Discussione: Una religione virtuale
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Vecchio 27-02-2009, 15.55.36   #4 (permalink)
Giorgiosan
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Riferimento: Una religione virtuale

Citazione:
Originalmente inviato da emmeci
L’essenza di quello che propone la Nussbaum mi sembra essere questo: la religiosità ha una grande forza come sostegno alla convivenza degli uomini e come invito a cercare significati e valori che sorpassino quelli accolti superficialmente dagli uomini, ma presenta anche il rischio di trasformare questo suo grande potere in brama di dominio e sopraffazione non solo verso chi crede nel valore prioritario della cultura, ma di chi crede in religioni diverse, quasi che il valore della fede si estenda su una gamma di livelli diversi, dal più semplice (quella appunto dei semplici nello spirito) al più forte e intenso, che però ha il rischio di passare dalle sublimità dei mistici alla violenza cieca dei fondamentalisti.
E così la Nussbaum propone una specie di versione attenuata e più cauta (quella che io ho chiamato virtuale) della fede religiosa, una versione che quasi si avvicina al discorso della montagna: religione se non d’amore, di rispetto per gli altri, in quanto obbligati a vivere con noi in questo mondo terreno, qualunque sia la fede dalla quale ci sentiamo guidati: induismo, cristianesimo o, dirà qualcuno, taoismo e buddismo.
Tu Giorgiosan dici, mi pare, che una tale fede non basta. Però il fatto è che escludere il fondamentalismo, e con esso tutto ciò che sa di guerre di religione, mi pare un risultato importante, almeno se, come tu stesso ammetti nel tuo ultimo messaggio, si deve partire da un umanesimo. E poi, sarebbe davvero una religione debole? O la più forte se, dando l'addio ai dogmi delle chiese e alle superstizioni dei popoli, lascerebbe alla fede la sua virtù essenziale, cioè quella di credere in un Dio che è solo assoluto. Una virtù, dunque, non certo virtuale.

Mah... .

Quelli che professano una fede religiosa si lasciano guidare dagli insegnamenti morali di quella, che sono sempre più esigenti di qualsiasi morale umanistica.

L' umanesimo morale ha già come riferimento quei diritti universali dell'uomo codificati dalle Nazioni Unite.

Vedi, i dogmi "irragionevoli" non entrano a fare parte della spiritualità profonda mentre quelli che fissano verità credute non sono di peso, al contario sono custoditi dagli stessi fedeli.

La superstizione è una fede malata o infantile che non si sradica con la ragione perché alberga nei meandri complicati della mente. Prova ne sia che "soffrono" di superstizione anche persone di cultura.

Infine anche supponendo che questa specie di "esperanto" religioso che è solo annunciato formalmente, mi sembra di capire, , come potrebbe prendere consistenza reale senza avere qualche principio basilare, senza almeno avere qualche regola morale definita, dei "dogmi" insomma.

E ci sarebbe sempre un elite intellettuale che pretenderebbe di essere più razionale della massa, e singoli individui che per fascino personale o per capacità dialettiche guiderebbero questo movimento.
...E poi ci sarebbero pubblicazioni, libri, comunicazione che la ideologizzerebbero, per volontà di potere e per interesse economico.

Non si chiamerebbe "chiesa", parola di origine greca, ma probabilmente con un'altra parola di origine "americana" che la farebbe "suonare" come nuova mentre in realtà sarebbe sempre la vecchia storia, solo più ingenua... ma l'ingenuità non è una virtù.
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ut unum sint
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