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Originalmente inviato da Marius
Secondo me anche la colomba, a suo modo, è "autocosciente", nel senso che si accorge di esistere individualmente e, quindi, è più intelligente di una qualsiasi IA.
Questo perchè, per quanto detto anche in precedenza, non credo che l'autocoscienza sia un prodotto biologico del solo cervello, bensì dell'intero sistema nervoso simpatico, parasimpatico, ecc....
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ciao Marius, questo è un punto ancora meno chiaro. Che noi si è autocoscienti lo sappiamo perchè lo deduciamo dalle nostre esperienze attraverso un linguaggio comune. Con gli altri esseri non possiamo comunicare con lo stesso linguaggio e non sapendo da cosa è provocata l'autocoscienza non possiamo stabilire "oggettivamente" che anche gli altri esseri ne siano provvisti pur in maniera sottile.
Schopenhauer (a cui ho dato uno sguardo in questi giorni per altri motivi di studio) riteneva che la vita è fine a se stessa e si esprime nella "volontà" di vivere, volontà che ci crea invece molti grattacapi visto che noi siamo anche coscienti di questo.
Non solo fisicamente, ma anche filosoficamente quindi la causa della vita è ignota. E' la vita stessa che determina l'intelligenza e la coscienza, oppure è la coscienza che determina la vita e la stessa intelligenza?
Anche nell'esprimere il concetto che <<con la vita si esprime la "volontà" di vivere>> si produce una di quelle verità non dimostrabili, che sono vere perchè sono intuitive. I teoremi di Gödel (che non ho menzionato per via della difficoltà che avrei di maneggiarlo) ne sono la dimostrazione.
A parte questi discorsi noti e meno noti, pongo all'attenzione un altro problema. Ieri ho ascoltato una parte della trasmissione di Michele Mirabella su rai tre dal tema "istinto e ragione" e un intervento di un antropologo (purtroppo non ho sentito come si chiamava) faceva piu o meno così: secondo studi recenti (su persone che avrebbero avuto problemi celebrali) si è stabilito che l'uomo "sceglie" per istinto (o per intuito) e non per ragione. Sceglie in altre parole per quello che sente soggettivamente, altrimenti se non ci fosse la possibilità di scegliere per istinto il cervello continuerebbe a calcolare all'infinito, o per lo meno quello adibito alla razionalità. In sostanza il succo credo fosse: è vero che il cervello calcola ma poi a decidere è la parte del cervello adibito alle emozioni.
Aggiungerei a questo che non sempre è possibile calcolare precisamente ogni soluzione, quindi l'uomo <<deve>> decidere secondo l'intuito.
Questo però è l'altra faccia della medaglia, ovvero quella che presume che una decisione avvenga dopo un calcolo così astronomico che sarebbe impossibile per qualsiasi macchina finire di calcolare prima della fine dei tempi (vedi previsioni del tempo). Quindi anche se in linea di principio è possibile, sarebbe così astronomicamente appunto complesso che pur di scegliere un comportamento anziché un altro l'uomo sceglie d'istinto (o d'intuito) e non perchè calcola. Calcola si, ma è solo uno degli aspetti importanti del processo cognitivo dell'uomo.
Questo però è appunto una faccia, c'è l'altra, quella microscopica delle singole verità non dimostrabili, che non prevede alcun algoritmo per decretare una verità in modo definitivo, ed anche in questo caso l'intuito e l'autocoscienza, aiutano a sbrogliare situazioni che non sarebbe possibile sbrogliare altrimenti. Quindi dire che l'uomo si comporta come un computer è erroneo; se è vero che alcune decisioni sono prese secondo un calcolo "finito" è impossibile che lo siano le restanti decisioni ( i cui calcoli sarebbero astronomici anche per l'uomo stesso) che rappresentano la quasi totalità delle decisioni umane.
Chiaramente più un uomo riesce a sbrogliare una situazione intelligentemente secondo un preciso algoritmo, anche complesso, più la sua soluzione sarà intesa "classicamente" giusta. Esempi sono credo i test per l'intelligenza nei quali il candidato deve trovare l'unica (qualche volta piu di una) soluzione giusta, che io odio

. Ma non tutte le soluzioni sono algoritmiche e anche se lo fossero (la particolarità che sto mettendo in risalto in questo post) sarebbero così complesse da non dare mai alcuna soluzione in tempi "brevi", ed è anche per questo che l'uomo non può essere simile all'automa.In altre situazioni l'uomo deve scegliere fra due o piu soluzioni e non c'è alcun algoritmo che possa aiutarlo a scegliere la "migliore".
Ma del resto se non si avesse la possibilità di poter scegliere "diversamente" anche quando l'intelligenza porta ad un unico risultato la conseguenza indicherebbe la chiusura in schemi prefissati di ogni comportamento e alcun cambiamento sarebbe possibile in linea di principio. Così che l'automa per essere un uomo dovrebbe qualche volta (o spesso) uscire dagli schemi e seguire l'intuito.
E' possibile anche immaginare che una nuova informazione crea una situazione caotica che va a scombussolare gli schemi precedenti. Per questo soluzioni ottimali, probabilistiche ecc., sono determinate non tanto dall'intelligenza nel trovare << la soluzione>> ma quella di adottarne <<una buona>> nel breve tempo possibile. Quindi l'intelligenza assieme alle emozioni autocoscienti ci permettono di trovare soluzioni anche quando non ce ne sono di ben definite. Risulta poi essere, questa scelta, una specie di sintesi, che potrebbe essere il famoso equilibrio psicologico che l'uomo cerca di giungere nella sua vita cercando quel legame, spesso contrastato, tra ragione e sentimento.
In tutto questo calderone non vedo come possa un algoritmo, semplice o complesso, essere la soluzione per ricreare un pensiero umano.
E' praticamente impossibile. Un automa deve "pensare" come un uomo, per cui deve essere autocosciente e sviluppare nel corso del tempo gli indizi di questa sua consapevolezza che
non può essere espresso attraverso la sola intelligenza finita e limita da un algoritmo.
Per questo, l'obiettivo che si prefigge la I.A., rimane fantascientifico, viste le premesse
buon ferragosto
