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Originalmente inviato da lucianopec
. Di quali tipi, forme, espressione, di ‘calcoli’ esattamente si tratti è un problema empirico, ma serve ipotizzarlo, proprio per meglio affrontarlo. Almeno un programma cognitivo basato su una soluzione 'computazionale' (e non su teorie che stanno nel cielo) adombra una possibilità di concepire un mentale su base naturale, biologico-evolutiva, di produrre ipotesi di lavoro, teorie che possono o meno essere verificate.
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Il piano di lavoro di cui parla, potrebbe anche essere quel piano dove si cerca una risposta ad una domanda. In questo caso la domanda è: che calcolo bisogna fare per comprendere cos'è un punto?
Ripensi alla sua macchina computazionale nell'intento di comprendere cosa sia un “punto” nello spazio. Che calcolo dovrebbe fare la macchina per comprendere cos'è un punto?
In realtà se fosse davvero un calcolo la macchina non potrebbe mai fermarsi e dire: Hurca...ho capito! in quanto l'idea di punto si comprende quando esso si annulla all'infinito. Il punto per definizione è un'unità adimensionale. Ma non basta la definizione per comprendere cos'è un punto. Per comprendere cos'è un punto non possiamo nemmeno “immaginarlo”. Quell'immagine non è un punto. Allora che calcolo può fare una macchina per poter sostenere di aver compreso cos'è un punto, anzi per poterlo proporre come fece Euclide?
Non esiste alcun calcolo. Lei potrebbe sostenere di non aver capito cos'è un punto in quanto gli è impossibile immaginare qualcosa che E' solo quando non c'è. Ma Euclide ce la fece. Oggi chi non comprende cos'è un punto non può nemmeno prendere la matita per disegnarlo.
Certamente, una volta descritto e proposto alcuni accorgimenti tecnici per riconoscerlo, chiunque potrebbe prendere una patita in mano e disegnare un punto compresa una macchina. Ma esso non è ciò che aveva in testa Euclide, ciò che ho intesta io e sono sicuro anche lei.
Immaginiamo di essere ai tempi di Euclide (piu o meno 300 a.c.). Egli conosceva le idee di Platone. Platone credeva che gli enti matematici avessero vita propria da qualche parte. Esistessero di per se.
Non so quale calcolo fece Platone per immaginarsi un mondo così, però ci riuscì. Euclide riprese quelle idee per i suoi “Elementi”. Il punto è uno di questi elementi, possiamo chiamarlo anche un ente matematico platonico.
E' ovvio che debba esserci un calcolo per le cose che non esistono. Per poter immaginare qualcosa che non esiste, e questa immaginazione è un calcolo, il calcolo deve esistere. Quindi potremmo chiamare il calcolo per immaginare cose inesistenti di un mondo platonico, un ente platonico.
Quindi anche il calcolo è un ente platonico, e questo deve esistere in un mondo platonico. Per comprendere che deve esistere un ente platonico che calcola l'esistenza di un ente platonico, deve esistere un calcolo che ci fa comprendere che esiste un calcolo per calcolare l'esistenza di un ente platonico che calcola gli enti platonici...e così via all'infinito.
Ma una macchina che calcola all'infinito enti platonici non può esistere per definizione, perché la macchina stessa deve essere un ente platonico che non esiste. Immagini di mettere nella macchina, come compito di calcolo, un calcolo che esiste solo in un mondo platonico.
Che calcolo gli farebbe fare? Io credo che non sia possibile alcun calcolo.
Ed è per questo che non credo quel piano di lavoro, da lei perseguito (ma credo dall'intera scienza) sia giusto.
grazie per la risposta
