|
NeveLaSole
Data registrazione: 08-02-2004
Messaggi: 1,224
|
Acting life - Secondo Atto
C’è un tempo per domandare e c'è un tempo per rispondere.
Singolarmente, oggi che avevo qualcosa da dire su questo argomento sospeso, ho trovato la tua domanda di molti mesi fa che non credo aver letto prima.
Non so se la tua esperienza teatrale prosegua, la mia lo fa.
Mi chiedevi di condividere il tuo assunto circa una vita migliore laddove vissuta senza aspettative e senza pensieri, disinteressandosi del pubblico.
Senza pensieri. Mi viene da dire che senza i miei pensieri non sarei io, nel male … e nel bene.
Sento spesso parlare persone a me vicine, della necessità di prendere la vita con leggerezza.
Io credo, tutt’al più, che la si possa accogliere per come si presenta. La vita. Lasciarla “fluire”.
Il pubblico, nella mia vita, non esiste. Il pubblico è un co-protagonista.
Dal mio punto di vista, la vita è un happening: c’è continua interazione tra “attore” e “pubblico”, nessuno solo osserva. Nessuno solo giudica.
Anche se fosse solo osservazione di ciò che io faccio, solo dal ritorno di uno suo sguardo credo riuscirei a cogliere un messaggio.
Quando il pubblico ride, tace, tossisce, si agita, sospira, si alza, esce prima della fine, arriva in ritardo, sta immobile senza un fiato, segue con lo sguardo la scena, chiude gli occhi … quando il pubblico è presente, quando è assente, quando è numeroso e quando è scarso, tutto questo è manifestazione,è esperienza, accresce la vita.
E nel confronto tra ciò che immagino e ciò che è, è il mio percorso.
E nell’accoglienza di ciò che accade è la crescita.
E in ciò che io lascio a te - pubblico, e tu lasci a me, attore, è la trasformazione.
La mia esperienza teatrale prosegue, ed è diminuita la paura. E sto cambiando linguaggio, perché la parola non domina più il movimento, ma cerco il bilanciamento tra i due linguaggi, l’armonia.
Il personaggio porta un messaggio, un tema, un percorso di crescita da indagare.
Osservo in silenzio e un po’ lascio accadere, adesso che si avvicina la scelta del personaggio.
Osservo in silenzio e c cerco di capire.
E’ stato bellissimo, per me che non mi piaccio mai, rivedermi nelle foto, cogliere espressioni che conoscevo, e espressioni che ignoravo … anche se il fotografo non sapeva chi ero, dietro il personaggio.
In realtà il fotografo che avrei voluto avere lì, uno che lavora bene, ha grande capacità di osservazione, grande prontezza, grande faccia tosta … non poteva. Non voleva. Gli avevo chiesto di venire, ma non ha risposto. Ha detto no silenziosamente.
Anche questo è stato parte del percorso. Anche questo una tappa.
Per me una sconfitta. La mia incapacità di “sedurre” e far nascere la voglia di esserci.
Magari, semplicemente, mi sono salvata da uno sguardo spietato. Magari era prematuro. Magari.
Pesa chiedere, ancor più quando si scopre di non avere ascolto.
Pesa lo spettro dell’amaro disincanto.
Un mio tema, direi, il disincanto.
Vedremo la vita cosa mi metterà davanti stavolta, a cominciare dal ruolo.
|