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Originalmente inviato da epicurus
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Ciao epicurus.
Provo a rispondere al quesito richiamandomi al relativismo morale. Non credo cioè, che la posizione di Socrate e la tua siano universalmente valide. Le tue controargomentazioni sono molto condivisibili ma il problema è un altro. Non fraintendermi; non voglio certo sminuire il tuo lavoro che mi sembra comunque molto interessante. Il problema dicevo, è un altro perchè va visto secondo la mentalità dell'epoca o meglio di Socrate stesso.
Al punto "2" di S. :
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Originalmente inviato da Socrate
I patti prevedevano che si rispettassero le sentenze emesse.
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Originalmente inviato da epicurus
Ma chi ha detto che questi erano i patti? Eventualmente i patti erano che Socrate avrebbe dovuto obbedire allo stato, mentre lo stato avrebbe dovuto difendere e diffondere la giustizia. Ma lo stato ha commesso un’ingiustizia verso Socrate, sciogliendo così tale patto. Quindi Socrate non ha obbligazioni verso lo stato.
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Questa risposta non ha, per quanto mi risulta, nessuna contraddizione al suo interno ma questo non toglie che S. non possa andare contro il punto "b":
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Non bisogna nemmeno rispondere a un’ingiustizia con un’altra ingiustizia”;
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S. puo benissmio ritenere che lo stato abbia sbagliato nei sui confronti ma questo non gli impedisce di accettare "b" perchè da lui considerata un legge morale da non trasgredire. Su questo punto credo di essere d'accordo con Il Dubbio.
Continui cercando di dimostrare che comunque la fuga verso un posto abitato da persone oneste non sarebbe sbagliata. Infatti al punto "7"
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Originalmente inviato da Socrate
Se fugge in un altro Paese gli si presentano due opzioni: o può recarsi in un luogo di persone oneste, ma tutti lo guarderebbero con disprezzo
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Originalmente inviato da epicurus
b) E’ Socrate stesso che dice che bisogna interessarsi solo delle persone buone e giuste, così se una persona è buona e giusta riconoscerà l’innocenza di Socrate (sto proprio dimostrando questo!) e non lo tratterà male, anzi lo elogerà;
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Cioè per te, ogni persona che sia buona e giusta dovrebbe per forza riconoscere che S. non ha colpe e lo dovrebbero accogliere con stima e rispetto nel loro paese. Anche qui, si ritorna al problema del relativismo fra te e Socrate perchè abbaimo già detto che per lui non si puà rispondere ad un ingiustiza con un altra. Se lo fa passa, da come lo vede lui, automaticamente dalla parte del torto e visto che lui, che è buono e giusto la pensa cosi, crede che anche le altre persone buone e giuste la penseranno come lui.
A questa mia obiezione potresti rispondere con il punto "6":
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Originalmente inviato da epicurus
(a) per Critone e gli altri è peggiore la vergogna (6) che l’esilio: questo andrebbe considerato come un principio di Critone (e degli altri), ed essendo Socrate una persona che rispetta le opinione di brave persone, tale principio dovrebbe ricevere la stessa importanza dei principi di Socrate;
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Evidentemente S. non crede che la poszione di Critone e dei suoi altri amici sia ugualmente valida quanto la sua.
Al punto "c"
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Originalmente inviato da epicurus
Si potrebbe trovare un modo per far evadere Socrate tramite il quale non si lascerebbero indizi su chi sia il responsabile di tale evasione.
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rispondo dicendo che non conta che si sappia chi è il responsabile dell'evasione. Ciò che conta per S. anche avendo la certezza che chi lo aiuta a scappare rimane impunito, è rispettare ad ogni costo il punto "b"
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Originalmente inviato da Socrate
Non bisogna nemmeno rispondere a un’ingiustizia con un’altra ingiustizia”;
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Originalmente inviato da epicurus
Aggiungo un’ulteriore argomentazione a favore della tesi che Socrate dovrebbe fuggire: (11) è facile morire per i proprio ideali, ma è molto più difficile, ma anche molto più utile, vivere per essi. Quindi Socrate dovrebbe vivere per cercare di migliorare la società in cui vive, questo, dato il suo temperamento virtuoso, costituisce un imperativo morale e la sua inadempienza rappresenta di certo un atto intollerabile dal punto di vista di Socrate.
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Forse pensava che il suo martirio sarebbe sato molto più utile (per l'eco che avrebbe avuto) che non il suo insegnamento quotidiano. Ma anche qui il punto da richiamare è il "b".
A questo punto, dopo l'ennesima riproposizone del punto "b", tu, giustamente scocciato, potresti chiedermi: Ma fino a quel punto dovremmo rispettare le leggi della Stato pur sapendo che sono sbagliate? Lo Stato può benissmo decidere di uccidere tutti i maschi sopra i 50 perchè lo ritiene conveniente. Noi cosa dovremmo fare? Appelarci ancora al punto "b".
La mia risposta è ovviamente negativa ma bisogna tenere presente che l'ideale politico di Socrate non era democratco ma aristocratico. Questo ha le sue implicazioni cosi come le ha, magari contro la volntà dello stesso auotore, l'idea di Stato in Hegel o di
superuomo in Nietzsce.
Riassumendo tutto, direi che si tratta di differenti prospettive (la tua e quella di S.) che hanno la loro validità. La poszione di S. anadva bene nel suo tempo mentre oggi, a parte l'ammirazione che tutti (o quasi

) siamo disposti concedergli, nessuno si sognerebbe di seguire il suo esmpio. Si ritorna al probelma del relativismo morale di cui parlavo prima.
Ma te lo vedi Cacciari o Eco, che dopo aver predicato il rispetto scruploso, delle leggi, decidono di morire se accusati ingiustamente invece di difendersi in tirbunale a oltranza ed eventualmente scappare se gliene fosse data l'occasione?