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Originalmente inviato da Koli
Con l'espressione
<< Le tue controargomentazioni sono molto condivisibili ma il problema è un altro. Non fraintendermi; non voglio certo sminuire il tuo lavoro che mi sembra comunque molto interessante>>
non indendevo certo insinuare un tuo non gradimento alle obbiezioni. Niente di tutto questo. Temevo soltando di apparire un po' sfrontato e presuntuso dicendo che il problema era un altro. Non volevo che lo prendessi come l'intervento di chi arriva, butta li 2 frasi e dice che tutti hanno sbagliato approccio. Tutto qua.
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Grazie della chiarificazione, comunque finché le critiche sono motivate le reputo estremamente arricchenti, anche quando mettono in discussione la legittimità o rilevanza di un mio intervento. E nel tuo caso gli interventi sono sempre ben motivati.
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Originalmente inviato da Koli
L'esempio del patto per non giocare a scacchi è attinente fino a un certo punto perchè non tieni, secondo me, in giusta considerazione che
1 - Lo stato non è un soggetto qualsiasi come lo siamo noi 2.
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Qui ti sbagli, è Socrate stesso che parla di patti tra stato e uomini. Io potrei anche esser d’accordo con te che il rapporto tra lo stato e gli uomini è ben più di un mero patto, ma Socrate la pensa diversamente, e quindi mi baso su questo per muovere le mie critiche.
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Originalmente inviato da Koli
2 - Anche quando è lo Stato a sbagliare, questo non esula il cittadino a rispettare le sue leggi. Come analogia potrei farti l'esempio di un partner che tradisce l'atro. Questi, nonostante il tradimento, decide di continuare il rapporto perchè crede nella sua sostanziale bontà. Lo stesso dicasi per Socrate.
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Può decidere di continuare, ma non è costretto. E se non continua non sta andando contro i suoi principi (e questo mi basta).
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Originalmente inviato da Koli
Faccio il pignolo.  Simile non vuol dire uguale.
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Ho dovuto dire “simile” perché una persona che abbia esattamente il nostro stesso sistema deontologico è impossibile, e quindi nessuno sarebbe considerato buono se non se stessi. Comunque questo non credo sia molto rilevante per il nostro discorso.
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Originalmente inviato da Koli
Ma sta di fatto che S. non la pensa cosi. Ed ecco che ricadiamo nel relativismo.
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Non la pensa così perché sbaglia a trarre le giuste conclusioni da suo sistema di assiomi, come ho già mostrato.
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Originalmente inviato da Koli
Io però potrei ribaltare la tua risposta e chiederti perchè Critone non rispetta il volere di S. Dopo tutto si tratta non solo della sua vita ma anche della coerenza della sua filosofia. Infatti S. andava predicando, il rispetto delle leggi e se avesse scelto di non bere la cicuta qualcuno avrebbe potuto pensare che era incoerente. Non che questo (la paura che qualcuno lo avesse accusato di "flessibilità morale" fosse la sua motivazione principale)
Certo, potresti (ri)dire che Critone prova vergogna per quello che gli altri avrebbero pensato di lui, consideradolo come chi, pur in posizione di salvare S. non lo ha fatto. Ma:
1 - Questa risposta non rispetta, se vogliamo seguire il tuo approccio, l'opinione di S. (E a sua volta S. non rispetta quella di C.)
2 - Ci si rende subito conto che la motivazione di C nel passo da te riportato, non esibisce ragioni che abbiano al centro una idea nobile o comunque generale della giustizia ma si limita a dire
<<...mi vergogno per te e per tutti noi, amici tuoi, perché si dirà che siamo stati dei vigliacchi, in tutta questa tua faccenda...>>
ponendo l'accento su quello che penseranno i suoi concittadini del suo operato. E'quindi lontanissimo dall'idea che S. ha di giustizia, ovvero come qualcosa che bisogna, una volta trovata, seguire ad ogni costo, trascurando le opinioni di chi - secondo il punto di vista di S. - non l'ha trovata.
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Mi hai convinto. Cioè mi hai convinto sul fatto che il mio punto (6) non dimostra che Socrate avrebbe dovuto evitare la morte, ma mi sembra palese che il punto (6) di Socrate non dimostra che lui avrebbe dovuto morire. In altre parole il punto (6) di Socrate non ha valenza né pro né contro la cicuta, lasciando aperto il campo della possibilità.
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Originalmente inviato da Koli
Non voglio sembrare fissato con il relativismo (la colpa, in questo caso, è di Albert) ma io credo che sia una utile chiave di lettura di questa discussione perchè il tuo ragionamento può anche essere condivisibile. ma non è cogente.
Lo so che hai cercato di dare al tuo ragionamento un impronta, il più possibile rigorosa, quasi si tratasse di sillogismi o di calcoli matematici. Ma io credo, ripeto, pur riconoscendo la validità del tuo tentativo e sperando che le mia motivazioni siano chiare, che che qui siamo di fronte all'opinabile.
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Non metto in dubbio la possibilità che nelle mie argomentazioni ci siano degli errori, però mi sembra lampante che almeno lo scopo del mio lavoro sia indipendente dal relativismo morale. D’altro canto il relativismo morale trae la sua forza dalla mancanza di assunzioni morali di base ritenute indubitabili e insindacabili, mentre in questo topic assumo per corrette le assunzioni di Socrate (quelle che ho esplicitate e quelle che si possono estrapolare dagli scritti) e cerco di dedurre quali sono i comportamenti permessi, obbligati o vietati
nel suo sistema deontologico.
