Citazione:
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Originalmente inviato da Giorgiosan
Che cos’è per lei la felicità?
Uno stato di libertà interiore, questo mi pare vero e profondo, che implica l'aver compreso e che ha come conseguenza un senso di armonia tra me e ciò che mi circonda accompagnata da una calma esaltazione del mio essere, delle mie facoltà e dei miei sentimenti.
Cos’è per lei l’amore?
Nella attuale condizione umana un profondo dolore accompagna inevitabilmente l'amore, considerando il prossimo come me stesso, quale atto imprescindibile che è, per me, una meta a cui tendere.
Il desiderio di amare e quindi l'Amore ci permette di andare oltre all'esistenza biologica e ci fa Essere.
E' una energia creatrice e perciò costruttiva, armonizzante, aggregante, organizzante, evolutiva
Come spiega l’esistenza della sofferenza in ogni sua forma?
La scuola dell'essere per Essere.
In altre parole la sofferenza è una necessità biologica, ma anche la presenza di un grande amore.
Senza la sofferenza non si potrebbe raggiungere la felicità cui tendiamo, la sofferenza mi pare un "bruciore" che ci libera dalle scorie.
Un segnale provvidenziale che ci indica che qualcosa non va.
Mi fa pensare ad un filo aggrovigliato; qualcuno lo ha paragonato al risvolto di un tappeto ove sono ben visibili i nodi e gli artifizi che producono il disegno.
Con linguaggio che sarebbe piaciuto a T. de Chardin:
mi sembra che il mondo fisico sotto l'azione di forze di natura spirituale che tentano di penetrare la materia in maniera sempre più profonda e totale, infondendole organizzazione e coscienza. Questo processo in cui lo spirito deve vincere la resistenza, l'inerzia della materia, avviene in maniera più o meno fluida. Quando manca la fluidità, l'armonia, si generano, tensioni, pressioni, attriti, scontri, lacerazioni. Sono i casi in cui la volontà dello spirito è mal dosata o mal esercitata, trasformandosi in violenza.
A queste tre prime domande ho trovato feconde le risposte che avete dato prima di me e non ho trovato migliori argomenti.
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Cos’è per lei la morte?
La morte è un cambiamento di stato: allo stesso tempo una riduzione ed una amplificazione.
Riduzione della vita biologica ed amplificazione della vita dello spirito, nella quale persiste una bio-logia dello spirito, che non può prescindere da ciò che è stata la vita biologica, ovviamente.
Se la vita biologico-spirituale si paragonasse al vino, la vita della persona spirituale potrebbe paragonarsi all'acquavite che dal vino si è andata distillando e ne conserva, in altro modo, i profumi ed i sapori, esaltandoli.
Alcunché che non sia stato vissuto nell'esistenza biologica-spirituale-storica può essere "ritrovato" al di là della morte.
Si potrebbe paragonare la vita al di là della morte alla vita onirica i cui contenuti ed esperienze sono conseguenza dalla vita non-onirica, in tutti i suoi sensi.
La morte non è soluzione di continuità della vita.
La morte non è perdita dell'individualità.
Quali sono i suoi obiettivi nella vita e cosa fa per concretizzarli?
Divenire migliore, relativamente al mio modello di riferimento, per vivere più felicemente la vita e per vivere nel modo migliore possibile l'appuntamento imprescindibile con la morte.
Abbiamo tutti un progetto esistenziale da compiere?
Se lo abbiano tutti non so.
Per quanto mi riguarda rifletto piuttosto sulla predestinazione, vale a dire che se progetto c'è, il progettista non voglio essere io o perlomeno non solo io.
L’individualismo viene sempre più esaltato e questo sembra determinare una involuzione culturale, cosa ne pensa?
Dipende dal rapporto individualismo-collettivismo: in alcuni casi il rapporto e squilibrato in un senso, in altri nel senso opposto.
Per me il punto di equilibrio è la simultaneità fra me ed il prossimo senza che venga alienato nulla della mia individualità, nè di quella del mio prossimo.
Una sola individuale coscienza come una coscienza collettiva sono ideologie nichiliste... ma il nulla non è.
Il bene, il male, come possiamo riconoscerli?
Con la coscienza morale, con la nostra individuale coscienza morale.
Ognuno, secondo la propria esperienza culturale, emotiva, esperienziale e morale, evolve la propria coscienza e quella può seguire quale criterio per discernere il bene dal male...per fede.
L'essere umano vive di fede.
L’uomo, dalla sua nascita ad oggi è sempre stato angosciato e terrorizzato dall’ignoto, in suo aiuto sono arrivate prima le religioni e poi, con la filosofia, la ragione, cosa ha aiutato lei?
La fede.
Quale è per lei il senso della vita?
L'evoluzione.