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Originalmente inviato da Isolaevanescente
Ciao chlobbygarl,
le cose che hai detto sono interessantissime: "Le passioni sono la tua interfaccia con gli altri".
Questo punto di vista non l'avevo considerato, nella mia vita mi sono occupata così tanto di studiare il corpo, che ho prestato sempre poca attenzione alla mente. Altro termine che hai usato e che mi ha molto colpito è stato "evolverti".
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Banalmente, ma anche no

, le passioni costituiscono una spinta alla 'realizzazione'/intercettazione del vulnus che le scatena, lo portano dunque in 'superficie', lo rendono oggetto della tua attenzione: a quel punto la passione primaria e indistinta lascia il posto ad un desiderio lucido rispetto all'oggetto identificato, di avvicinamento o di allontanamento.Avviene così per il desiderio di amore o di odio (o di gradazioni di entrambi) verso un'altra persona o verso un qualunque altro "oggetto", cioè verso una qualunque altra situazione "oggettiva" o condizione soggettiva.
Senza passioni in grado di funzionare da tramite
affidabile tu non avresti feedback adattativi dagli
altri da te, i soli rispetto ai quali tu puoi 'configurarti' ed esistere come persona (ex.rif. filosofico <<....."gli altri siamo noi"..>>, Sartre [premessa...."l'inferno sono gli altri"], ex.rif.scientifico l'esistenza dei 'neuroni specchio') elaborando quegli stimoli in modo più o meno brillante: tutti quindi abbiamo passioni/stimolo, che siano negate in modo paradossale come nei depressi, che siano moltiplicate in modo abnorme come nei nevrotici, che siano distorte come negli psicotici e, in misura minore, nelle personalità disturbate.Le passioni sono il canale aperto tra la nostra condizione soggettiva (il tuo vissuto) e la sua distanza dalla nostra percezione del mondo, degli
altri da noi.
Se così è, ecco che le tue sensazioni appaiono del tutto fisiologiche e necessarie a darti la chance di 'evolverti', utilizzandole per avvicinarti alla percezione del mondo cui hai deciso di aderire, per ridurre quanto più possibile quella distanza o quella incompatibilità percepita, tra il tuo vissuto e quello che tu ritieni sia quello degli altri.
Abbiamo quindi bisogno di 2 modelli teorici, il primo, la tua percezione della tua storia, il secondo, il modo in cui vivi 'gli altri', entrambi ovviamente correlati ed indissolubili, e abbiamo poi bisogno di un 3° elemento che è la sofferenza o le passioni che la distanza e/o la sovrapposizione dei 2 modelli precedenti ti induce.Senza sofferenza e senza passioni a partire da quelle negative tu non avresti possibilità di evoluzione di coscienza e personalità, a parità ipotetica di esistenza dei 2 modelli teorici rappresentati e percepiti.
Prendi come esempio un soggetto afflitto da disturbo narcisistico di personalità: destrutturando la sua 'filosofia' ed interrogandolo in modo asettico su singoli aspetti di realtà, chiamandolo a convenire su osservazioni e conclusioni ipoteticamente affidabili ed equilibrate, lui non avrà
sinceramente nessuna difficoltà a convenire sulle stesse, potendo attingere tranquillamente ad entrambi i 2 modelli di "sè" e di "altri da sè" correttamente autorappresentati, dei quali cioè egli
non difetta in assoluto.Ma quando si troverà ad organizzare il suo schema di sviluppo personale, essendo anaffettivo e mancando di empatia, non avrà emozioni in grado di sorreggere l'interazione dei 2 modelli, non avrà passioni date da un rapporto sano e 'condiviso' con gli "altri".Dell'equilibrio di quei modelli teorici si farà cioè un baffo, li rifiuterà e li terrà in un limbo dal quale grosso modo non usciranno più.Si servirà invece di 2 nuovi modelli che la mancanza di passioni
affidabili e di empatia renderanno prevalenti in lui.
Le passioni dunque sono importanti sempre, quindi anche in negativo, ed è viceversa importante averne di
affidabili.Una passione è affidabile quando durante l'organizzazione del proprio schema di sviluppo a sua volta è possibile renderla "oggetto", un oggetto cioè del quale si sia consapevoli, ed è quanto fai tu scrivendo quanto sopra, rendendoti conscia dei tuoi stati d'animo, 'allontanandoli' da te per osservarli.
Citazione:
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Se non ho capito male, tu suggerisci di osservare queste mie passioni, di studiarle in un certo senso, capire da dove nascono, perchè succedono,..., e senza reprimerle, trasformarle.
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Le passioni e le sensazioni personali dicevamo sono 'tecniche', che in condizioni ottimali la psiche usa per evolversi.Questo significa che noi non siamo legati per sempre all'essere caratterizzati dalle stesse passioni, espresse e vissute con identici 'pattern' ed intensità.Lo puoi osservare in un percorso 'al contrario' andando a ritroso ai primi anni della tua esistenza, in cui tu prima hai passioni da bambina, poi da adolescente e via di questo passo.Guardare con tenerezza e nostalgia (o con anche dolore come nel tuo caso) a quei tempi è solo una delle possibilità che abbiamo.Un'altra è quella di osservare come quelle passioni 'diverse' e lontane (le passioni umane non cambiano, ma cambiano i modi, i toni, i colori e gli schemi associativi, tutti infiniti, con cui le viviamo) di fronte alle quali oggi sorridi ti abbiano concesso l'evoluzione psichica altrimenti impossibile.
Per evolverti devi desiderare qualcosa e per desiderare devi avvertire/soffrire/pecepire una mancanza/inadeguatezza.Il cosmo si evolve attraverso scambi energetici tra differenti livelli di potenziale effettuati su scale dimensionali, spaziali e temporali macro, noi giochiamo la nostra evoluzione di specie e personale nel passare attraverso differenti stati di potenziale biologico e psichico, in assoluto sempre precari, ma costantemente migliori e più adattivi del precedente.
Citazione:
E' molto interessante quello che hai detto, se ti va potresti spiegarmi meglio cosa intendi con:
"Vivile fino in fondo fino a farle implodere, proprio quello che tu riferirsci facciano con te.Agiscile aumentandone velocità e intensità fino a mandarle in fuori giri".
Se ne hai voglia, mi farebbe piacere approfondire il tuo punto di vista.
Grazie.
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Le passioni sono una tecnica e come tale 'invecchiano' in un processo di ricambio continuo e fisiologico, necessario.Non lo fanno solo se le fissiamo permanentemente nelle varie fasi in cui vengono provate (rif.Freud, 'Fasi dello sviluppo psicosessuale') diventando a quel punto non solo sottoutilizzate ma proprio un
vincolo ostativo all'evoluzione.Per fissarle basta negarle, reprimerle, misconoscerle od erigerle a fine anzichè mezzo (
idolatria delle o
tutela dalle, è la stessa cosa), nei vari modi in cui la creatività umana è in grado di fare (senza ironia, poichè la 'perversione' della psiche presenta i tratti del puro genio adattivo).
Se le passioni sono tecniche noi possiamo trattarle con altre tecniche.Se le passioni invecchiano significa che la loro esistenza è legata ad una funzione in cui compaiono l'
n numero di stimoli da esse determinati con relative risposte adattive/evolutive e il
t inteso come durata di tempo.Normalmente quindi, a seconda degli stimoli impartiti alla nostra psiche e delle risposte da essa ottenute nell'unità di tempo, una passione invecchia oppure si mantiene più o meno costante
fissandosi.
La passione è quindi una tecnica ed è un
fatto neurofisiologico che ha cioè una sua fisiologia, un processo ed una durata influenzati dai 2 fattori di cui sopra.
Se così è, influenzare uno di quei 2 fattori non potrà non avere ricadute sul modo in cui vivrai quella passione/stato d'animo.Non puoi accellerare il tempo assoluto durante il quale la vivi, ma puoi intensificare
parossisticamente il tipo di stimoli che quella specifica passione ti trasmette, fino a farla implodere per esaurimento, aumentando quindi il numero che deriva dal rapporto tra
numero di stimoli/tempo in cui la tua psiche li prova.
Come intensificare in modo parossistico il numero di stimoli specifici di una passione?In estrema sintesi cercando
la intenzionalmente invece di negarsela, rappresentando
la e facendose
ne rappresentare in modo assolutamente totalizzante e paradossale ("io sono solo questa invidia e la vivo ed esprimo in ogni modo", io sono l'odio etc etc ), accelerandone ed aumentandone gli stati emotivi in modo parossistico, tornando a cercarla quando lei ti avesse per il momento abbandonato, producendosi in schemi di applicazione, rendendola oggetto e rendendosi strumento duttile, usando quindi una 'tecnica' che ha basi filosofiche e psicologiche precise (rif.Gregory Bateson, "Scuola di Palo Alto", Paul Watzlawick, in Italia Giorgio Nardone)