|
Riferimento: Dieci domande per riflettere!
1) Normalmente le grandi domande sull’esistenza nascono in presenza del dolore, della malattia, della morte e difficilmente in presenza della felicità che tutti rincorriamo, che cos’è per lei la felicità?
Credo che la felicità sia personalità, e quindi primariamente stare bene con se stessi.
2) Cos’è per lei l’amore?
L'amore è donare se stessi a un'altra persona.
3) Come spiega l’esistenza della sofferenza in ogni sua forma?
La sofferenza è una parte essenziale della vita umana, qualcosa che comunque ci insegna a crescere e con la quale bisogna imparare a convivere.
4) Cos’è per lei la morte?
La morte più grande per un essere umano credo sia rappresentata dalla solitudine.
5) Sappiamo che siamo nati, sappiamo che moriremo e che in questo spazio temporale viviamo costruendoci un percorso, per alcuni consapevolmente per altri no, quali sono i suoi obiettivi nella vita e cosa fa per concretizzarli?
E' molto importante nella vita avere degli obiettivi. Sono qualcosa di essenziale, che ci aiutano a tirare avanti. Il mio obiettivo principale al momento è quello di imparare al meglio il mestiere di giornalista, che sto intraprendendo in testate locali, e di imparare bene la lingua inglese per provare ad entrare in una scuola di giornalismo. Inoltre spero di trovare una ragazza seria e in gamba con la quale poter vivere e creare una famiglia.
6) Abbiamo tutti un progetto esistenziale da compiere?
Ognuno di noi ha delle qualità, e sicuramente non ci può essere al mondo alcuna persona inutile, priva di uno scopo. Quindi credo di sì. Ognuno di noi ha un progetto esistenziale da compiere.
7) Siamo animali sociali, la vita di ciascuno di noi non avrebbe scopo senza la presenza degli altri, ma ciò nonostante viviamo in un’epoca dove l’individualismo viene sempre più esaltato e questo sembra determinare una involuzione culturale, cosa ne pensa?
Penso che sia sempre importante tenere presente il valore relazionale della nostra vita. L'egoismo non porta mai a niente di utile. Nel nostro lavoro, nei nostri rapporti personali, privati, nella nostra famiglia, in tutto ciò che facciamo dobbiamo sempre cercare di tenere presente l'alterità. Sono d'accordo con quanto scritto nella domanda: la vita di ciascuno di noi non avrebbe scopo senza la presenza degli altri. Sono gli altri a dare un senso alla nostra esistenza e contemporaneamente noi a dare un senso alla vita degli altri.
8) Il bene, il male, come possiamo riconoscerli?
Credo si possano riconoscere tenendo presente il limite delle nostre libertà. La mia libertà finisce dove comincia quella di un altro. Rispettare il prossimo è un modo per agire bene, al di là delle differenze culturali che esistono nel mondo. Riconosco spesso il male che faccio, nel sentimento di offesa che provoco nei confronti del mio prossimo.
9) L’uomo, dalla sua nascita ad oggi è sempre stato angosciato e terrorizzato dall’ignoto, in suo aiuto sono arrivate prima le religioni e poi, con la filosofia, la ragione, cosa ha aiutato lei?
Mi ha aiutato tanto la fede. Mi hanno aiutato tante persone, e anche la lettura di alcuni libri. L'ignoto spesso mi interroga, a volte mi terrorizza. Le migliori risposte alla paura dell'ignoto le ho certamente trovate nella religione in cui credo, e nell'aiuto di persone care.
10) Quale è per lei il senso della vita?
Il vero senso della vita credo sia vivere bene con se stessi, e amare per quanto possibile le persone che ci circondano.
__________________
"Perché ho accolto l'invito dell'amico Giorgio Rochat a raccontare quegli anni terribili? Perché ho voluto rivivere il mio fascismo, la mia guerra fascista, la mia guerra partigiana? Perché credo nei giovani. Perché voglio che i giovani sappiano".
Nuto Revelli, Le due guerre.
"Alla fine mentre ricostruivamo il passato (traversato da continui moniti a non dimenticare perché non succeda più) ci siamo resi conto che quel che ascoltavamo come esecrabile racconto del passato lontano era presente e vicino, continuava ad avvenire sulla scena del mondo. Così quelle memorie marginali sono oggi ancora dolorosamente al centro della scena della guerra, e della morte che ci accompagna e che segna anche il futuro, le nostre vite, quelle delle democrazie occidentali, quelle dei nostri nipoti, apocalissi quotidiane, il passato si è fatto futuro, ascoltando donne e uomini dimenticati ci siamo trovati nella frontiera più attuale del mondo".
Pietro Clemente, Postfazione. A ora incerta. In "Poetiche e politiche del ricordo. Memoria pubblica delle stragi nazifasciste in Toscana", Carocci editore, Roma, 2005.
|