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Di nuovo sul palcoscenico
La mia seconda esperienza sul palcoscenico è avvenuta, e si è conclusa.
E’ stato il termine di un anno di lavoro, di esplorazione di me e della relazione di gruppo.
Come ogni momento della nostra esistenza è diverso dal precedente, così ogni ciclo di crescita è diverso dal precedente. Diverso dal precedente è stato anche questo percorso teatrale.
Le dinamiche di gruppo sono state il fulcro di sperimentazione.
Uno spettacolo “corale” che aveva bisogno del nostro affiatamento, per funzionare.
E ciò che è successo è che per circa tre mesi mi sono trovata circondata – in ufficio, a casa e alle prove – da un vero e proprio “delirio dell’ego” in cui ognuno portava sé stesso al centro, ignorando il resto.
Ognuno compresa me.
Ed in questo modo non funzionava niente. Ed era evidente.
Ed è servito, questo ricollocamento della persona, e di me stessa, nella giusta prospettiva.
E mi sono sperimentata aggressiva, nei momenti da me reputati come di non ascolto del gruppo.
E avendo una parte piccola ho fatto molto lavoro di backstage (smonta e rimonta la scena, prepara gli oggetti, senti di cosa hanno bisogno quelli sul palco) e cavoli, quanto mi è sembrato difficile, questo servizio.
Eppure, in un momento di egoismo eccessivo, la vita mi ha riportato a questo, all’ascolto dell’altro, al servizio dell’altro. E si è riaperto un canale.
E negli stessi giorni ho incontrato il reiki, e ho iniziato a sperimentarlo sui miei cari, prima fra tutti mia mamma.
E mentre le tenevo la testa tra le mani, conscia delle sue ansie, ho sentito passare quest’amore incredibile, e questa energia, e mi sono uscite le lacrime, perché ho sperimentato come ama una madre, senza aver mai avuto figli.
Ed è lì che ho cominciato a rimuginare sul senso di questo percorso, e a credere che il servizio debba essere questo: trasmettere amore e gioia, con tutti gli strumenti che abbiamo, perché anche se la vita sarà sempre difficile possiamo educare il cuore alla leggerezza.
La sera della prima ero seduta nel backstage ed un mio compagno di scena, dopo avermi osservato per un po’ si è avvicinato e mi ha detto che ero l’immagine della serenità, e che guardarmi gli trasmetteva una pace incredibile. Io ho pensato, e detto, che era il più bel complimento mai ricevuto.
Al ritorno dalle vacanze sarà questo il tema del terzo anno: la dimensione della gioia e come portarla sul palcoscenico e nella nostra vita.
Una scelta perfetta che mi fa già desiderare l’arrivo di settembre.
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