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Vecchio 15-08-2010, 19.43.53   #9 (permalink)
kraMer
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Riferimento: Filosofia pre-razionale

Citazione:
Originalmente inviato da Giorgiosan
Se devo trovare un termine per rappresentare quello stato che tu ipotizzi mi viene in mente "illuminazione", sennonché il termine evoca più che la dottrina platonico dell’anamnesi esperienze mistiche di quasi tutte le religioni.
In questa accezione penso che non potrebbe essere utilizzato in alcun modo per una tesi di filosofia.

Ho trovato però qualcosa che forse fa al caso tuo: la gravidanza come fonte d’illuminazione. Mi sembra intuitivo che la gravidanza trasporta la donna in una dimensione "più naturale", quella dimensione che coincide con la nascita della vita…direi nel più profondo della natura stessa.
In rapporto con questa dimensione profonda, la ragione non sembra un elemento rilevante di quella esperienza che la donna condivide con altri mammiferi.
Roberto Assagioli definisce questo stato come sconfinamento del proprio sé personale in una dimensione transpersonale, come stato caratterizzato da una ”pienezza di coscienza e possibilità d’avvicinamento alla natura essenziale, all’unita sintetica di tutta la realtà.
La fase della gravidanza, per le sue caratteristiche d’apertura, unione e creatività, rappresenta un momento esistenziale particolarmente favorevole all’esperienza dell’illuminazione.”
Questa teoria e queste parole sono di Roberto Assagioli ( in rete troverai tutto).

Potresti anche considerare l’esperienza artistica o quanto scrive Jung sull’esperienza prelogica, inconscio collettivo ecc. ecc.


Ciao

molto interessante la cosa della gravidanza. essendo un uomo non l'ho mai sperimentata
tuttavia penso che possa essere effettivamente uno stadio in cui l'animalità più presente possa favorire il riconoscimento della prerazionalità come mezzo per raggiungere la verità.
insomma, per essere terra a terra: più si è animali, meno si è razionali. siccome qua ciò che cerchiamo di fare è proprio tentare di abbandonare la razionalità come mezzo di ricerca, la gravidanza può portarci in una situazione ideale.
molte altre cose penso lo possano fare però: situazioni, per esempio, di sopravvivenza o nel caso di reazioni istintuali.
in questi attimi si ha una sorta di fusione con lo scorrere, portandosi verso una maggiore "animalità" e staccandosi in buona misura dalla razionalità. secondo la logica che stiamo seguendo questi stadi dunque favorirebbero l'unione con la verità di fondo, quella che sta prima della logica.

gran bell'idea comunque quella della gravidanza!

Citazione:
Originalmente inviato da Il_Dubbio
Per me sei stato chiaro.

Non so cosa tu ne voglia fare... addirittura una tesina? Attento però perché, come hai detto, non è facile spiegarlo. Infatti per me "l'illuminazione", come qualcuno la chiama, non c'entra nulla con quello di cui io parlo (e penso anche tu). Quindi è facile rimanere incompresi.

L'illuminazione potrebbe essere soltanto un momento di pura coscienza diciamo pure un "caso particolare", ma io credo che quello di cui parlo sia alla base di molte nostre comuni pratiche quotidiane. E' alla base del nostro sistema mentale.

Richiamo soltanto alcuni argomenti aperti da me:

Definizione e concetto primitivo

hardware-software

La razionalità può essere "descritta" come un puro calcolo computazionale. Il cervello più sviluppato, anche inconsciamente, produrrà un elaborato migliore di uno meno sviluppato. La mente, in questo modo, sarebbe il prodotto di questo calcolo.
Invece io suppongo che la "mente" non sia soltanto un prodotto di un calcolo e quindi un sotto prodotto della razionalità. Io credo che la mente abbia una funzione diversa.
Per spiegarlo ho dovuto far leva su quello che sembra inspiegabile razionalmente. Ci sono, per esempio, molti termini, definizioni e concetti (detti anche primitivi) che se non passano attraverso la mente cosciente non possono essere "compresi" per come sono (per esempio il concetto di punto e di retta).
Io credo quindi che la comprensione non sia un calcolo... quindi non ha nulla a che fare con la razionalità.

Alla base della comprensione quindi c'è (secondo me) quello che tu chiami il pre-razionale. Ti sembra poco? A me non lo è sembrato...

no, anzi! mi sembra moltissimo! proprio per questo penso che da un punto di vista delle definizioni questo possa essere uno schiaffo a ciò che la filosofia è. con il prerazionale, la riflessione razionale (la filosofia) si rende conto della propria pochezza e realizza la necessità di un ritorno ad uno stadio pre logico che è il solo a rendere conto, nella sua semplicità immediata (che consiste nel prendere atto di ciò che è) del mondo che ci circonda.
insomma, è come se dal seno stesso della filosofia, nascesse la necessità del suo venire meno.


Citazione:
Originalmente inviato da Aristippo di Cirene
Potresti spiegarmi cosa intendi con "la verità del tutto"? E con "l'intima verità della realtà"? E in che modo questi casi sarebbero diversi dai casi ordinari?

Mi sembra che la verità sia soltanto una proprietà di alcune proposizioni; in uno stato prerazionale non si danno proposizioni, quindi nemmeno verità.

mi stai dicendo che prima della venuta dell'uomo (con il suo linguaggio e le sue proposizioni) non esisteva la verità? (magari ho frainteso)
la verità non è qualcosa per me da spiegare. è solo la presa di coscienza di ciò che esiste. la realtà stessa è coestensiva alla verità, anzi è la verità. per me non si va oltre: le spiegazioni razionali, le giustificazioni, le attribuzioni di senso sono derive logiche ingiustificate.
che non significa che la logica sia inutile nel mondo, anzi. la logica si può applicare alla realtà con brillanti successi. ma in altre situazioni, come la domanda sulla verità, ha dei limiti.

la ricerca della verità è diversa da problemi più banali perchè è un problema più ampio, troppo ampio, per la logica.
in questo senso credo che il prelogico, con la sua "neutralità" (per quanto mi rendo conto sia impossibile da attuare in toto) ci permette di toccare con mano la realtà, con il suo succedersi di eventi che sono tutto ciò che è. e non credo ci siano sensi razionali da poter attribuire legittimamente a questo succedersi.

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