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Vecchio 06-08-2009, 17.18.01   #6 (permalink)
Donalduck
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Riferimento: Dieci domande per riflettere!

1) Che cos’è per lei la felicità?

Una condizione in cui posso usare tutte le mie facoltà, senza tabù e restrizioni, per esplorare i mondi in cui vivo e per partecipare alla loro evoluzione, evolvendo io stesso. E in questo processo creare armonia e bellezza nei limiti delle mie possibilità, nell'esercizio della creatività e nella relazione con gli altri. Tutto questo con la libertà di farmi guidare dal mio giudizio personale, senza sottostare ad alcuna legge (giuridica o morale) se non quelle che stanno scritte nella mia stessa natura.

2) Cos’è per lei l’amore?

La forza creatrice e perciò costruttiva, armonizzante, aggregante, organizzante, evolutiva

3) Come spiega l’esistenza della sofferenza in ogni sua forma?

Il mondo fisico mi sembra sotto l'azione di forze di natura spirituale che tentano di penetrare la materia in maniera sempre più profonda e totale, infondendole organizzazione e coscienza. Questo processo in cui lo spirito deve vincere la resistenza, l'inerzia della materia, avviene in maniera più o meno fluida. Quando manca la fluidità, l'armonia, si generano, tensioni, pressioni, attriti, scontri, lacerazioni. Sono i casi in cui la volontà dello spirito è mal dosata o mal esercitata, trasformandosi in violenza.
Penso a un filo aggrovigliato: solo con molta pazienza ed esercitando azioni molto ben indirizzate e calibrate riesco a sciogliere il groviglio. Se mi irrito, la consapevolezza viene temporaneamente a mancare, la volontà ha una stupida impennata e il risultato sarà un'azione brusca, violenta, e il groviglio "soffrirà" e diverrà ancora più inestricabile di prima, e la mia volontà soffrirà la frustrazione dell'insuccesso.
In sintesi: sofferenza è una conseguenza, diretta o indiretta, di una mancanza di armonia, di fluidità, dovuta in ultima analisi a mancanza di consapevolezza.

4) Cos’è per lei la morte?

Non ho idee precise, ma solo ipotesi. Quella che mi sembra più probabile è che la morte sia la migrazione della coscienza dal corpo fisico a qualcos'altro. Il punto è se questa coscienza mantiene una continuità e come. In vita sperimentiamo l'interruzione della continuità della coscienza durante il sonno, ma in quel caso al risveglio ritroviamo la continuità con l'io che è andato a dormire. In casi di amnesia ci può essere anche un'interruzione permanente, in cui non si ritrova il collegamento con la propria identità. La morte potrebbe essere come il sonno oppure come l'amnesia, e tutto probabilmente dipende dal grado di consapevolezza che si riesce a raggiungere.

5) Quali sono i suoi obiettivi nella vita e cosa fa per concretizzarli?

In questo momento sento fortemente la sensazione di vivere in una umanità in progressivo disfacimento, che nelle sue manifestazioni collettive, obbedisce alle forze involutive dell'ego, e tenta di soffocare in tutti i modi la libertà individuale, attraverso cui si esprime lo spirito nella forma più diretta. Mi esprimo così perchè penso che l'ego sia l'espressione non della libertà, ma della schiavitù, e del sadomasochismo che la sostiene; non espressione dell'intelligenza dello spirito, ma dell'inerzia della materia.
Di conseguenza il mio obiettivo è quello di dare testimonianza dell'esistenza di un'alternativa a tutto questo, e del fatto che, se davvero vogliamo cambiare, dobbiamo lasciar perdere ogni pregiudizio e ogni legame col passato (che va conosciuto, ma da cui non dovremmo farci condizionare).
Cerco di concretizzare questo in attività artistiche

6) Abbiamo tutti un progetto esistenziale da compiere?

Mi sembra probabile. Molti indizi mi fanno pensare che siamo (o siamo anche) degli elaboratori di informazioni, e che attraverso questa elaborazione aumentiamo la conoscenza e l'intelligenza del "tutto", e magari anche di qualcosa di meno onnicomprensivo.
Se seguiamo la nostra natura senza restrizioni e condizionamenti (possiamo sperimentarlo solo approssimativamente in alcuni momenti) siamo portati ad esercitare la nostra creatività, le nostre abilità con tutto quello che abbiamo a disposizione e quello che ci dà piacere e gioia è riuscire a creare qualcosa di bello, di utile, creare e sentire armonia con gli altri, tutte cose che sono conseguenza dell'agire consapevole, in maniera sempre più efficace, intelligente e rispettosa della natura delle cose e degli esseri.
Ogni essere rappresenta un punto di vista diverso della coscienza, e una possibilità specifica di acquisire conoscenza e intelligenza, quindi ognuno può dare un contributo peculiare e originale all'evoluzione totale.

7) L’individualismo viene sempre più esaltato e questo sembra determinare una involuzione culturale, cosa ne pensa?

Se per individualismo si intende mettere al centro l'individuo, penso che non è affatto vero che l'individualismo sia esaltato dalle nostre società, anzi il contrario. Quello che viene esaltato è l'ego, che è tutt'altra cosa dell'individuo, ossia della coscienza individuale.
L'individuo, per realizzarsi deve essere libero il più possibile, quindi soggetto a meno restrizioni possibili. Invece siamo pieni di leggi, regolamenti, istituzioni di ogni tipo che ci condizionano e ci sottraggono tempo ed energia in continuazione. L'organizzazione sociale è sempre basata sul modello padrone-schiavo. Il concentramento del potere su pochi individui a scapito di quello di tutti gli altri è considerata una cosa lecita, la lotta per il potere con ogni mezzo una cosa naturale e inevitabile. Questo significa annientare l'individuo. Se anche i pochi detentori del potere fossero realizzati (cosa che non è, dal momento che obbediscono a forze cieche e involutive, non alla loro natura umana, per la quale il potere in sè stesso non ha valore alcuno), sarebbero sempre pochi, mentre la maggioranza vivrebbe (come vive) oppressa e impossibilitata ad esprimersi e agire liberamente.
Penso inoltre che questa tendenza involutiva e violenta, oppressiva, sadomasochista, sia alla base della nostra intera civiltà in ogni parte del mondo sin dai primordi, e che per evolvere dobbiamo compiere una svolta verso qualcosa di totalmente nuovo, senza cercare modelli nel passato.

8) Il bene, il male, come possiamo riconoscerli?

E' come chiedere come fare a riconoscere il piacere dal dolore, l'amore dall'odio...
Li riconosci e basta, dalla sensazione che provi.
Quello che fa nascere la confusione, e genera questo tipo di domande, a mio parere, è soltanto la menzogna, l'ipocrisia nella quale la nostra "civiltà" ci costringe a stare immersi.
Nel momento in cui compiamo un'azione che sappiamo essere malefica, ma che la nostra società approva o incoraggia, abbiamo una sensazione di male che viene dalla consapevolezza, e una sensazione di bene che viene dall'approvazione sociale. Se cediamo all'ipocrisia sociale, cominciamo a costruire, o soltanto avallare, una montagna di frottole che sostengano l'insostenibile, spacciando il male per bene. Le religioni sono maestre in questo tipo di mistificazione, le morali convenzionali e le ideologie ottime allieve.
Il fatto è che la guida ce l'abbiamo incorporata, di fabbrica, e dovremmo decidere una buona volta a utilizzarla e prenderci la responsabilità delle nostre azioni, anziche rifarci a norme di varia provenienza o "verità rivelate"

9) L’uomo, dalla sua nascita ad oggi è sempre stato angosciato e terrorizzato dall’ignoto, in suo aiuto sono arrivate prima le religioni e poi, con la filosofia, la ragione, cosa ha aiutato lei?

La scoperta che posso esplorare il mondo interiore (che considero la manifestazione più diretta dello spirito), e che questa esplorazione non l'avevo mai fatta (e normalmente non viene fatta) a causa della miriade di condizionamenti sociali che fanno di tutto per farci vivere in una dimensione esclusivamente esteriore, sociale, collettiva, cercando di screditare e mistificare tutto quello che riguarda l'interiorità e la spiritualità, fornendoci risposte preconfezionate e inattendibili o addirittura ridicole, rese credibili a forza di "lavaggi del cervello" (ma si tratta in effetti di inquinamento del cervello) e violenza per chi cerca di sottrarsi o dissentire.
Da questa scoperta è venuta la consapevolezza di avere una libertà virtuale e di non esercitarla, la libertà di indagare direttamente, senza intermediari o interpreti di sorta "quello che è" nel mio mondo interiore, il che se non mi ha liberato ancora dalla paura, l'ha considerevolmente ridimensionata, dandomi la consapevolezza che ciò che è ignoto è genera paura può essere conosciuto e reso familiare dalla conoscenza, basta essere determinato ad andare avanti, liberandomi di ogni preconcetto, con la mente sgombra e pronta ad accogliere la mia verità (ossia la verita come si presenta a me).
Sono incline a credere che questo sia l'unico modo per liberarsi della paura, e che le religioni, le filosofie e le ideologie, se non utilizzate unicamente come stimolo, come fonte di spunti di riflessione, siano soltanto d'intralcio.
Se per ragione si intende l'intelligenza esercitata fuori dall'influenza di qualunque pregiudizio di qualunque provenienza, allora posso dire che solo la ragione mi aiuta. Ma senza dimenticare che non c'è vera ragione senza libertà assoluta di pensiero.

10) Quale è per lei il senso della vita?

Il senso di qualcosa può esistere solo in rapporto a qualcos'altro. Quindi la domanda è incompleta. Bisognerebbe specificare in rapporto a che cosa la vita avrebbe un senso. E la stessa domanda potrebbe essere fatta per questo qualcosa, con una possibile ricorsione all'infinito. Tutto questo, mi pare, depone a favore della tesi secondo cui questa domanda (in un contesto così generale) non ha senso.
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