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Originalmente inviato da salvatore2010
Per Il Dubbio
Mi dispiace ma devo riflettere sul concetto di autoreferenzialità, che trovo pertinente, ma per me ancora un po' oscuro.
A me sembra che quanto conosciamo si possa schematizzare così.
Esistono tre (o almeno tre) mondi, o domini, o campi, o come vuoi chiamarli.
Il mondo fisico, quello della realtà delle cose, è racchiuso in un mondo metafisico (diciamo di rango superiore), le cui caratteristiche ci sono e forse ci saranno sempre ignote e inimmaginabili.
Il mondo fisico comprende anche i cervelli, la cui natura materiale ne determina il comportamento, con nessun'altra deviazione se non quella dovuta a eventuali indeterminazioni quantistiche.
Il cervello fisico ospita una componente immateriale, informazione pura, la Mente.
La Mente produce il mondo del pensiero, con le sue regole completamente libere (apparentemente), o al limite vincolate a convenienze sociali, politiche o di rigore scientifico.
Sentendosi libero, il pensiero crede di poter scegliere, ma temo che sia un'illusione, a causa del substrato fisico e le implacabili leggi della continuità e causalità.
Ovviamente questa è la mia conclusione, ma francamente più ci penso e più mi sembra inevitabile.
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Avevo anticipato che il discorso non è semplice. Nel mio piccolo, proprio qui sul forum, ho tentato di sbriciolarlo in tanti piccoli argomenti (in filosofia, ma anche in altre aree). Tutti questi argomenti, anche se non ho parlato in modo esplicito di “autoreferenzialità”, tentano di mettere in evidenza questo, chiamiamolo, problema.
Per esempio mi sono chiesto qui
Un Dubbio che non posso avere... perchè non posso “dubitare” di pensare? Questa secondo me è una domanda autoreferenziale. Come probabilmente affermerebbe Gödel (anche se è errato generalizzare troppo i suoi teoremi), se si dimostra il pensiero, si dimostra la sua indimostrabilità. Dunque il pensiero è vero, poiché non è dimostrabile. Anche i matematici spesso devono scegliere se seguire la dimostrabilità (ma allora devono tenersi le contraddizioni) oppure la non dimostrabilità e tenersi le verità; infatti anche il “pensiero” del matematico è indistinguibile dal teorema di Gödel.
Chiaramente non potendo dimostrare che io pensi per davvero (cioè che questa sia in realtà un'illusione), mi tengo stretto la “verità” anche se non dimostrabile, come fatto da Gödel per la matematica. Quindi io non dubito di pensare poiché non posso dimostrare a me stesso di vivere nell'illusione. Questa è autoreferenza. Secondo me poi, la mente umana non avrebbe partorito nessun Gödel se non avesse la stessa caratteristica del suo teorema.
Un altro argomento, da molti criticato, è questo:
Principio d’identità e sue possibili applicazioni (mente-cervello)
Anche il principio di identità (è questa la mia tesi) nasce da una mente autoreferenziale. Se la mente non avesse questa caratteristica, a parte i teoremi di incompletezza di Gödel, e alla indubitabilità del pensiero, il principio di identità non esisterebbe; esso invece è l'unico vero principio logico che ci permette di dare alle proposizioni ed ai concetti una patente di “verità” senza ulteriore “dimostrazione”.
Lo so... a cosa penserai ora. Ti starai chiedendo in che modo funziona il nostro pensiero, che a tutta apparenza sembra soltanto un pensiero razionale. Entrata e uscita di informazioni. Come vengono formati concetti (qualcuno parlerà sicuramente di evoluzione ecc.)...ecc.
Questo è un altro argomento (sempre aperto da me) che vuole mettere in evidenza (senza farlo apparire) che la nostra mente è
autoreferenziale:
Definizione e concetto primitivo
troverai scritto questo:
ciò che noi riteniamo non definibile si pone alla base della nostra conoscenza (e questa è in definitiva la mia tesi che difendo già da molto tempo e che qui ripropongo sotto altra veste )
se esistono concetti primitivi che si rendono necessari per ogni tipo di definizione e questi concetti non sono altrimenti definibili, come è possibile che noi si abbia la possibilità di “riconoscere” un concetto non definibile?
E altro ancora...
