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Vecchio 07-03-2009, 11.43.53   #4 (permalink)
La_viandante
stella danzante
 
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Riferimento: Soggetti e nuove tecnologie tra dimensione sistemica e nuove socialità.

Ringrazio per aver riesumato questo mio thread e potermi dar modo di continuare un argomento che mi appassiona molto. Passando attraverso alcuni spunti che avete dato vorrei aprirne altri man mano che si affollano nella mia mente.
Una delle prime cose che accende una lampadina è utopia, la parola che letteralmente nella sua etimologia indica il non luogo e immediatamente mi richiama alla mente una delle ultime cose che mi è capitato di leggere.
Riallacciandomi anche all’altro thread di Neve sulle modalità dell’essere ed il social network è, l’ambito internettiano, solo una delle accezioni in cui possiamo usare la parola “virtuale” giacchè già prima che internet facesse la sua comparsa tante occupazioni un tempo umane non solo da oggi sono svolte da macchine, pensiamo agli sportelli automatici, il prelievo al bancomat, i distributori automatici, questi sono ambiti in cui non si creano delle relazioni tra due uomini, la comunicazione esce dal soggetto e si esaurisce nella macchina, senza un “osservatore”. L’individuo è dunque in una relazione che non ha “luogo”. in una comunicazione reale c’è chi produce il messaggio in uscita e il ricevente, ma nella moderna comunicazione c’è il mezzo di mezzo, lo strumento, e se tanto l’ho avversato ad una prima lettura, oggi devo ricredermi, McLuhan aveva perfettamente ragione, è il mezzo a costituire la comunicazione, ma non solo! la comunicazione stessa è l’essere, non è il mero pensiero che mi dimostra di esistere, è la sua comunicazione ad altri che mi dà conferma di esistere, ma il mezzo stesso plasma la comunicazione e il mio messaggio non è già più me.
Per fare un paragone Dostoevskij fa dire al Grande Inquisitore rivolto a Cristo stesso, in persona “Tu hai trasmesso tutto al papa e quindi ora tutto è nelle mani del papa” per assurdo se anche dio in persona fosse venuto giù sulla terra il suo messaggio non avrebbe nessuna speranza di essere accolto, l’uomo se n’è fatto mezzo, la chiesa è quel messaggio e Cristo stesso non ha nessuna speranza di ottenere giustizia. Neppure l’assoluto fatto persona per assurdo potrebbe sottrarsi a questa legge.
Mi son persa per strada l’utopia, bene Zigmunt Bauman ne parla ampiamente nell’ultimo capitolo del suo Modus Vivendi, inferno ed Utopia (appunto) nel mondo liquido.
Citando autori come Tommaso Moro e Oscar Wilde dà a questa parola il suo senso originario molto diverso da quello che oggi si è soliti darle, il non luogo non è sinonimo di chimera, illusione irrealizzabile, è qualcosa verso cui tendere, il motore stesso del progresso, quello che nel mondo solido, il mondo dei produttori costituiva il fine cui giungere attraverso un cambiamento dello stato delle cose, profondamente ingiusto ad uno stato di felicità di giustizia sociale e tanto altro. Nel mondo dei consumatori invece l’utopia è la costante perenne corsa alla soddisfazione di bisogni senza che li si possa mai soddisfare, perché sempre nuovi: il non luogo per l’appunto.
Tornando a Dostoevskij che intendeva esprimere il suo smarrimento da credente davanti a quello che lui riteneva essere il tradimento della Parola io penso invece che non di tradimento si tratta ma di corso naturale e inevitabile delle cose, qualunque mezzo finisce per essere il messaggio stesso, traduce e tradisce per ovvie ragioni le parole, le stesse parole attraversando diversi ambiti e situazioni diventano tutt’altro da ciò che erano in origine, come utopia nel corso dei secoli e come una qualsiasi parola o insieme di parole attraverso il mezzo che le ricrea.
Il mezzo stesso sta cambiando la semantica e attraverso questa l’identità della persona. L’essere.
Per ora penso di fermare qui il post, ma da quanto detto immagino che chiunque possa avvertire la necessità di porre un limite, di tentare per lo meno di arrestare questo processo, magari andando a recuperare proprio le cose nel loro senso originario, l’utopia come fiducia dell’uomo in se stesso, nelle sue possibilità attraverso l’uso di uno dei suoi strumenti, la Ragione per invertire la rotta fin qui protratta. Mi riservo di tornarci nuovamente su magari aspettando altre vostre riflessioni, da cui ripartire
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rido di me di te di tutto cio' che di mortale c'e' e che mi piace tanto tanto tanto tanto
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