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Come nasce un monologo
Nel mio training dell’attore ci sono attimi di meditazione.
Dalla meditazione affiorano idee che diventano una bozza di monologo.
E la bozza potrebbe trasformarsi in qualcosa di più, da mettere in scena.
Ieri sera, da una meditazione in movimento, è nato un breve racconto che mi ha fatto divertire, ed ha divertito i miei compagni di scena. Mi piace riproporlo qui.
Ho capito due cose. La prima è che se attingo al fondo di me stessa trovo una inesauribile sorgente di gioia, che può essere trasportata nella mia vita. La seconda è che voglio scrivere, per il teatro.
L’unico limite era l’inizio obbligato: “ho visto”, la musica in sottofondo è quella di Rocky. Buio. Luce:
“Ho visto te, alla fine del percorso, che, come al solito, ridevi e stavi fermo – apposta – senza risparmiarmi un metro alla meta.
Ho visto che, nel vederti ridere, già mi veniva da ridere, e ho cominciato, ridendo, a camminare.
Ho visto che, nel vedermi camminare, e ridere, tu ridevi sempre di più, e sempre di più, nel vederti ridere, ridevo io.
Ho visto che correvo fortissimo, senza, per lunghi attimi, muovermi di un passo. Restando tu sorridente, e lontano.
E ridendo e correndo, per la prima volta, credo, in vita mia non ho sentito la fatica o la noia del correre, ma solo gioia e improvvisa, imprevista allegria.
Come Alice, per un attimo ho visto me stessa nello specchio. L’attimo dopo mi ci sono gettata attraverso, e ho continuato a correre, senza sentire altro che gioia.
Ho spostato le frasche ed i rovi, ho saltato le pozze e gli ostacoli.
Ho spinto, spero non me ne voglia, chi tu sai, via dalla mia strada.
E alla fine a braccia aperte, trionfante, stanca e felice, sono arrivata.
Sudata e felice sono tra le tue braccia. E mentre mi baci ridi, e mi fai ridere.”
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