Citazione:
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Originalmente inviato da Sesbassar
Se è vero quello che dici, posso ipotizzare un evento futuro che sia causa di azioni nel presente... Prendo come esempio una laurea: per poterla conseguire devo partecipare a dei corsi, pagare delle rette, dare degli esami... Parecchie azioni. Eppure il pezzo di carta con su scritto: "Tizio Caio è laureato in Semproniologia Applicata" non esiste nel presente (fino a quando non me lo danno). Appartiene al futuro.
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Nella mia prima risposta avevo contemplato questa possibilità. Ho scritto quanto segue:
Viene direttamente preso in causa il libero arbitrio. In quel caso il discorso si farebbe un po' differente in quanto la causa del mio agire non è determinata da tutto ciò che è successo nel mio passato ma di quello che penso del mio futuro. Il fatto di pensare al futuro e di progettarlo, rende la questione, anche se su un sottilissimo filo di lana, una specie di possibile cambiamento del passato, che però è ancora futuro.
Prima di gettarmi a capofitto sulla questione, volevo prima di tutto chiarire ancora meglio la questione del "principio morale" su cui si fonda la legge che vieta di poter ipotizzare che una causa si nascondi nel futuro.
La questione è appunto morale in quanto credo si correli alla
responsabilità di ognuno di noi che ha quando compie un'azione.
[La questione poi della responsabilità avrà un peso rilevante sulla questione legata al presunto libero arbitrio].
-Ammettiamo che sia possibile per un uomo poter compiere un'azione nel suo passato. In questo modo un'azione che viene scoperta nel presente è causata da un avvenimento del futuro.
Se però oggi si compiesse un furto e qualcuno potesse (con una macchina speciale) conoscere chi ha commesso il reato, potrebbe incolpare e condannare un uomo (magari un bambino) che non ha ancora compiuto il fatto. La cosa è assurda (di per se) ma è anche immorale. Nessuno è responsabile di azioni che non ha ancora compiuto.
Passiamo all'altro problema. Io accennavo al fatto che la questione fosse sospesa ad un sottile filo di lana.
Quando io penso al mio futuro e lo programmo, in modo tale da stabilire in anticipo le azioni da compiere, in realtà non sto cambiando il mio passato, ma organizzando il mio "
presente". La questione sul filo di lana è quella che prevede un lasso di tempo (o nessun tempo) fra il mio pensiero sul futuro e il momento in cui appare il pensiero; cos'è che arriva prima e di chi è la causa?
Tenterò di spiegarmi meglio:
Ammettiamo di aver pensato ieri (X) alle 13 di fare domani: A alle 8, B alle 9 e C alle 10 (A,B e C sono azioni da compiere) in modo da raggiungere Y alle 11 (ovvero il fine ultimo da raggiungere).
X è il passato di Y, e A,B e C sono punti nello spazio-tempo tra X ed Y.
A, B e C sono momenti futuri di X, proprio come Y.
Per dire però che Y sia la causa delle azioni A,B e C bisogna ammettere che anche X sia un effetto di Y, altrimenti si interrompe la sequenza ad A (già futuro rispetto ad X). Quindi ne vien fuori che bisogna ammettere almeno la contemporaneità tra X ed Y, con un leggero vantaggio per Y che diventerebbe causa di X.
Lo so è un macello

ma se fondiamo la questione con le lettere forse riusciamo a comprendere cos'è che funziona e cosa non funziona.
Ora la domanda fondamentale è questa:
Se Y fosse la causa di X, la causa di Y quale sarebbe?