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Riferimento: Esiste la vera libertà o siamo tutti schiavi? (di Marco Zulian)
Tra i vari interventi emerge un denominatore comune:
l'uomo, tra tutti gli esseri viventi, gode del privileggio di non essere
vincolato dal determinismo biologico.
Per questo motivo gode di una libertà tale da aprire la sua vita ad ogni azione verso una qualche forma di evoluzione.
Fermo restando che ci sono fattori, forze, vincoli (chiamateli come vi aggrada) genetici/biologici/individuali e socio/politico/ambientali che gli fanno correre il rischio di restare, ineluttabilmente, invischiato in una rete di circoli viziosi, nei quali il grado di libertà si affievolisce ed il suo esercizio diventa miraggio.
Di fronte a questo assioma le reazioni determinano due atteggiamenti:
°il primo si può definire atteggiamento scettico, in base al quale si obietta che la libertà dell'uomo è illusoria;
° il secondo propositivo afferma che le spinte propulsive, determinate dal progresso culturale, dall'intelligenza, dal sapere, dallo spirito critico e creativo, dall'esperienza, aumentano il grado di libertà dell'uomo e ne facilitano l'esercizio.
In queste due diverse reazioni vedo libertà e non libertà di credere, di essere, di percepire in un modo piuttosto che in un'altro.
Perchè immagino che tutti vorremmo godere di quel minimo grado di libertà necessaria per aderire al partito dei propositivi.
Deduco che quei fattori di cui si parlava sopra hanno fatto la prima selezione.
L'evoluzione in senso darwiniano avviene attraverso la selezione naturale delle specie. Se fosse applicata alla specie umana nascerebbero non pochi fraintendimenti.
I propositivi avrebbero la meglio?
Concludo con alcuni interrogativi sulla libertà.
Limitarsi a reagire nel mondo, non equivale all'autodifesa della propria piccola porzione di libertà, senza volerne aumentare il grado?
La libertà che opera cambiamenti in bene, non è più consona all'agire che al semplice reagire?
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