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Vecchio 11-09-2008, 19.02.36   #8 (permalink)
Crono80
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Riferimento: Un linguaggio senza fraintendimenti

penso che quanto hai espresso sia molto saggio nel senso che centra in pieno la vera questione del problema epistemologico della scienza e della matematica.

da qualche parte dovremmo pure partire quindi si assume che l'io interiore e la mente sia distinta dal "mondo là fuori" ovvero dal c.d. mondo "fenomenico".

Ora il percepire non sempre rispecchia la "vera" realtà "là fuori".
Questo già lo intuirono i greci con i loro famosi paradossi della percezione.

Per contro nemmeno il puro ragionamento mentale invece non sempre riesce a sintetizzare o ad analizzare appieno la relatà fenomenica fuori e dentro di noi.


La consocenza (e quindi i linguaggi - a seconda dell'occorrenza - piu' appropriati che di volta in volta la modellizzano) è un rincorrersi di stati mentali "a priori" e di fatti sperimentali "a posteriori".

Di fatti la mera percezione umana ha una forma contingente (determinata dall'evoluzione della specie, dal ns DNA, dal modo di intuire il tempo e lo spazio, ecc ecc ecc) che Kant chiama appunto mondo "sintetico a priori".

A volte questa consocenza sbaglia. A volte per arrivare a qualcosa di utile serve unire ad essa la consocenza dei dati sperimentali che saranno interpretati nell'unico modo in cui siamo capaci d farlo: cioè con i nostri paradigmi teorici.


Il capire il quando e il come comunque la ns mente sappia fare "scelte" , sappia "intuire" la strada "giusta" , sappia quindi vedere in qualche modo i sui STESSI limiti, è argomento meta-fisico che per forza di cose trascenderà sempre i linguaggi che essa usa!

In effetti i cortocircuiti della logica (cioè del linguaggio del puro ragionamento mentale) si hanno sempre (come anke qui già sapevano i greci) quando all'interno del linguaggio formalizzato o si parla di "infinito" oppure si costruiscono concetti "autoreferenziali" tali da trascendere appunto il linguaggio in cui sono espressi (si pensi alle famose forme del paradosso del mentitore e del teorema di Godel).

facciamo un altro passettino: la fisica.
Perchè sembra che la natura si comporti cosi "elegantemente" ai nostri occhi?
In altri termini, xkè la matematica (costruizione astratta) sembra funzionare cosi bene al punto da far credere ai fisici che la natura sia davvero matematizzabile?


Chiudiamo il cerchio:
la matematica stessa e la logica classica aristotelica non sono altro che modi di parlare della ns mente ricavati dai FATTI.

Ecco allora che nn stupisce se poi applicando ai fatti stessi del mondo quei modelli costruiti per astrazione da essi, questi modelli funzionino!

Attenzione: di fatti per capire x es. alcune proprietà della MQ, la logica cosi detta classica non serve piu a un bel niente! occorre una logica che non contempli x esempio il principio del terzo escluso.

Quindi dire che la matematica funziona sempre, è vero solo limitatamente alle esperienze (fisica classica) da cui essa stessa viene astratta!

MA cmq vadano le cose noi siamo sempre vigili e riusciamo sempre a guardare le cose "dal di fuori" (qsta è l'anima del ns spirito critico no alla fine?) attraverso a sintesi di concetti a priori, e di concetti ricavati dall'esperienza, uniti a volte in modo "strambo" e forse casuale, ma che c portano a dire frasi come: "questa strada è corretta" o piu semplicemente "il fine che m prefiggo è A anzichè B".


Ultimo passo: quello che chiamiamo quindi meta-fisica quindi da dove deriva?
forse appunto da una miscela (casuale forse) di intuizioni a priori e di idee sintetiche a posteriori.

cmq sia... ogni linguaggio umano sarà sempre un gioco complessissimo che continua a saltare tra forma e meta-forma a seconda d schemi "meta-fisici" cioè che trascendono il linguaggio stesso.


ecco xkè scnd me nn è utile mischiare linguaggio e cose inerenti alle sue regole , se no cadiamo nei soliti infiniti minestroni.

ciao
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