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Vecchio 27-07-2010, 00.52.51   #33 (permalink)
leibnicht
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Tacchini teoretici

Temo che il caso del tacchino di Russell sia stato portato un po' troppo oltre... Personalmente ritengo poco probabile che la povera bestia avesse sviluppato ragionamenti induttivi, oppure attribuito intenzioni egocentrate al fatto di ricevere cibo ed eventualmente prodotto, infine, una teoria di verità che giustificasse la fortuna di cui, apparentemente, gli toccava di godere.
A parer mio il pennuto in questione si era limitato semplicemente a prendere atto del rifornimento di cibo nutrendosene nei limiti opposti dal suo stomaco.
Il giorno di Natale giunse per lui, io credo, come ogni altro giorno della sua vita: e, se io fossi un tacchino, credo che non avrei comunque strumenti per spiegare come sia la giornata di un tacchino in qualsivoglia lingua compresa dall'uomo.
Ma siccome "di ciò di cui non si può parlare occorre tacere", credo che sia più che saggio fermarsi qui...

L'induzione, certo, non ha nulla a che fare con la categoria della causalità.
L'induzione è un modus operandi del processo cognitivo che si caratterizza per il fatto di generalizzare il particolare. Come tale esso è necessariamente empirico e fonda il presupposto di ogni giudizio sintetico.
La causalità, invece, raccoglie categorialmente una modalità della deduzione: non è sintetica, ma analitica, e particolarizza il generale.
Il metodo scientifico moderno, che è empirico-deduttivo, affianca e coniuga dialetticamente i due procedimenti conoscitivi e, conseguentemente, il concetto di causalità che ne scaturisce non può più essere ricondotto nè alla sintesi nè all'analisi prese separatamente.
Ecco perchè la stessa metodologia scientifica consente la coesistenza di conoscenze che rispettano il determinismo classico, conoscenze stocasticamente incomplete e incompletabili (come nei fenomeni caotici), e conoscenze non deterministiche e non riducibili alla casualità stocastica (come nella meccanica quantistica).

Ma in ogni caso la questione posta da Andrea è del tutto pertinente e legittima, perchè l'unico pabulum strutturale cui mettono capo tutti e tre gli insiemi di conoscenze è comunque la matrice spazio-temporale nella quale gli oggetti e gli oggetti-eventi debbono necessariamente essere collocati.
Lecito ed affascinante, dunque, porre problematicamente la questione: questa matrice è la stessa ?
Non è forse sensato chiedersi se, a monte, evidentemente, di queste tre tipologie diverse degli enti conosciuti e conoscibili non vi siano strutture diverse della matrice spaziotemporale che ne sottende la fenomenicità?
E, qualora la matrice sia, in realtà, una sola: porre il problema se essa, nella sua espressione minkowskiana (ossia la quadridimensionalità spaziotemporale della fisica classica) non sia una semplice "particolarità" di una più generale, assai più complessa e sfuggente...
Non è un caso, del resto, che tutte le teorie unificanti presuppongano matrici multidimensionali assai più complesse.
Molto probabile e, a parer mio, convincente che, quindi, dentro matrici spaziotemporali a 11 dimensioni anche la categoria della causalità debba veramente essere ripensata e che questa "decostruzione" concettuale del determinismo classico, in termini concettuali, lessicali e logici rappresenti una sfida teoretica per il pensiero filosofico nel terzo millennio.
Una sfida alla quale, temo, i tacchini parteciperanno soltanto come commensali...
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Holzweg
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