Citazione:
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Originalmente inviato da DellisMonk
Il problema di cui vorrei discutere con tutti voi è la legittimità della religione, o meglio dell' affermare "io sono di fede X", dove X può stare per cristiana, ebraica, ecc... ecc... .
Ora, La religione è qualcosa che nasce dall' interiorità, dall' esame di sè stessi e dal subconscio. Una persona esamina la propria coscienza, il proprio essere, e da questo esame scaturisce una visione del mondo, un sistema di valori e di credenze, che spesso - ma non necessariamente - comprende Dio. Questo è l' unica origine della religione possibile, escludendo possibili manifestazioni o epifanie divine che non sono certamente documentate e quindi non considerabili.
Ora, poichè l' interiorità di ciascun uomo è diversa da tutti gli altri -non esistono doppioni, non foss' altro perchè ognuno di noi ha esperienze di vita diverse- necessariamente, allora la religione di un uomo NON può essere uguale a quella di un altro uomo.
Se mettessimo davanti due preti e dicessimo loro di definire esattamente ed esaustivamente la loro religione e li lasciassimo parlare per abbastanza tempo, sicuramente otterremmo due visioni -anche solo per un piccolissimo particolare- diverse. Non sono quindi della stessa religione, benchè si definiscano tali.
Ora, si può ipoteticamente, comunque, benchè l' idea stessa sia aberrante, fare violenza a sè stessi e alla propria coscienza e tentare di "sovrascrivere" un' altra religione alla nostra. Tuttavia, questa non sarebbe vera conversione: per definizione, difatti, una conversione è atto spontaneo e completo, in cui la nuova religione viene accettata senza compromessi e capita totalmente. Ma questo processo implica un' interiorizzazione della religione ospite, e ogni atto di interiorizzazione deve necessariamente passare dal subconscio della persona, dove viene esaminata, criticata e rielaborata, causandone pertanto una modifica. Non è più, quindi, la religione di partenza.
Ma se i due unici metodi di creazione e accettazione di una religione
-conversione e esame di sè- danno necessariamente origine a religioni tutte diverse, allora non esistono due religioni uguali in terra, e dichiararsi di una fede comune ad altri è una contraddizione con sè stessi.
Cosa ne pensate?
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Mi sembra che non sussista un vero quesito filosofico:
forse si sta confondendo “religione” con “religiosità”.
“Religione” : narrazioni mitiche, norme etiche e di comportamento riferite a una società umana che si rapporta da un mondo divino.
“religiosità” : per solito s'intende un senso religioso soggettivamente e al di là di ogni riferimento a religioni storiche o istituzionali.
Ovvio che si può appartenere alla fede di una religione ( o nessuna) e manifestare una religiosità che non coincide strettamente a quella manifestata dai precetti previsti, da quella di altri, in parte o per nulla.
Ricordo che Norberto Bobbio, ateo, disse che aderiva un senso di religiosità perchè s'inchinava alla sacralità di un mistero tremendo e insondabile.
Nella mai città c'è stato un aspro conflitto tra il nuovo vescovo e un gruppo di preti comuni, che accusarono l'ecclesiastico di disattendere i valori evangelici. Furono definiti “pretonzoli” da chi optava il seguire il nuovo indirizzo politico come svolta delle alte sfere del Vaticano.
Quindi stessa “religione” ma “diversa religiosità” pur appartenendo alla stessa confessione. Esempi concreti tratti dalla vita si potrebbero indicare anche per altre religioni, ad esempio quella islamica. Qualcuno disconferma certe interpretazioni del Corano, pur dichiarandosi islamico.