirsi benissimo, sia sposando uno meno ricco e mantenendolo affinché faccia il papà, sia sposandosi «bene», con un marito che la mantiene affinché faccia la mamma. Questa parte rafforza dunque l'eredità genetica delle donne: trova un eroe, sposalo e dipendi da lui; oppure: divorzia da lui e fai fare al governo il surrogato del marito. Spinge le donne a scoprire una varietà di modi di essere vittime per trovare una varietà di modi per essere salvate. Questa parte del movimento femminile è la Divisione Femminismo Adolescente.
Per le donne, lamentarsi e chiedere di essere salvate era parte integrante del ruolo della I Fase, che prevedeva la protezione dei figli. Per gli uomini, chiedere aiuto è utile soltanto nella II Fase. Lamentarsi e chiedere aiuto, dunque, non sono cambiamenti evolutivi per le donne; lamentarsi e chiedere aiuto sono cambiamenti evolutivi per gli uomini.
Gli uomini impareranno a chiedere aiuto quando aiuteremo gli uomini a capire che l'incapacità di chiedere aiuto è una debolezza. Gli uomini devono trovare una forza nuova: la forza di combattere l'unica guerra mondiale in cui la carne da cannone è costituita dai sentimenti, di essere tanto forti da esprimere questi sentimenti e tanto coraggiosi da rischiare la perdita di un amore superficiale per creare un amore profondo.
Se un movimento maschile davvero vuole creare un cambiamento evolutivo, allora deve andare oltre la facilità di parola e la durezza d'orecchio. Dobbiamo aiutare i due sessi a sintonizzarsi sul Canale della Scoperta, e non sulla «Battaglia dei Sessi»; a capire che è difficile rimuovere la nostra socializzazione e che talvolta il modo migliore per mostrare la nostra attenzione non consiste nel risolvere un problema altrui ma nel riconoscerlo e condividerlo.
La sfida della II Fase
La sfida di L'uomo: sesso debole? consiste perciò nell'occuparsi tanto degli uomini da passare il prossimo quarto di secolo ad aiutare gli uomini a diventare uomini della II Fase, proprio come nell'ultimo quarto di secolo ci siamo preoccupati di aiutare le donne a diventare donne della II Fase; nel muoverci verso l'eguaglianza degli obblighi nelle professioni mortali e in combattimento, non fermandoci alla «liberazione» delle donne; nello smettere di aspettarci che gli uomini guadagnino più di una donna prima di essere «buoni candidati», per poi definire «potere» tale aspettativa, o «patriarcato», o «predominio» o «sessismo», invece che «pressione» e «obbligo»; nello sviluppare programmi di supporto affermativo per gli uomini, fino a che uomini e donne non avranno la stessa speranza di vita; nell'offrire agli uomini possibilità e incentivi speciali per esprimere i loro sentimenti e le loro idee, finché gli uomini non si suicideranno più con maggior frequenza delle donne; nel sottoporre a monitoraggio il sessismo dei media che parlano dei problemi relazionali soprattutto dal punto di vista femminile nei libri, nelle riviste, nei giornali; nel preoccuparci degli uomini maltrattati quanto delle mogli maltrattate; nel riconoscere i meriti del padre che lavora quanto della madre che lavora; nel dare ai padri gli stessi diritti che sui figli hanno le madri; nell'andare al di là della donna vista come oggetto sessuale e dell'uomo come oggetto di successo, per arrivare ai due sessi come oggetto d'amore.
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