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Originalmente inviato da solechemuore
Cari amici, sono nuova e per me sarebbe bellissimo poter dialogare con persone che come me si pongono continuamente domande sul senso della vita.
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Cara amica, forse hai equivocato…sospetto che qui quasi nessuno si chieda quale sia il senso della vita..e, tanto meno lo sappia. Magari chi lo sa se lo tiene per sé…anche perché non c’è molto da scialare…credo.
A dire la verità, per parte mia,
“quale sia il senso della vita in senso cosmologico”, non me lo sono mai chiesto: non fa parte della mia cultura…da quando ho cominciato ad avere una parvenza di cultura. Prima ero troppo impegnato nel sollazzarmi per pormi domande che andassero oltre il contingente: forse, inconsciamente, credevo che il sollazzo…fosse quello il senso.
Oggi se mi chiedo, o se tu mi chiedi, quale sia il senso direi che un vero senso non c’è: si tratta semplicemente di “vivere”…cogliendo quel poco di nettare che riesci a spremere o quel poco di aceto che ti capita…se ti va bene.
Alla fine poi, disquisire su “quale sia il senso della vita” sembra cosa di così poco conto!… è come disquisire sul senso dell’universo...magari sul sesso degli angeli.
Le religioni tradizionali hanno cercato, anche con successo, e cercano oggi, di darci un senso insito nell’Essere Supremo che tutto provoca e che è depositario di un ipotetico sistema premi/punizioni a fronte di un comportamento etico in vita: noi vivremmo nel suo amore…del suo amore…della sua consolazione!
Ma sempre più questa concezione sembra sfumare, assumere contorni incerti e sempre più mi pare che prevalga l’idea che il senso della vita è in noi, nel nostro viverla…se la viviamo da protagonisti, o da succubi, nel tempo che ci è concesso a fronte di una nostra coscienza, a fronte della società cui apparteniamo e nel proseguimento e mantenimento della specie da cui il nostro riconoscerci e rispecchiarci nei parenti, negli amici, negli amori e nei figli.
Inutile rincorrere preoccupazioni, e vane sensazioni. Occorre tenere i piedi per terra: non possiamo essere “sbagliati” semplicemente perchè siamo noi, qui e ora, unici! Se fossimo in un altro posto, fra altra gente in un altro tempo, semplicemente non saremmo noi. Quindi se abbiamo l’impressione di non essere capiti o di non farci capire, di essere estranei al nostro ambiente è perchè non lo vogliamo, non vogliamo sprecarci l’energia, siamo disillusi e non vogliamo adattarci ad una realtà che ci sembra estranea, ma che pure è inevitabilmente nostra.
Quindi prima ci adattiamo, prima prendiamo sul serio le cose, gli amici, i parenti, il lavoro, l’ambiente tutto …prima ce ne interessiamo e lo prendiamo su di noi e meglio è: non resteremo indietro, non resteremo succubi di un mondo che altrimenti ci schiaccia: facciamo del mondo nei suoi vari aspetti,
o in quelli che più ci sono congeniali, il nostro campo di azione e di interesse…evitando di azzeccarci ad un unico interesse che nel suo eventuale venir meno ci sconvolgerebbe.
Non è nell’essere semplici e privi di interessi e coinvolgimenti il senso della vita o la felicità. Esso è piuttosto nel cercare, nell’informarsi nel porsi domande e formarsi sempre più, anche se attraverso difficoltà e traversie psicologiche, tenendo ben presente che niente è assoluto e immutabile…ma è proprio lì che troveremo le occasioni ed il nutrimento per il nostro spirito.
Gia’ è un fatto positivo che tu abbia scritto a questo forum…se non io, altri ti darà gli indirizzi, gli accorgimenti ed i supporti emotivi e psichici che cerchi…o, magari, la semplice lettura..
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. …… Cosi ho fatto un ragionamento. Quando DIO parlò con Adamo ed Eva, gli disse che se avessero osato cogliere un frutto da quell’albero sarebbero morti. Come tutti sappiamo disobbedirono e Dio li cacciò sulla terra.. a questo punto le sue parole sono state chiare. Morirete. Quindi la soluzione sta nel fatto che noi qua sulla terra siamo tutti morti. Una punizione che dura da migliaia di anni. La sofferenza, il dolore, e poi la morte. E se la morte stessa non fosse che la fine della pena. L’aver scontato la nostra condanna, e rinascere …
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Ma è solo una storiella …diciamo pure metafora… e non cè nessuna condanna: la morte, come la vita, sono fatti naturali…solo che gli antichi non sapevano come spiegarselo e inventarono la storiella del Paradiso Terrestre e successiva cacciata e condanna di Dio, ma non c’è niente da capire o spiegare….oppure sì, ma ci pensa la biologia.
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. A cosa servo? Fossi un medico senza frontiere, un volontario che si prodiga per il prossimo, forse la mia vita avrebbe un senso, forse davvero allora starei scontando la mia pena. Si col sacrificio rinunciando a noi stessi. Per gli altri.
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Ma non è necessario sacrificarsi per altri…il meglio sarebbe fare il massimo per sé, per la propria formazione: autorealizzarsi nel proprio lavoro nei propri interessi…acquisire degli interessi…magari anche attraverso la collaborazione..da o con...!
Il sacrificio non serve a niente…forse l’idea viene da una mal’intesa formazione cattolica?
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A volte sento persone che indicano l’amore come il senso della vita. Poi vedo persone che si fidanzano, che creano un illusione di coppia, di famiglia, le vedo sgretolarsi, tradirsi, ingannarsi, mentirsi.. ma allora l’amore non era amore vero, puro.. mi dicono che sono una romantica e che credo nelle fiabe.
No. Credo che l’amore vero quello che ti prende l’anima nessuno ha volontà di crearlo. All’inizio di un rapporto di coppia sembra che ci si possa avvicinare all’amore vero, quando nel nostro sangue circola quel succo vitale che ci porta a credere di essere felici, quando la parola “ per sempre “ risuona costantemente nella nostra mente.. ma poi accade qualcosa… si, come sostiene De Carlo, nel suo Arco d’amore , qualcosa finisce.. l’attaccamento lentamente si consuma.. e svanisce.. ogni cosa.. ogni sentimento.. ci si trova a brancolare nel buio.. chi è ancora nella fase “ per sempre” non capisce.. si chiede come mai quella persona che prima viveva per te e solo per te, adesso quasi non ti vede.
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Forse hai scritto questo pezzo in un momento di disillusione amorosa che bene esprimi, ma che certo passerà presto.
Ora non vorrei concorrere con questo De Carlo, ma niente è per sempre.
Possono durare l’affezionarsi , l’amicizia, il voler bene , ma l’amore è un fuoco che brucia se stesso anche se in quel momento sembra proprio quello l’unico senso della vita...che proprio per quello viviamo.
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E allora, dopo aver vissuto queste esperienze che non hanno fatto altro che moltiplicare i pensieri che ogni secondo si sovrappongono nella tua testa fino a farla esplodere, ti ritrovi ad alzarti la mattina per andare al lavoro. E ti chiedi ancora una volta che senso ha tutto questo?
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Sì, certo, è una delusione amorosa che ti sconvolge in questo momento e scrivi per sfogare e imprecare contro la mancanza di senso di questo mancato amore, ma può essere anche questa l’occasione per capire (e lo capisci) che anche se nel momento l’amore è meraviglioso non è lì il senso della vita…per lo meno non è tutto lì.
A costo di essere pedante, poi, vorrei anche dire e ripetere (oggi che il lavoro è così inaccessibile) che proprio nell’impegno di lavoro, approfondito e pensato in una prospettiva strategica di formazione, può essere individuato il senso della vita.
