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Leggi ed obbedienze.
Caro Gargettio,
dichiari:
"Sono ancora convinto che Socrate abbia sbagliato a considerarsi obbligato (dalla sua etica) a suicidarsi, anche se non sono più convinto che egli sia obbligato a non suicidarsi. ".
Ma dove mai hai letto ch'egli abbia voluto spontaneamente uccidere sé stesso ?:
altro è che alcuno ottemperi ad una sentenza legittima, in virtù della quale egli sia stato condannato a morte; altro che alcuno voglia spontaneamente e deliberatamente morire, per fastidio o spregio della vita o per qualsiasi altra ragione sua privata.
Non altrimenti, non puoi per ciò accusare il carnefice per delitto d'omicidio, perché egli esegua una sentenza di morte legittimamente emessa, secondo le leggi d'una società civile.
Socrate perciò morì, perché non volle violare le leggi patrie; non morì perché volle, per suo consiglio deliberato e privato, ripudiare la vita.
Concludi:
"senza contare che probabilmente ci mancano alcune informazioni. La cosa migliore sarebbe dialogare con Socrate e capire meglio il suo punto di vista, i suoi principi etici e le argomentazioni che ha utilizzato, e poi iniziare un'eventuale critica. Ma questo, purtroppo, è solo un sogno.."
Un sogno ?; suppongo Tu abbia letta la "prosopopea delle leggi" nel dialogo "Critone"; l'esplicazione di Socrate, al meno nell'interpretazione di Platone, è chiarissima:
egli non fugge perché rispetta ed obbedisce alle leggi patrie, di quella città in cui egli è nato, cresciuto e vissuto cittadino; leggi, le quali esigono il rispetto e l'obbedienza di tutti i cittadini, finché vigono, se al meno gli uomini vogliano vivere in modo civile.
Si può disputare se gli uomini possano pur vivere altrimenti, che consociati in città; ma non si può negare che, ripudiando l'obbedienza alle leggi, si dissolva non solo l'ordine e la vita civile, ma anche la città stessa, la quale si fonda su norme vigenti per consenso comune.
Anakreon.
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