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Originalmente inviato da chlobbygarl
Personalmente trovo invece banale e fuorviante questa frase di Veronesi, un vaticinio buono per un servizo di telegiornale.Ad alcune domande pur correttamente formulate la scienza ha risposto, e forse risponderà, dopo secoli e certo Veronesi parla col senno di poi (senza entrare nella questione di quali passi in avanti la scienza medica abbia fatto in 50 anni nei confronti della cura del tumore, ovvero senza approfondire il fatto che molti studi incrociati indicano il maggior contributo nella 'sola' diagnosi precoce) e però senza valore statistico-probabilistico (quante siano le domande cui è stata data risposta sul totale delle istanze poste direttamente o meno dalla scienza, questo il senso a mio avviso delle parole di Odifreddi).
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Veramente la frase in questione è inserita in un volumetto pubblicato a cura di Umberto Veronesi qualche anno fa:
Apriamo le porte alla scienza. (Sperlig Paperback). Una specie di rassegna, in vari articoli, elaborati da vari autori. esperti in specifiche branche e rigurdante i successi (insuccessi) e la vision della scienza in rapporto ai vari argomenti, culturali, filosofici, sociali e politici. Quindi la frase non è proprio campata in aria. D'altra parte è naturale che la frase sia ottimistica proprio per il conternuto esplicativo ed il contesto divulgativo del volume non scevro da riferimenti.
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Dire che prima o poi la scienza risponderà significa dunque oracoleggiare e dire in sostanza nulla, ovvero proferire un atto di fede nei confronti della scienza, visto ripeto il fatto che la relazione tra istanze emerse in corso di progresso scientifico e numero delle risposte date è un numero di... improbabilità
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Ma in tutte le intraprese umane c'è al fondo una fede o speranza di riuscita: il carisma è questo: sollevare speranza fattiva!
In effetti la frase è oracolistica, come lo sono, del resto, la altre frasi qui analizzate in positivo o in negativo.
In effetti esprimere una previsione sulle possibilità future della scienza credo sia cosa oltremodo aleatoria... per quanto da trend crescente estrapoliamo un trend ancora crescente..
Personalmente, a me la frase riesce congeniale proprio perchè ha un contenuto di idea-forza positiva.
Del resto, anche se non ho statistiche sottomano da presentare, non si puo' negare che lo sviluppo del sapere scientifico, pur in un trend altalenante... verso l'alto, ...non si puo' negare... dicevo....che sia stato portentoso...con crescita esponenziale oltre ogni possibile previsione in questi ultmi 400 anni....qualunque sia il giudizio etico e morale circa le ricadute tecnologiche a volte disastrose...che attribuirei piuttoto alla politica, alla economia, alle religioni...persino...o alla filosofia in generale....deficitaria nel costituirne guida!
In definitiva la frase oracolistica di Veronsi mi pare pienamente giustificata!
Ovvio che l'ambito della domanda (comunque dell'argomento da esplicare) deve essere scientificamente delimitato e chi non sà cosa sia sia scienza è escluso...ma sarabbe comunque autoesclusa la domanda fuori tema.
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dopodichè c'è la questione di quale sia una domanda posta correttamente, e lì torniamo al sempiterno Feyerabend : il progresso prevede che ci sia un ampio margine di imprevedibilità scientifica non solo evidentemente negli esiti ma anche nelle premesse, dunque nelle domande che è opportuno fare.Ergo la 'scienza' non può sapere oggi con certezza assoluta quali sono le domande poste correttamente e quali no.
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Ma non credo occorra richiamarci a Feyerabend per sapere quanto sia indefinibile l'ambito della scoperta scientifica...pur entro limiti concreti del micro-macro universo: uscirne sarebbe improponibile oggi.
Sel resto, quando mai (specie nei punti singolari o nelle grandi svolte della esplicazione scientifica) la scienza si è mantenuta nell'ambito di domande o proposte pre-esplicitate o previste. Per lo più si è trattato di portentose intuizioni poi via via ricondotte in un ambito in qualche modo razionale da parte di uomini, magari al momento non riconosciuti, ma che poi abbiamo chiamato geni.
Come è stato concepito il sistema Copernicano....via via evoluto nell'universo Newtoniano?..e poi Einsteniano, ecc... come è sorta l'idea dei campi di forze, o l'idea della relatività o della m.q.? non certo da domande preconformate e scintificamente circoscritte secondo la scienza di allora! e così nel campo biologico dalla evoluzione darwiniana, alla penicillina o al DNA, all'ingegneria genetica, ecc......nonn credo poi che nelle risposte che la ricerca ha dato fosse implicita la domanda...anzi..credoche le risposte siani stato quanto piu inaspettato e lo sono ancora.
Quindi è vero, la 'scienza' (cioè noi) non può sapere oggi con certezza assoluta (ma neanche relativa o approssimata) quali sono le domande da porre coerentemente e quali no...ma non solo.... non è così che vanno le cose in pratica!
La questione delle aspettative o delle domande che faremmo alla scienza e che gli scienziati suppongono possibili per ragioni didattico-divulgative...sono solo metaforiche, ma hanno una loro ragion d'essere nella esigenza di chiamare la comunità a partecipare: tralasciando il resto, il fatto è che la scienza (la ricerca) ha estremo bisogno di quattrini...in particolare la ricerca per il cancro (a proposito di Veronesi) e questi quattrini, in mancanza di una disponibilità delle istituzioni ... solo da un popolo partecipante possono venire.
