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Nuovo ospite
Data registrazione: 04-05-2010
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Riferimento: Dio e Casualità
Rispondo a Ulysse.
Comincio dall'esempio della roulette, perchè da esso si evince il significato che do al termine "inconoscibile".
Cito la tua frase a proposito di una sequenza " abnorme" di un colore estratto da una roulette onesta:
"Teoricamente è vero: però ad un certo punto si potrebbe anche sospettare.
Infatti è vero che le probabilità di ogni evento non sono influenzate dagli accadimenti precedenti…ma un numero sempre più alto di ripetizioni sequenziali ha gradi di probabilità sempre minori, al limite tendenti a zero.
Infatti ci si può riferire alla legge dei grandi numeri.
Sommariamente potrei enunciarla così: la distribuzione di eventi nero-rosso con pari condizioni al contorno, tende al limite del 50% su ciascun colore col crescere degli eventi. Idem col semplice testa-croce.
Ne consegue che potrei sopportare una sequenza di venti rossi, ma una sequenza di 100 rossi sarebbe un molto probabile indizio di manomissione. Sarebbe assai piu’ probabile una distribuzione attorno a 50 per ogni colore."
Se prendiamo una sequenza di venti neri, la prossima estrazione potrà essere ancora nero o rosso, ma per quanto affermi sembra che la probabilità di ventun neri sia minore di quella di venti neri e un rosso. Questo sembra ovvio anche per il buon senso, ma ne conseguirebbe che la probabilità della ventunesima estrazione non è uguale per i due colori, contro l'ipotesi che il nero e il rosso abbiano uguale probabilità.
Per conciliare questo paradosso con la legge dei grandi numeri, che trova ampia verifica sperimentale, si potrebbe notare che essa si riferisce a un numero molto grande di eventi, nel loro insieme, e non fermandosi ad una singola sequenza.
E a veder bene, essa non è teoricamente deducibile neppure per un numero molto grande di osservazioni, ma solo per un numero infinito, e anche lì, varrebbe la pena di approfondire.
Ma poichè trattare gli infiniti è sempre piuttosto pericoloso, mi esprimo più dettagliatamente.
Supponiamo che i rossi e i neri siano trascritti su un nastro di lunghezza infinita.
Se applichiamo la legge dei grandi numeri, su qesto nastro vi saranno molto frequentemente inversioni di colore, poi meno frequentemente coppie di un colore, poi ancora meno terne, quaterne, cinquine ecc.
Ma vi saranno, anche se rarissime, sequenze di mille colori uguali, e via dicendo per sequenze di diecimila, di centomila, di un milione, ecc.
La nostra osservazione delle estrazioni prima descritta si può assimilare a pescare a caso uno spezzone qualsiasi del nastro e cominciare a leggere i colori trascritti.
Con grande probabilità finiremmo in una zona dove i neri e i rossi si alternano con solo piccoli raggruppamenti di due o di tre colori uguali, ma non possiamo escludere di poter finire su una delle zone con mille o un milione di colori uguali.
Se, come ci suggerisce la scienza, ci appoggiamo alla probabilità, nel caso dei troppi colori uguali dovremmo concludere che la roulette è viziata, sbagliando.
Ovviamente tale errore ha una probabilità bassissima, ma non zero, per cui l'onestà o meno della roulette è, secondo la mia concezione, inconoscibile con esattezza, ma solo con una buona probabilità.
Per illustrare meglio la differenza fra molto probabile e sicuro, continuiamo con l'esempio.
Un giocatore ancora più diffidente potrebbe affermare che la roulette ha un solo colore, cioè il nero.
Questa affermazione, per quanto soggetta agli stessi vincoli dell'affermazione precedente, che era relativa all'uguale probabilità del rosso o del nero, e quindi deducibile solo con un grado di probabilità, può raggiungere la certezza alla prima estrazione di un rosso.
Questo esempio basato sulla roulette, che spero sia stato abbastanza chiaro, data l'essenzialità del suo meccanismo, può essere esteso anche a quanto commenti successivamente, cioè alla nascita della vita, e in genere a quanto è accaduto al nostro universo.
Dal momento che non ritengo opportuno inviare in una risposta un intero volume, mi limiterò ad un'espressione molto concisa e forse oscura di quello che penso.
Ogni particella del nostro universo ha un percorso spazio-temporale legato a probabilità d transizione da una posizione all'altra, e/o da uno stato all'altro.
L'insieme delle particelle è enorme, ma non infinito.
Anche l'intero universo quindi, limitandosi a un tempo molto piccolo, può essere descritto con un parametro probabilistico che lo fa evolvere da uno ad un altro stato.
Se ammettiamo che il tempo sia infinito (trascurando per ora le incongruenze con la cosmogonia attuale), la storia dell'universo che conosciamo è come quella di chi osserva il nastro dei colori. Noi osserviamo una sequenza che permette la vita e la nostra esistenza, ma senza ricorrere ai multiversi contemporanei, il nostro universo potrà comportarsi in futuro, e si è comportato in passato nei modi più capricciosi e fantasiosi immaginabili, incluso quello di invertire apparentemente il corso del tempo.
Così, in piena fantascienza, io ho scritto questa lettera molte altre volte (infinite?) e ne scriverò altrettante in cui ho cambiato il primo carattere, e l'ho anche scritta partendo dal fondo.
Che ne dici? Non è fantastico?
Ma questo dovrebbe far parte di un'altra discussione.
La mia tesi è che nell'enorme numero di eventi che hanno prtato alla vita e all'evoluzione di essa per arrivare all'uomo, un contributo esterno, da parte di un'entità che al momento opportuno faccia accadere qualcosa di utile alla realizzazione di una struttura utile senza modificare la probabilità puntuale dell'evento, come l'estrazione di un colore anzichè un'altro, non può essere negato nè affermato.
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