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Vecchio 27-03-2009, 05.54.07   #50 (permalink)
albert
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Riferimento: Achille e la Tartaruga e altri paradossi

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Originalmente inviato da nexus6
Ne ho parlato io per tentare di interpretare quanto hai detto. Non puoi da una parte considerare il caso proposto da Zenone un'astrazione e poi, però, volervi applicare la meccanica quantistica. Le astrazioni procedono per gradi e sicuramente volendo rendere più realistica la situazione bisognerebbe considerare urti e repulsioni, ben prima che l'effetto dell'indeterminazione quantistica, 'inesistente' in questa situazione come mostrato dai calcoli precedenti. Per analizzare tale paradosso, Achille e la tartaruga possono essere considerati tranquillamente come due 'punti materiali' e la soluzione spetta dunque alla meccanica elementare o all'analisi matematica. Complicarsi le cose significa spostare l'attenzione dal nucleo del ragionamento di Zenone.

Se stiamo al gioco di Zenone dobbiamo farlo fino in fondo. Il paradosso si può facilmente demolire con gli aspetti pratici. Quando le distanze diventano piccolissime, dovremmo ad esempio chiederci quale molecola di Achille e della tartaruga dobbiamo considerare, calcolare la repulsione coulombiana etc. Dobbiamo quindi trascurare molti aspetti. Perché non trascurare anche la quantistica? Perché gli effetti quantistici diventano maggiori al diminuire delle distanze, ed il senso del paradosso sta proprio nell’esasperare il rimpicciolimento degli intervalli.

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Originalmente inviato da nexus6
una certa cosa non può essere misurata ('neppure da un punto di vista teorico', sic...)

Non capisco perchè questo “neppure dal punto di vista teorico” ti stia tanto indigesto. Non sarebbe così irragionevole (per uno che non conosca la m.q.) pensare che l’incapacità di misurazione dipendesse da difficoltà tecniche, ed in linea di principio si potesse pensare di superarla.

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Originalmente inviato da nexus6
se, come affermi, una teoria 'non deve darci un'immagine del mondo' ed essa ci dice che una certa cosa non può essere misurata ('neppure da un punto di vista teorico', sic...), non puoi giungere alla conclusione che quella data cosa dobbiamo evitare di comprenderla nella nostra visione del mondo, cioè non lo puoi dire in base alla teoria, ma solo in base a tue personali assunzioni meta-teoriche ovvero meta-scientifiche ovvero filosofiche.

Concezione generale (aka filosofia) -> la nostra conoscenza deriva dalle teorie scientifiche, ma queste non ci danno un’immagine del mondo, solo informazioni su di esso
Teoria scientifica -> la distanza tra Ak e la tartaruga al millesimo giro non si può misurare
Conseguenza -> non preoccupiamoci di che fine ha fatto la distanza tra Ak e la tartaruga, diciamo che non esiste e basta

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Originalmente inviato da nexus6
Buon senso è avere la consapevolezza che la propria personale conoscenza è un'infima porzione della conoscenza umana;

Avevo chiesto una definizione di “buon senso”, non mi sembra che queste frasi la siano. Il fatto che “la propria personale conoscenza è un'infima porzione della conoscenza umana” secondo me è importante ma ovvio, e non vedo in che modo possa essere il tratto fondamentale di quello che chiamiamo “buon senso”. Uno può essere consapevole fin che si vuole della propria limitatezza e poi adottare lo stesso comportamenti insensati, non credi? O tutti i comportamenti “non di buon senso” sono dovuti alla presunzione di sapere tutto?

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Originalmente inviato da nexus6
Trovo, personalmente, piuttosto triste e privo di spirito umano questo tuo periodo: L'accumularsi di conoscenza di vario genere implica il parallelo accumularsi di domande che prima non avevano possibilità di essere espresse e trovo che tentare di scansarle, etichettandole come non sensi, sia solo sintomo di cattiva filosofia. Per non parlare poi delle domande esistenziali che caratterizzano più di altre l'essenza stessa dell'uomo: bandirle in virtù di una presunta, ma falsa razionalità, trovo che sia simbolo di povertà intellettuale, mascherata da semplicità.

Secondo me è profondamente sbagliato pensare che, bandendo metafisica, paranormale, etc., automaticamente non ci si possa più occupare dei “bisogni esistenziali” dell’uomo, se vuoi di quello che W. chiama “il Mistico”. Proprio per questo nell’ultimo post avevo copiato alcune frasi del Tractatus.

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Originalmente inviato da nexus6
Prima, dunque, del volumetto 3. del Landau (visto lo citi), bisognerebbe avere una bella coscienza del primo e del secondo, anche se con essi si può affascinare di meno il grande pubblico.

Visto che li tiri in ballo, ci sono anche lì spunti per discussioni di interesse generale. Nel primo, la derivazione delle leggi del moto da principi astratti, omogeneità ed isotropia dello spazio, omogeneità del tempo ed il principio di minima azione. Nei primi due capitoletti del secondo, la discussione sulla relatività ristretta.

Non mi pare che si possa dire che “riflessioni.it” raggiunga “il grande pubblico”. Se questo accadesse, però, non vedo che male ci sarebbe. Ho l’impressione che tu pensi che questi argomenti debbano riservati ad un nucleo di eletti, meglio se trattati in modo incomprensibile alla maggioranza di “incolti”. Visto che abbiamo parlato di Lev Landau, non si era tirato indietro quando aveva dovuto insegnare agli incolti quadri di partito, facendo invece delle lezioni eccezionali, ed ha scritto un libro straordinario che fa parte di quella divulgazione su cui hai tante riserve, “La fisica per tutti”, che sarebbe secondo me un ottimo testo per le scuole superiori.

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Originalmente inviato da nexus6
Ciao albert

Ciao nexus, e grazie per la discussione.

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