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Vecchio 20-06-2010, 17.48.01   #3 (permalink)
DellisMonk
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Riferimento: Legittimità della religione comune

Citazione:
Ci metterei anche X = agnostico, laico, ateo, miscredente, ecc…

Ovviamente. Con "ecc..." intendevo inserire anche queste forme di A-Teismo (preso nel significato generalizzato di astensione/ostracismo da/di una qualsiasi religione, non in quello più specifico di non credenza in un dio).


Citazione:
Anch’io escluderei epifanie divine, ma non direi che la religione (o non religione) nasca dalla interiorità …anzi, la religione, come tutte le culture…nasce dalla esteriorità..dal vissuto culturale ed esperienziale cui ciascuno di noi è immerso fin da piccolo…magari fin dal pancione della mamma.


Per quanto riguarda questo, devo obiettare. La religione ottenuta nel modo di cui stai parlando tu, ossia della religione ottenuta dagli stimoli sociali nei primi anni della vita, rientra necessariamente nel caso di cui parlo più avanti di "Religione Autoimposta." Il concetto di autoimposizione della religione non si limita, difatti, alla conversione, ma bensì comprende tutte le religioni che vengono, per così dire, da stimoli esterni al subconscio, anche qualora non vi sia una religione precedente che viene soppressa. In questa categoria di autooppressori vengono compresi tutti i ragazzi che, essendo cresciuti in una famiglia di fede X, continuano ad essere di fede X per "inerzia".

Citazione:
Chiediamoci cosa sia l’interiorità , l’io in sé, il subconscio: esiste un subconscio geneticamente ereditato?

Certamente no: ma una volta che il subconscio ha ricevuto i primi imput esperienziali, diventa completamente autonomo nel proprio sviluppo poichè acquisisce capacità critica. E' quindi errato sostenere che il subconscio possa essere considerato stimolo esterno per quanto riguarda la creazione di una religione personale.


Citazione:
E’ ovvio che ogni ideologia religiosa (ma anche non religiosa) pur espressa nella sua storia e diffusione, magari in modo rigoroso (sacre scritture, leader carismatici, gerarchie interpretanti, ecc…) ammetta poi un range di appartenenza purchè non contradditorio con la posizione ufficiale.
A questo servono le gerarchie religiose: mantenere tutti sulla retta via …anche se poi la retta via tende a svicolare per persone diverse nello spazio e nel tempo.


Il problema non è la struttura sociale umana: questo range di appartenenza di cui parli è semplicemente un "Deus ex machina" sociale che viene utilizzato per poter consentire ad esseri umani che hanno religioni differenti di appartenere ad uno stesso gruppo. Quello che io discuto è la legittimità filosofica di dichiararsi appartenenti a religioni uguali, quando si appartiene a religioni, seppur lievemente, differenti. E' come dichiarare che un ellisse con eccentricità pari a 0.000000001 sia un cerchio. Non è così: si somigliano e per quanto riguarda un problema matematico/pratico possiamo certamente trascurare la differenza, ma da un piano filosofico no.


Citazione:
Non credo sia questione di subconscio: è in genere un atto volontario.
Il convertito dovrebbe dimostrare ai rappresentanti della religione di arrivo di averne interiorizzati i nuovi concetti entro un range valutato come ammissibile: anzi, accade in genere, che i convertiti siano più zelanti, nella applicazione del nuovo credo di quanto non lo siano gli adepti originari, proprio per la loro scelta volontaria.


La conversione è un atto volontario e non ho mai inteso negarlo, ma il processo che avviene a livello inconscio nell' aspirante nuovo adepto - e che necessariamente modifica la nuova religione- non lo è, ed è governato interamente dall' Es e dal Super-Io della persona in esame.

Più ci ragiono sopra, più mi pare che non siano possibili scappatoie filosofiche per potersi considerare di religione uguale ad un altra persona, e che quindi sarebbe molto più logico che ognuno creasse la propria religione personale su cui fare affidamento: di certo, avendo tutte le religioni finalmente la stessa validità alla vista di tutti, si eviterebbero molti problemi.
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