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Vecchio 17-04-2010, 19.45.07   #6 (permalink)
ulysse
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Riferimento: Benvenuti

Ho certo capito ben poco di "psicosintesi" e devo anche dire (forse per pregiudizio) che tendo a rifiutare...soprattutto l'idea di cocienza universale come se fossimo l'uno all'altro legati in un tutto metafisco.

Ma probabilmente si tratta di una metafora generale che il terapeuta deve tenere come riferimento per proporre al soggetto e valutare il succedersi degli eventi: del resto mi pare che tutte le filosofie si affidino a schemi e ad ipotesi...non vere in se', ma come strumenti di lavoro.

Forse una delle prime ipotesi di lavoro (nella filosofia) fu appunto il mondo delle idee di Platone di cui noi non saremmo che pallido riflesso. Analogamente le nostre singole coscienze non sarebbero che un pallido riflesso della Coscienza Univerale cui tutti dovremmo confluire..in specie quando fossimo in certo qual modo psichicamente disastrati.

Per quanto ho capito (e mi scuso del linguaggio improprio) sarebbe questo il lavoro del terapeuta: riportate il supposto "disastrato" nell'ambito della coscienza universale sfruttando ogni tecnica scientifica, motivazionale o spirituale/religiosa che possa ridare "energia vitale" all'inconscio ed al conscio del soggetto...portarlo a credere insomma...in se' ..o in dio...o altro!

Certo che in tutto questo il perseguire una qualche fede ha la sua importanza:
il richiamo al misticismo non è casuale
Ma mi pare anche di capire che, oltre la psicosintesi, il porsi, nella vita, scopi autorealizzanti e soddisfacenti, concreti o spirituali che siano, da perseguire con impegno, sia già molto per rientrare nell'alveo della coscienza universale ipotizzata e salvifica.
O non è cosi?
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