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Vecchio 05-11-2008, 20.05.58   #3 (permalink)
albert
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Riferimento: Achille e la Tartaruga e altri paradossi

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Originalmente inviato da epicurus
Tu proponi la soluzione classica, cioè, tramite l’analisi matematica delle serie, osservi come la serie 0,9 + 0,09 + 0,009 + … converga a 10. Ma non sei soddisfatto. La soluzione ti sembra sbagliata perché, probabilmente a livello inconscio, equipari lo scorrere di infiniti istanti con lo scorrere infinito del tempo. Invece, è proprio la matematica che ci mostra come le due cose siano distinte in una serie convergente: la serie converge in un tempo finito, anche se gli istanti temporali sono infiniti. Forse è controintuitivo (come lo è la MQ) ma è così.

Non c’è dubbio (nell’articolo non dico che è sbagliata, solo che “ci lascia insoddisfatti”). Rimane che è controintuitivo, per cui intimamente lo sentiamo come paradosso (questa storia di Achille è un vero best-seller …). Secondo me la soluzione quantistica è più intuitiva.

Citazione:
Originalmente inviato da epicurus
La MQ smonta solamente la nostra idea di descrivere completamente un sistema, ma non ci dice che l’importante è prevedere. La MQ, per inciso, non ci dice che se stessa serve solo per prevedere il risultato delle misure.

Non sono d’accordo. Cito ancora Landau, solito libro:

“Siamo ora in grado di formulare l’impostazione del problema della meccanica quantistica. L’impostazione tipica del problema consiste nel prevedere il risultato di una nuova misura a partire dal risultato noto delle misure precedenti”

Citazione:
Originalmente inviato da epicurus
D’altro canto, si interpreta comunemente la MQ come se l’indeterminazione fosse reale (ontologica), non solo epistemica. Questo mostrerebbe che la MQ va oltre alla mera predizione.

Come sai, per me “ontologico” è una parolaccia

Citazione:
Originalmente inviato da epicurus
Io invece credo che quella di Platone non sia la concezione che abitualmente usiamo. Credo che l’uomo comune, come pure il filosofo accorto, smonterebbe in quattro e quattrotto il paradosso, anzi farebbe fatica a concepire questo come un paradosso. Hai ragione, comunque, a dire che il paradosso esce se si concepiscono le idee (i concetti) come oggetti che esistono indipendentemente da noi in un qualche mondo.
Ma l’uomo della strada, allora, cosa direbbe? Semplicemente osserverebbe che i concetti sono concetti intrinsecamente sfumati al confine. Tutto qui. Anche tu sembri sostenere questa posizione, ma mi pare che tu ponga troppa enfasi sulla questione

Hai ragione, forse un po’ troppa enfasi ….

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Originalmente inviato da epicurus
Non capisco che cosa stai negando quando dice che non ci sono categorie indiscutibili e/o oggettive. A parte il fatto che il confine semantico dei termini sia smussato, non vedo perché dovremo dire che il riconoscimento di un individuo come appartenente ad una data categoria sia sempre soggettivo. Se io vado a prendere una pipa e mi metto a fumarla, io posso dire che (oggettivamente) quella è una pipa, e il mio non è un giudizio semplicemente soggettivo.

Il giorno che riuscirò a convincere qualcuno dei forumisti della bontà della mia teoria sarà un gran giorno
I motivi per cui secondo me è meglio dire che ogni giudizio (anche dell’appartenenza di una entità ad una categoria) è soggettivo sono:
- vi sono senz’altro delle situazioni in cui l’appartenenza è dubbia (rana o girino?)
- anche quando siamo sicuri, in realtà ci potrebbero essere delle cose che ci sfuggono: quella che sotto l’influsso di ciò che ci volevi fumare pensi essere una pipa potrebbe essere tutt’altro
- e allora perché non semplificare le cose è dire che – di base – ogni giudizio è soggettivo, anche se in molte circostanze diamo giudizi concordi? E' una concezione più semplice e più elegante.

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Originalmente inviato da epicurus
Spetterà alla nostra ragionevolezza, e a quanto bene abbiamo imparato una lingua, determinare quanto spingersi in là e dove riconoscere un confine ragionevole del campo semantico di un termine. Certo, non tutti concorderemo esattamente su dove sia situato tale confine, ma, come tu riconosci, in generale gli accordi saranno molto frequenti. E tali accordi non sono frequenti perché nel mondo ci sono innumerevoli regolarità, semplicemente perché a tutti ci è stato insegnato lo stesso linguaggio (e modo di pensare).

Ma se non ci fossero innumerevoli regolarità nel mondo hai voglia a insegnare a tutti lo stesso linguaggio ….

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Originalmente inviato da epicurus
Su questa questione (Il Paradosso del Gatto) ho un’osservazione generale e una domanda. L’osservazione generale è che mi pare che continui ad estendere la MQ alla tua filosofia.

Verissimo.

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Originalmente inviato da epicurus
Tornando al paradosso, tu dici che anche il gatto è in sovrapposizione di stati. E questo mi porta alla domanda (o alle domande): ma cosa accadrebbe se si mettesse dentro la scatola uno scimpanzè? O un essere umano? O più esseri umani?

Scimpanzè, ornitorinchi, esseri umani: non cambierebbe nulla. Basta che non ci sia dentro io (l’osservatore).
albert is offline   Rispondi citando