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Riferimento: Benvenuti
Caro amico «scettico», sapevo che non era facile risponderti in poche righe.
Tu continui a porre il problema in termini filosofici, ma – lo sai già fin troppo bene - non esiste una soluzione filosofica a tali problemi.
Un aneddoto buddista parla di un uomo che, in mezzo ad una foresta, viene colpito da una freccia avvelenata. Sarebbe forse ragionevole – domanda il Buddha – che tale uomo, prima di farsi estrarre la freccia e farsi curare, esigesse di conoscere con precisione chi è stato colui che ha scoccato la freccia e per quale motivo l’abbia fatto?
In questo senso, la Psicosintesi non si rivolge all’uomo che possiede la serenità e il tempo necessari per trastullarsi con idee filosofiche... si rivolge a colui che è inquieto e avverte che la direzione impressa alla propria vita si è rivelata fallimentare: non lo sta portando a nulla di significativo. Insomma, possiede una «coscienza infelice».
Ti prego di rileggere con attenzione la mia precedente risposta.
L’aspetto 'scientifico' della Psicosintesi sta nell’esperienza clinica. L’individuo fa esperienza concreta, reale, di questi ampliamenti di coscienza. Chiunque abbia fatto un certo tipo di Lavoro può testimoniarlo. Chi invece questo Lavoro non l’ha fatto è destinato a impiegare lunghi anni in elucubrazioni mentali che mai lo porteranno a fare un passo concreto in direzione della coscienza dell’Unità. Se vuoi guarire hai bisogno di una medicina; puoi leggere le istruzioni sul flacone quanto vuoi, ma se non ti decidi mai ad assumerla non potrai mai guarire. Come vedi, si tratta di una ragionevolezza molto pratica.
L’aspetto ‘religioso’ della Psicosintesi consiste invece nel costituire una Via ‘salvifica’ – passami l’espressione -, così come qualsiasi altro metodo (anche psicologico) che promette un’esistenza migliore, più integrata, autentica e creativa: insomma, più felice. É ciò che è testimoniato da tutti i veri mistici.
Il problema di fondo è se l’individuo voglia, desideri ardentemente la ‘salvezza’. Se la vuole, la Psicosintesi gli indica una via... ma non ha alcuna intenzione di cercare di convincere coloro che non desiderano incamminarsi verso la coscienza dell’Unità e non intende nemmeno dibattere intellettualmente con costoro (sarebbe inutile). Gli dice solamente: “Prova, amico mio, e vedrai che, una volta fatta esperienza, i dubbi mentali scompariranno come nebbia al sole”.
Si tratta solo di un pizzico di 'fede', non acritica, ma continuamente da verificare sul campo. Del resto, chi può dire di poter vivere senza una qualche 'fede'? Senza una 'fede' - cioè uno scopo, una motivazione che non sia in grado di offrirci una assoluta garanzia di certezza - non riusciremmo neppure ad alzarci dal letto la mattina.
Ad esempio, quale razionalità ci dice che valga la pena amare la nostra moglie o il nostro marito?
Grazie ancora, amico scettico.
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