Discussione: Verità?
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Vecchio 10-07-2011, 23.59.19   #145 (permalink)
Gaffiere
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Riferimento: Verità?

Citazione:
Originalmente inviato da emmeci
Noi siamo (lo garantisce Severino) nel paradiso? Oltre a congratularci con lui, che forse non ha dovuto subire traumi terribili come la perdita di persone tanto amate da credere che su di esse si regga la nostra esistenza, se ci guardiamo attorno ci sembra davvero di essere in paradiso? Forse il paradiso di quei santi che godono nel vedere soffrire i dannati? A meno di accogliere quella estrosa “etimologia dell’opposto” che Varrone esemplificava nella frase “lucus a non lucendo” la quale, pur sconvolgendo la verità, sembra dare un sostegno alla logica di Severino accogliendo nella possibilità delle cose quella che sembrerebbe di primo acchito una contraddizione - e in fondo una versione troppo idillica del cristianesimo se non una contrapposizione allo spirito stesso della religiosità – perché, allora, che ci stanno a fare la natura e la storia se tutto è già stato risolto nel primo giorno?
Insomma, tutto può essere compreso in questa alternativa: Dio o ricerca di Dio? La verità è già qui o la dobbiamo faticosamente e dolorosamente cercare?
D’altra parte l’idea severiniana mi pare faccia a pugni non solo con ogni religione, ma anche con ogni scienza e filosofia, e certamente anche con quello a cui sembra guardare Giorgiosan evocando l’essere heideggeriano: e per chi evocasse invece l’esempio dei mistici che sembrano essere gettati diritti nel paradiso, sempre di un gettare si tratta, cioè del fatto che non vi sono dentro fin dall’inizio. E non parliamo di quegli amici filosofi che pur dimostrando di essere religiosi sentono il bisogno di passare attraverso il crivello del forum. Del resto è un bisogno che non si fa sentire solo nel nostro ansioso Occidente, ma nell’umanità, quando perfino il taoista non sembra rimanere immoto a guardare ciò che scorre davanti a lui, ma scrive – e per di più scrive un libro che s’intitola come via verso la verità….
Che forse è quella che persegue, senza più possibilità di equivoci, la religione cristiana, tanto da non squalificare ma benedire la storia. Cristo, se guardiamo bene ai Vangeli, non si qualifica come un Dio ma come un cercatore di Dio, tanto che nelle sue più semplici e popolane parabole può essere ravvisata ogni religione, scienza e filosofia - dunque la storia.

Normalmente le tesi di un pensatore andrebbero comprese e discusse non sulla base di ciò che asseriscono, ma sul fondamento dell'asserire. Aiuterebbe a far chiarezza attorno al senso di "quell'esser già in Paradiso", che solo in malafede o assenza di adeguata documentazione si può interpretare come una esaltazione ingenua (da parte del Severino) del quotidiano, con il suo carico di banalità, stupidità, affanni, delusioni. Tu chiedi: che ci stanno a fare la natura e la storia se tutto è già scritto? La domanda, piuttosto, sarebbe: che senso bisogna attribuirvi? perchè che vi sia storia (variazione degli eventi) lo riconosce Severino non meno che gli scettici. Questo equivale a fare a pugni con l'intera tradizione di sapere, saggezza ed esperienza della nostra cultura? Ma poco importano i contrasti e le conciliazioni, ciò che conta sono i motivi che le sorreggono! L'importante è vedere se tale tradizione ha le carte in regola per fare resistenza (sempre il problema incalzante del fondamento!), se ha cioè valore di diritto e non solo di fatto - se ha le carte vincenti e può starsene silenziosa, o deve urlare per far valer le proprie prerogative, dimostrando di non poterle difendere altrimenti che alzando la voce.
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