Citazione:
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Originalmente inviato da walter
in questa pagina è l'articolo che accenna a gurdjieff: http://www.riflessioni.it/esoterismo...astaneda-2.htm
Vi è anche citato un libro molto noto che lo riguarda, "Frammenti di un insegnamento sconosciuto", che da poco ho cominciato a rileggere.
Mi sono soffermato su un passaggio sul quale avrei bisogno di chiarimenti. Gurdjieff affermava che la conoscenza è qualcosa di materiale, e quindi non può essere spartita tra tropper persone, perchè ognuno ne avrebbe una parte talmente piccola da rivelarsi inutile. In questo, aggiungeva, non c'è però ingiustizia, poichè la conoscenza disponibile è quella che altri hanno rifiutato. La norma, infatti, è che l'uomo non voglia conoscere, poichè è faticoso e scomodo, dato che ognuno è affezionato ai propri punti di vista e non ha il desiderio di guardare sè stesso senza mentire.
Confesso che mi è difficile inquadrare la conoscenza in questi termini, anche se il concetto in qualche modo è "attraente". Inoltre, prendiamo il caso di civilità particolormente evolute sul piano della conoscenza (la leggenda si riferirebbe ad Atlantide). Debbo ritenere che in determinate circostanze la "quantità" di conoscenza disponibile sia maggiore o minore?
Insomma, chiunque abbia qualcosa da aggiungere avrà la mia attenzione e il mio grazie.
Walter.
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Nell’essere umano la conoscenza si trasmette principalmente per mezzo della parola ed è faticoso e scomodo acquisirla.
Nonostante tutto, non ci si può sottrarre al meccanismo automatico del conoscere.
Spesso si pensa alla conoscenza in termini di ultime scoperte nel campo di questo o di quello, come se tutto il resto fosse ormai inutile e/o superato ma pensiamo alle conoscenze che ci vogliono per fare i lavori più disparati.
Per esempio ad un pastore probabilmente poco gli interessa delle ultime scoperte della fisica come ad uno scienziato poco gli interessa imparare ad utilizzare delle vocalizzazioni che gli permettano di comunicare con gli animali.