Discussione: Socrate e la cicuta
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Vecchio 03-09-2008, 15.27.35   #6 (permalink)
epicurus
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Riferimento: Socrate e la cicuta

Per un problema al pc ho dovuto riscrivere da capo l'intero post, così l'ho un po' sintetizzato (per minimizzare la frustrazione ), spero di esser comunque stato sufficientemente chiaro.

Citazione:
Originalmente inviato da Il_Dubbio
a. “Non bisogna mai agire ingiustamente” ;
b. “Non bisogna nemmeno rispondere a un’ingiustizia con un’altra ingiustizia”;
c. “Se si ammette che una cosa è giusta, bisogna farla”;
d. Lo stato è necessario per il vivere dell’uomo .


Con questi principi si può giocare ulteriormente formulando altre deduzioni non-logiche e contradditorie tra loro.
[...]

Socrate difronte alla palese contraddizione tra i principi primi (Mai agire ingiustamente e Lo stato è necessario) agisce intuitivamente ma senza sbagliare perchè nessuno poteva contraddirlo. Non esiste alcuna logica che porta alla verità o falsità di un comportamento partendo da quei principi.

Socrate può rimanere uomo retto e non rinnegare il proprio stato. Cioè (a) e (d) sono consistenti tra loro, quindi è consistente anche il sistema deontologico di Socrate.

Citazione:
Originalmente inviato da Il_Dubbio
Se l'individuo si sottraesse dall'ingiustizia dello stato [...] commetterebbe l'infrazione del secondo principio secondo il quale “Non bisogna nemmeno rispondere a un’ingiustizia con un’altra ingiustizia”.

Quest'altra obiezione viene ripresa anche da Koli, quindi la discuterò più sotto.

Citazione:
Originalmente inviato da Koli
Ciao epicurus.


Provo a rispondere al quesito richiamandomi al relativismo morale. Non credo cioè, che la posizione di Socrate e la tua siano universalmente valide. Le tue controargomentazioni sono molto condivisibili ma il problema è un altro. Non fraintendermi; non voglio certo sminuire il tuo lavoro che mi sembra comunque molto interessante. Il problema dicevo, è un altro perchè va visto secondo la mentalità dell'epoca o meglio di Socrate stesso.

Ciao Koli, non sono le obiezioni che sminuiscono il mio scritto, anzi lo arricchiscono. Come puoi vedere, sono stato io a fine scritto ad incentivare la critica al mio lavoro.
Per quanto riguarda il relativismo morale, non credo sia molto pertinente qui, comunque ne parlerò alla fine.

Citazione:
Originalmente inviato da Koli
b. “Non bisogna nemmeno rispondere a un’ingiustizia con un’altra ingiustizia”;

S. puo benissmio ritenere che lo stato abbia sbagliato nei sui confronti ma questo non gli impedisce di accettare "b" perchè da lui considerata un legge morale da non trasgredire. Su questo punto credo di essere d'accordo con Il Dubbio.

Quindi secondo voi (b) vieterebbe a Socrate di scogliere i patti. Questo è vero, ma se è lo stato a scogliere i patti, allora questi non ci sarebbero più, quindi Socrate non dovrebbe più sottostare a questi. Ed è proprio questo ciò che accade, dato che è lo stato ad agire per primo per lo scioglimento dei patti.

Se io e te facciamo un patto che prevede che entrambi non possiamo più giocare a scacchi, ma tu comunque continui a giocare a scacchi incurante del patto, allora il patto è sciolto e io sono legittimato a giocare a scacchi.

Citazione:
Originalmente inviato da Koli
Cioè per te, ogni persona che sia buona e giusta dovrebbe per forza riconoscere che S. non ha colpe e lo dovrebbero accogliere con stima e rispetto nel loro paese. Anche qui, si ritorna al problema del relativismo fra te e Socrate perchè abbaimo già detto che per lui non si puà rispondere ad un ingiustiza con un altra. Se lo fa passa, da come lo vede lui, automaticamente dalla parte del torto e visto che lui, che è buono e giusto la pensa cosi, crede che anche le altre persone buone e giuste la penseranno come lui.

Quando Socrate parla di persone buone, si riferisce a persone che hanno un sistema deontologico estremamente simile al suo. Detto questo è ovvio che le persone buone riconoscerebbero Socrate come non colpevole.

Citazione:
Originalmente inviato da Koli
A questa mia obiezione potresti rispondere con il punto "6":

Evidentemente S. non crede che la poszione di Critone e dei suoi altri amici sia ugualmente valida quanto la sua.

Riconosco che il mio punto (6) non sia forte quanto gli altri punti, ma lo reputo comunque di qualche valore. Infatti, anche se non l'ho messo tra i principi di Socrate, questo non ha nulla contro al principio di autodeterminazione, quindi dovrebbe rispettare il volere di Critone (e i suoi amici). Comunque più che una opinione, quella di Critone esprimeva qualcosa di molto simile ad una sensazione, cioè qualcosa che è dato e basilare: loro stanno male nella vergogna, mentre l'esilio è sopportabile. Quindi non centra molto il fatto che lui reputi valido o meno la loro opinione/sensazione, come non è rilevante che un soggetto A non reputi valide le vertigini di B.

Citazione:
Originalmente inviato da Koli
Al punto "c"

rispondo dicendo che non conta che si sappia chi è il responsabile dell'evasione. Ciò che conta per S. anche avendo la certezza che chi lo aiuta a scappare rimane impunito, è rispettare ad ogni costo il punto "b"

Il punto (c) serve per confutare il punto (6) di Socrate.

Citazione:
Originalmente inviato da Koli
Riassumendo tutto, direi che si tratta di differenti prospettive (la tua e quella di S.) che hanno la loro validità. La poszione di S. anadva bene nel suo tempo mentre oggi, a parte l'ammirazione che tutti (o quasi ) siamo disposti concedergli, nessuno si sognerebbe di seguire il suo esmpio. Si ritorna al probelma del relativismo morale di cui parlavo prima.

Come ho accennato all'inizio di questo post, il relativismo morale non centra molto con questa discussione. Lo scopo del mio articoletto è che l'argomentazione di Socrate è scorretta (cioè scorretta basandosi sui suoi assiomi), e non di entrare in una disputa morale (quindi coinvolgendo anche i sugli assiomi).

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